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Italiani nel mondo: vinta la sfida ma si può fare di più

giovedì 13 aprile 2006

Soddisfacente il risultato del Prc, nonostante l’esiguo impiego di mezzi e risorse umane: in Europa, la nostra candidata al Senato ha ottenuto oltre 18mila preferenze. Ora occorre trasformare in provvedimenti concreti le linee guida contenute nel programma dell’Unione

di Carlo Cartocci

Il voto degli Italiani all’estero va analizzato partendo da alcune premesse. Innanzi tutto va riconosciuto il contributo determinante portato all’affermazione dell’Unione al Senato: l’elezione nella circoscrizione estera di quattro senatori di centrosinistra e di uno solo della centrodestra ha permesso il ribaltamento del risultato che vedeva il prevalere della Cdl, anche se per un solo senatore.

Va poi considerata del tutto contraddetta la leggenda che voleva i nostri emigrati essere prevalentemente di destra: all’ottimo risultato del Senato (quattro seggi all’Unione, uno indipendente e uno a FI), fa riscontro un altrettanto ottimo risultato alla Camera che vede sette seggi attribuiti al centrosinistra (sei all’Unione e uno all’IdV), un indipendente e quattro al centrodestra (tre a FI e uno alla lista Tremaglia).

C’è infine da sottolineare che le preoccupazioni di chi temeva che il voto degli italiani all’estero sarebbe stato prevalentemente localistico e del tutto rivolto ai problemi specifici delle varie comunità, sono state fugate da un dato inconfutabile: i localismi hanno portato all’affermazione di solo due candidati indipendenti su un totale di diciotto. A dimostrazione che la conoscenza delle vicende politiche italiane e l’attenzione alle scelte che si andavano facendo in Italia non sono state né superficiali, né influenzate da una informazione dei media ufficiali non sempre corretta ed improntata alla par condicio.

Con queste premesse occorre ora costruire nell’Unione una politica per gli italiani nel mondo; nel programma di governo sono tracciate chiaramente le linee guida di questa politica, si tratta di trasformarle in provvedimenti politici e amministrativi, in leggi, in accordi bilaterali con i paesi di accoglienza.

Nel campo dei diritti, del welfare, della cultura, del commercio e della cooperazione, noi, nell’Unione, porteremo i principi contenuti nel programma del partito che, non dimentichiamolo, è stato steso con il contributo essenziale dei nostri compagni all’estero e costituisce un necessario completamento del programma comune.

Se questa è una prima riflessione a caldo dei risultati generali delle elezioni, è necessario fare anche un primo, se pur necessariamente incompleto, bilancio della partecipazione del partito al voto all’estero.

Se si considera che, come abbiamo più volte ricordato, il partito si è mosso in ritardo, che ha potuto destinare un esiguo impegno di mezzi e di risorse umane alla campagna elettorale, che, a differenza di tutti gli altri partiti, non ha potuto organizzare all’estero iniziative che vedessero la presenza dei compagni più rappresentativi e che, infine, non ha il radicamento nei padronati e nell’associazionismo regionale che hanno gli altri partiti dell’Unione, possiamo considerare il nostro risultato più che soddisfacente.

In Europa, dove potevamo contare sulle nostre Federazioni estere, l’impegno generoso dei compagni ha portato la nostra candidata al Senato, Anna Picardi, a raccogliere 18.875 preferenze, risultato che la pone al quarto posto fra tutti i candidati europei di tutte le liste. Per la Camera in Europa, il nostro candidato, Alberto Sipione raccoglie 10.252 preferenze e si pone all’ottavo posto fra tutti i candidati europei di tutte le liste. Non si tratta di un risultato da poco, anche perché dimostra, da un lato, che il nostro contributo al successo dell’Unione è stato rilevante e, dall’altro, che le Federazioni estere, pur nelle loro difficoltà, sono realtà vive da rivalutare e sostenere.

Un discorso a parte va fatto per l’America del Sud, dove il nostro compagno Arduino Monti ha ottenuto 2.387 preferenze. La nostra presenza organizzata in questa circoscrizione è ancora agli albori, solo da pochi mesi abbiamo un piccolo circolo a Cordoba, in Argentina; il risultato di Monti va letto dunque come il segno di una attenzione per il partito che comincia a manifestarsi anche fuori dei confini europei. Il fatto che i voti del compagno Monti siano pervenuti da diversi paesi e non solo dal paese in cui risiede, il Brasile, vuol dire che Rifondazione comincia ad essere conosciuta e riconosciuta.

E’ il segno che esiste un potenziale, sul quale vale la pena di impegnarci, anche perché le tematiche politico-sociali che si agitano nel Sud America non possono non coinvolgerci per comunanza di ideali e di prospettive politiche.

In conclusione un buon risultato e una buona base di partenza per un proficuo lavoro futuro.

Liberazione