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L’arma spuntata del berlusconismo

venerdì 27 gennaio 2006

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di Utopico

Illustri pensatori e politologi hanno indicato, da sempre, la televisione come uno degli strumenti, se non il principale, a cui è dovuto il successo, prima economico e poi politico di Silvio Berlusconi. La scatola magica che dispensa sogni e modelli di società a cui ispirarsi o adeguarsi, ha assunto, prima della la famosa discesa in campo, il ruolo di megafono dell’avventura politica del Cavaliere.

Nel corso degli anni, e grazie all’occupazione sistematica del potere, con la nomina di fedeli servitori dell’omino di Arcore, poi con leggi come la Gasparri passando attraverso epurazioni di giornalisti scomodi e non allineati, come Biagi, Santoro, Luttazzi l’onnipresente elettrodomestico ha invaso le case e, purtroppo, anche le menti di molti italiani.

Pensiamoci un attimo. I quotidiani, così come i libri, vivono da anni uno stato di crisi legato alle vendite. Uno dei fattori che ne ha determinato la crisi è stata anche la sistematica opera di raccolta pubblicitaria, riversata nelle reti commerciali, quasi tutte di proprietà Fininvest prima e oggi Mediaset, togliendo risorse economiche e accentrando la proprietà di testate giornalistiche nelle mani di pochi interessati, per la maggior parte, ai profitti e non alla libertà di stampa.

Se poi queste proprietà si intrecciano con il potere politico, economico, finanziario, ecco che i conflitti di interesse diventano il tratto distintivo e la chiusura a una libera informazione sganciata dalla sudditanza nei confronti del proprietario, dell’editore di riferimento o di questo o quel referente politico.

Gli italiani non leggono i quotidiani e questo non solo perchè il livello dell’informazione dei giornali è scarso, anche per le ragioni prima citate, limitato e censorio, non per ragioni di costo o di acquisto ma sopratutto perchè c’è una cultura tendente al basso, che preferisce seguire telenovele, concorsi a premi o altre spazzature televisive.

L’occasione in cui quasi tutti gli italiani hanno la possibilità di sfogliare un giornale è in un bar. Ma i fattori che anche in questo caso limitano il livello di conoscenza e di informazione sono tanti. Ad esempio l’orientamento politico del titolare del bar che se avrà l’esercizio commerciale a Bergamo sarà, probabilmente, di fede leghista e non comprerà mai , per metterli sui tavoli del suo locale, L’Unità, La Repubblica o il Manifesto. Ma certamente ci troverete La Padania, Il Giornale, Libero. E la stessa cosa vale per un barista di sinistra... Quindi un’informazione, in un certo senso, manipolata o di parte e cmq riduttiva dell’offerta della stampa italiana.

Ma anche in questo caso non tutti gli italiani vanno la mattina o il pomeriggio al bar, non tutti hanno il tempo di leggere un giornale, magari si limitano solo ai titoli della prima pagina o, saltando politica e cronaca, leggono avidamente le pagine sportive primcipalmente quelle calcistiche. Panem et circenses.

Se però ci pensate un attimo c’è un momento in cui quasi tutti gli italiani, o perlomeno la stragrande maggioranza, viene informata direttamente. Ed è nell’orario serale. A casa, seduti a consumare la cena e con quella scatola magica accesa in quasi tutte le case degli italiani. E siccome il dialogo, il parlare in famiglia diventa sempre più merce rara, è solo la voce del conduttore che si sente nel quasi silenzio da convento di clausura.

E anche qui l’informazione diventa selettiva, di parte. Perchè anche se, in quella fascia oraria, le famiglie italiane accendono la tv, non tutti guardano lo stesso telegiornale. E quindi, vista la quasi contemporaneità delle edizioni, non hanno la possibilità ( perchè la voglia è inesistente) di confrontare diverse opinioni e diversi modi di dare la notizia, di commentare, di analizzare le immagini a supporto dei servizi ecc.ecc.

Quindi telegiornali filogovernativi, come il Tg1 o il Tg4 daranno una certa scaletta di notizie, nascondendone alcune, altri come il Tg3 proporranno un altro tipo di approfondimento e di commento. E così via per il Tg5, Studio Aperto, il Tg di La7.

Poi, in questo scenario deprimente troviamo le trasmissioni come Porta a Porta che è divenuta la terza camera, anzi i servizi igenici, del Parlamento,dove si denunciano probabili reati, come nel caso di Berlusconi sull’Unipol, invece di rispettare la legge che vuole che chiunque abbia notizia di reato si rechi immediatamente a denunciarlo. Ma questo serve a fare spettacolo, audience e sopratutto a calamitare l’attenzione di quei teledipendenti che vivono di slogan, spot e concorsi a premi.

Berlusconi da buon piazzista e abile comunicatore ha modellato, in questi anni, le frequenze televisive e l’etere italiano a propio uso e consumo, utilizzando scrivanie di ciliegio per firmare contratti mirabolanti, e riuscendo, in queste ultime settimane a praticare il dono dell’ubiquità, e cioè apparire in video, in etere e in ogni luogo, a dimostrando che è davvero Unto dal signore.

Ma a noi, povero popolo di santi, navigatori, teledipendenti e sognatori rimane un antidoto alla scatola magica e a quei buffi ometti che dallo schermo ci sorridono a 64 denti, ci promettono miracoli, danno la colpa al tempo, all’ostruzionismo, al comunismo, al disfattismo e ci rovesciano addosso un ottimismo che precede l’affondamento del Titanic.

E’ un antidoto semplice e non costoso. Un semplice gesto. Staccare la spina della scatolina magica e iniziare a parlare, a discutere a vedere la realtà fuori dalla finestra e non quella piena di sogni e illusioni che in tutti questi anni il Capelluto, Lampadato, Liftato, Cav. Silvio Berlusconi ci ha venduto dagli schermi e, purtroppo, da una carica istituzionale che dovrebbe garantire democrazia e diritti ai cittadini di una Repubblica ridotta a una proprietà privata.

Staccate la spina e coprite la scatolina magica con un bel foulard... magari con la bandiera della pace. L’arcobaleno tornerà, aprile non è lontano...

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