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L’OMOCAUSTO, L’OLOCAUSTO DEGLI OMOSESSUALI

venerdì 23 settembre 2005

di Viviana Vivarelli

Troviamo indegno che ancora oggi si viano alcuni, la Chiesa reazionaria, la Lega, i fascisti, che intendono discriminare e perseguitare gli omosessuali. La storia ci insegna che ogni persecuzione e’ feroce e porta con se’ conseguenze spaventose.

I primi prigionieri che furono portati nei famigerati lager nazisti furono gli omosessuali ... a Dachau, a Buchenwald, a Mathausen... Si basavano su liste che i tedeschi avevano cominciato a fare prima del nazismo, in cui erano segnalati i loro nomi, i luoghi che frequentavano, la loro abitudini... La Gestapo li mando’ in campi di concentramento che erano definiti “Campi di concentrazione protettiva”, dove erano anche comunisti, dissidenti, zingari e addirittura gente comune arrestata per ubriachezza o per aver cantato la Marsigliese...

Gli arresti avvenivano anche per dicerie, pettegolezzi, anche per un semplice gesto. Nessuno sapeva quanto sarebbe durata la detenzione.

La legge che permetteva questi arresti era il “paragrafo 175”.

All’inizio i prigionieri dovevano portare giacchette o portare bracciali gialli su cui era scritto: “Arschficker”, sodomita, poi i nazisti usarono sei tipi di triangoli: un triangolo rosa per gli omosessuali, marrone per gli zingari, giallo per gli ebrei, rosso per i politici, nero per gli asociali, viola per i testimoni di Geova, verde per i criminali.
Ma gli omosessuali erano considerati i piu’ criminali di tutti e furono trattati con una crudelta’ che supero’ gli altri prigionieri.

Ne morirono circa 1000 a Buchenwald, a Emsland 2000, a Sachsenhausen alcune
migliaia, a Flossenbürg alcune migliaia, a Neuengamme alcune migliaia, a Gross Rosen alcune migliaia....

E’’ impossibile fare una stima anche approssimata

- a causa della distruzione fatta in fretta dai nazisti delle documentazioni prima dell’arrivo degli alleati,

- a causa dell’impossibilita’ di accedere agli archivi nell’ex blocco sovietico,

- a causa del silenzio delle vittime sopravvissute,

- a causa della persecuzione che continuo’ anche dopo la liberazione.

Si pensa i nazisti abbiano arrestate 100.000 persone, di queste ne finirono nei lager forse 15.000, di esse ne morirono 9.000 tra atroci sofferenze per le sevizie subìte.
Si stima che la morte degli omosessuali li colpi’ per il 60% contro il 41% dei prigionieri politici, e si sa che i due terzi di loro morirono nel primo anno di detenzione, cio’ dimostra che il trattamento che ebbero fu particolarmente spietato.

Dopo la fine della guerra solo pochissimi sopravvissuti chiesero un indennizzo alla repubblica tedesca.

E il famigerato paragrafo 175 “resto’ in vigore fino al 1968”.

I pregiudizi non continuarono solo in Germania. In Francia gli altri deportati rifiutarono agli omosessuali il titolo di vittime.

Molti furono condannati come omosessuali ma erano solo politici ostili al regime e molti omosessuali furono anche resistenti al nazismo, altri erano persone comuni, artisti, cabarettisti, cantanti, gente di spettacolo... Tra gli accusati ci furono anche dei preti, ma la Chiesa non li aiuto’ e il suo silenzio non aiuto’ la conoscenza e la verita’.

La persecuzione non fini’ con la fine della guerra: tra il 1950 e il 1969, nella sola Germania Ovest furono condannati quasi 100.000 omosessuali in base al paragrafo 175, una cifra simile ai condannati del Terzo Reich, anche se le pene non erano paragonabili.

Per 55 anni la morte e le torture di migliaia di omosessuali non fece notizia, nessuno ne voleva parlare, ne’ i vincitori, ne’ gli storici, ne’ i tedeschi, ne’ i polacchi, ne’ gli ebrei, ne’ la Chiesa cattolica.

Il primo lager per gli omosessuali e il piu’ feroce fu Sachsenhausen. Le vittime furono torturate, seviziate, stuprate, sterilizzate, castrate....eppure non si volle riconoscere loro lo status di perseguitati, e i superstiti non poterono far valere i loro diritti a indennizzi di guerra e continuarono a essere valutati dei criminali dalla giustizia tedesca.

“Considerati la feccia dell’umanita’, gli omosessuali erano condannati ai lavori piu’ pesanti e all’isolamento. Anche a loro, anzi soprattutto a loro, le SS riservavano metodi di uccisione a dir poco sadici come innaffiarli d’acqua fredda e poi farli stare in piedi all’aperto ad una temperatura di 20 gradi sotto zero. Il culmine dell’uccisione sistematica fu raggiunto nel luglio e agosto 1942 quando, in sei settimane, ne morirono 89". L’unica chance di sopravvivenza era costituita dal trasferimento in altri lager; rimanere a Sachsenhausen voleva dire morte sicura.”

“Nel ’36 Himmler aveva creato una vera centrale per la lotta all’omosessualita’.
“Su di loro di loro le SS sfogavano la loro rabbia e il loro disprezzo; i medici usavano i "triangoli rosa" per i loro esperimenti, li castravano o li sterilizzavano studiandone poi le razioni fisiche e psichiche. Alcuni si offrirono volontari alla castrazione per sfuggire alla morte. ....La baracca 11, a Sachsenhausen, era quella dello sterminio; spesso la mattina ci si trovava un morto nel letto accanto, o, alzandosi, si andava a sbattere contro il corpo di un prigioniero che si era impiccato.” Dal ’36 a
Sachsenhausen furono rinchiusi circa 1.200 omosessuali; dalla fine del 1939 alla meta’ del 1943 ne furono uccisi 600...”

«A tanti anni dalla fine della guerra e dell’apertura dei campi nazisti l’esatto numero delle vittime non e’ stato ancora accertato, e probabilmente non lo sara’ mai. Anche per quanto concerne le vittime omosessuali, le cifre sono controverse: da 50.000-80.000 come ipotizzano gli olandesi, a 200.000 secondo i francesi, a 250.000 e oltre come ipotizzano la Chiesa d’Austria e i canadesi, mentre lo stesso Himmler, agli inizi della guerra, si vantava di avere gia’ sterminato un milione di gay». (Massimo Consoli)

“Il numero di omosessuali usati come cavie umane «e’ stato spropositato».
Nel suo libro, Consoli riporta una testimonianza resa al processo di Norimberga contro i medici nazisti: nel giro di pochi mesi solo a Sachsenhausen (uno dei 54 lager nazisti) «furono tra 300 e 400 gli omosessuali uccisi a sangue freddo, o fatti morire di superlavoro, ai quali venivano spezzate le ossa delle braccia e delle gambe». Rei soltanto di essere "diversi".

“Sapevate?”, “Si’ e no. Penso che l’indifferenza faccia presto a diffondersi”
(Testimonianza)

“Dopo la fine della guerra molti superstiti tacquero per 40 anni o non dissero mai cosa i tedeschi hanno fatto loro. La vergogna e il dolore erano troppo grandi. Le sevizie erano state terribili. Avevano lasciato orrendamente deturpati i corpi e le anime, cosi’ che il dolore continuava e continuava, e la vergogna di quello che era stato loro fatto era insopportabile. Molti tacquero anche coi parenti stretti, anche con la madre. Ognuno sopporto’ in silenzio. E comunque nessuno accanto a loro
avrebbe voluto ascoltare.”
(Testimonianza)

Verso il ’44 la macchina da guerra nazista comincio’ a perdere colpi. Arrivavano i russi da est, americani e inglesi da ovest, bombardavano le citta’ tedesche ma risparmiarono i lager.

Oggi anche le vittime omosessuali sono state inserite nel Museo dell’Olocausto
a Washington.

Nella Russia dei soviet resto’ famosa la risposta di Lenin alla domanda “Cosa sia lecito nella sessualita’”, che disse: “«E’ morale tutto cio’ che non danneggia la classe operaia». Per almeno 15 anni l’omosessualita’ non fu mai presa in considerazione. Ma dal ’33 cominciarono le pene e continuarono fino a tutta l’era Gorbaciov. Il reato di omosessualita’ risulta formalmente abolito in Russia solo nel 1993.

Se i lager nazisti furono l’inferno in terra, non furono da meno i lager sovietici. L’articolo 995 del Codice Zarista puniva il comportamento omosex; i comunisti azzerarono le leggi degli Zar, ma istituirono l’articolo 121 che sostanzialmente era identico a quello punitivo zarista e solo nel 1993 questo articolo fu abrogato. Resto’ dunque in vigore per 60 anni, anche se non danneggiava affatto la classe operaia. I comunisti considerarono l’omosessualita’ un atto fascista, inesistente nella popolazione russa e importato per degradarla (inutile dire che in Germania le vittime erano spesse ebree e dunque non fasciste e nemmeno comuniste, ma l’ideologia trova le sue ragioni che la ragione non conosce).

Il detto era: “’Eliminate l’omosessualita’ e il fascismo sparira’!’" Si pensava che la’ dove il proletariato era stato vittorioso non poteva esistere dissenso, per cui era logico reprimere le minoranze non omologate: “la minoranza doveva sottomettersi incondizionatamente alla maggioranza, dissolvendosi in essa”, “la violenza era necessaria per estirpare abitudini nocive nei "teppisti declassati" e nei "rifiuti della societa’ ". Il comportamento sessuale che deviava dalla generalita’ era dunque un reato contro lo stato russo.

Come in Germania, anche in Russia, con l’accusa di omosessuale si colpi’ il
dissidente.

I totalitarismi (cheise comprese) non tollerano alcuna forma di dissenso e impongono il pensiero unico e il comportamento unico e dunque anche la sessualita’ unica.
“Il destino dell’omosessuale nelle prigioni e nei lager sovietici non ha precedenti per tragicita’ e crudelta’. E non solo perche’ il numero degli omosessuali perseguitati era enorme, ma anche perche’ la violenza sugli omosessuali era un fenomeno tipico di ogni lager e di ogni carcere sovietico senza eccezioni”. Nelle colonie dei criminali minorenni i ragazzi accusati di omosessualita’ subivano stupri di gruppo (non diversamente dagli stupri di gruppo inferti dai militari americani nelle carceri afgane o irachene).

Nei lager sovietici si organizzavano veri e propri bordelli formati da ragazzi prigionieri (l’assurdo e’ che i carcerieri usavano in modo aberrante come torture gli stessi comportamenti che erano considerati criminali).

Per 60 anni l’omofobia dei russi fu allevata e nutrita, tanto che l’eliminazione
dell’articolo 121 suscito’ ondate di violenza. Anche in Russia nei lager la
mortalita’ degli omosessuali fu del 60%.

http://www.culturagay.it/cg/saggio.php?id=84#1
http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=1462

Nell’Italia fascista il Codice Rocco del 1927 prevedeva l’articolo 528, che
puniva con la reclusione da uno a tre anni i colpevoli di relazioni omosessuali, ma esso fu abrogato prima di entrare in vigore perche’ Mussolini non voleva ammettere l’esistenza dell’omosessualita’ in Italia.

Oggi, in Europa:

l’Albania, fino al 1994: 10 anni di carcere, poi ridotti a 3; dal ’96 niente.

L’Austria, e’ uno degli ultimi paesi a depenalizzare l’omosessualita’ in Europa: nel ‘71 l’articolo che bandiva gli atti omosessuali fu sostituito da altri quattro articoli omofobi, dietro forti pressioni della Chiesa». La compassionevole, cattolica Austria e’ anche il paese che "solo nel ‘97" decide di abrogare il 220 e 221 del Codice penale, che vietavano «ogni informazione positiva sull’omosessualita’ e le associazioni gaylesbiche». (quando si parla di carita’ cristiana si dovrebbe saperle queste cose!)

Belgio, fin dal ‘92 abolisce il reato di sodomia e dal 2002 autorizza il matrimonio fra individui dello stesso sesso;

Danimarca depenalizza gia’ nel ‘30;

Finlandia, permette l’unione dei gay;

Francia, dal ‘98 garantisce il Pacs (Patto di solidarieta’ civile).

Graziano i gay: Grecia, Ungheria, Svezia e San Marino.

E’ spaventosa vedere che nell’Europa cristiana la persecuzione legale antigay continua 40-50 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale.

In Germania la legge anti-gay resta in vigore fino al ‘94.

In Inghilterra l’omosessualità resta un reato fino al ‘67, anno in cui diventa finalmente un comportamento privato.

In Italia non esistono norme penali contro gli omosessuali, ma continua ai
giorni nostri la demonizzazione della Chiesa.

Per quanto?

Sono queste le radici cristiane che si invocano per la Costituzione europea?

E’ questo il progresso umano?

“Il bosco che canta

Sui pali fissati nel cemento
c’erano ganci a cui venivano appesi
i corpi
cosi’ che non toccassero terra
Le vittime venivano fatte girare su se stesse
Le urla e i lamenti erano
disumani
Era quello
il bosco che canta
Tutto cio’ va oltre la comprensione umana
e molto di cio’ che vi accadeva
e’ ancora segreto”

(da un testimone)