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Katrina, l’America accusa Bush.

sabato 3 settembre 2005

Tutti vivi i quindici italiani

di red

Sono tutti vivi i quindici italiani di cui non si avevano più notizie. E mentre l’Italia tira un sospiro di sollievo Bush rimane sotto accusa. Dopo aver fatto visita al sindaco della città, il democratico Ray Nagin, a sei giorni dal passaggio dell’uragano Katrina e dalla devastazione di New Orleans, il presidente George W. Bush a Washington ha infine firmato il pacchetto di aiuti di emergenza del valore di 10,5 miliardi di dollari approvato dalla Camera e dal Senato. Ma soprattutto ha annunciato l’invio di altri diciassettemila soldati nell’area, che arriveranno dunque a 40mila tra Mississippi e Louisiana. Senza aver nominato un coordinatore per i soccorsi e gli interventi. Nel frattempo però ha rinviato l’incontro con il presidente cinese Hu Jintao che comunque gli ha garantito un aiuto di cinque milioni di dollari. E non sono i soli. Da tutto il mondo infatti stanno arrivando contributi e rinforzi per i soccorsi inefficienti e tardivi alla popolazione della Louisiana colpita dalla catastrofe. Dall’India, dall’alleata Australia, dal Messico, -dal Venezuela di Chavez e anche dall’Italia.

A New Orleans soltanto sabato mattina si registra l’arrivo di un primo sensibile invio di acqua, viveri, medicinali, elicotteri per il trasferimento di anziani e feriti. Contraddittorie le notize sul Superdome dove negli ultimi giorni si erano rifugiate oltre 25 mila persone rimaste poi senza acqua né servizi igienici e con all’esterno bande di vandali che scorrazzavano. Si sa che l’evacuazione dello stadio è iniziata in modo massiccio in mattinata ma anche che avrebbe incontrato nuove difficoltà: resistenze di senzatetto e border line asserragliati negli autobus. Ci sarebbero ancora migliaia di persone, un numero non ben quantificato, in attesa di trasferimento. Sono stati invece vuotati gli ospedali, ormai in condizioni terribili. Mentre resta da affrontare il trasferimento delle persone che hanno trovato rifugio nel Convention Center. Si vorrebbe ora organizzare un ponte aereo per velocizzare le operazioni.

I soccorritori della Fema e i sanitari negli ospedali hanno fatto tutto quello che potevano. E oggi dovrebbero avere dei ricambi. Ma ancora si tratta solo di un granello di sabbia nel deserto d’acqua e sofferenze che è diventata la città del jazz, dove ormai le stime parlano di 10 mila morti e centinaia di migliaia di senza tetto. Sia il presidente americano, anticipando il provvedimento durante la visita a New Orleans, sia il Congresso hanno definito la somma un «piccolo anticipo in contanti». I denari per uscire dall’emergenza e poi per ricostruire la città e lo Stato dovranno essere molti, molti di più. E c’è già chi fa il raffronto con i 300 miliardi di dollari già stanziati per la guerra in Iraq.

Entro 24 ore Bush dovrebbe anche nominare un coordinatore unico degli interventi di protezione civile, accogliendo la richiesta formulata ieri dalla senatrice democratica della Louisiana Mary Landrieu. Sull’inadeguatezza del presidente e della sua amministrazione nel gestire l’emergenza si accentrano sempre più le critiche della stampa e anche da parte dell’opposizione. «Provo vergogna per gli Stati Uniti. Mi vergogno del mio governo», ha dichiarato per esempio nel corso del dibattito al Congresso la deputata Carolyn Cheeks Kilpatrick. Lo stesso Bush a New Orleans ha ammesso ieri che l’impegno profuso finora è stato «inaccettabile», ma ha promesso che d’ora in poi tutto andrà meglio. Naturalmente si è guardato bene dal ricordare di aver negato i fondi per rafforzare le dighe contro eventuali ondate di piena del Mississipi prima dell’arrivo, largamente previsto, di Katrina. Ma lo stesso i sondaggi danno la sua popolarità in tracollo. L’indice Gallup lo dà al suo record negativo: 40 per cento.

E si fa avanti anche la paura di choc petrolifero. Il Giappone, a causa dell’uragano Katrina, ha già deciso che dovrà attingere alle sue riserve strategiche di petrolio, come fece nel 1991 durante la prima guerra del Golfo. Il capo dell’Aie - l’agenzia energetica mondiale - Claude Mandil, citato dal quotidiano tedesco «Die Welt», teme una rapida crisi energetica mondiale pari a quella dello shock petrolifero degli anni Settanta a causa degli effetti dell’uragano sugli impianti petroliferi statunitensi e , a cascata, sulle riserve mondiali di greggio. Ma soltanto la settimana prossima sarà possibile un più concreto conto dei danni alle piattaforme e alle raffinerie. Sabato mattina intanto è stata avvistata una enorme macchia di petrolio nella palude della Louisiana. La macchia è stata localizzata nei pressi di Venice, distante 120 chilometri da New Orleans, dove c’è anche una riserva naturale. La macchia sembra essere stata causata dalla rottura di due cisterne e si trova tra il fiume Mississippi e il Golfo del Messico.

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