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L’occasione Pannella

lunedì 8 agosto 2005

di Oreste Scalzone

Dopo, certo, resta l’angoscia locale, intima ma, insomma, conta. E’ come un cancro in famiglia. Non bisogna mai dimenticare che in sé e per sé, rispetto al resto, è statistico, ma non si può pensare di riguardare il cancro del proprio familiare con l’occhio di quello che fa le statistiche se no è una forma di delirio.

C’è tutto questo dietro la mia decisione di intervenire nella finestra di opportunità socchiusa da Pannella e poi spalancata da un vento che torna, contrario a quello che criminalizzava pure la parola prescrizione, solo venti giorni prima. Poi il vento dura quello che dura e quindi c’è il problema di correre.

Ho deciso di iniziare lo sciopero della fame perché qui viviamo una situazione da incubo: è morta e seppellita - anche senza poter obiettare più di tanto - l’eccezione francese e la dottrina Mitterrand, essendo più rigidi gli Stati.

Io ci sono rassegnato, mi è costato un’ulcera, gli uomini e le donne minacciati che dicono non posso. Proprio questo sottolinea l’assurdità di andare a raschiare il fondo del barile prendendo venticinque anni dopo persone che sono talmente altre che non possono neanche sottrarsi.

Poi io mi posso irritare quando, invece, “te la raccontano” e pretendono di dire che, in nome dello stesso diritto, sono talmente ribelli che non si lasciano cambiare il corso della vita dal fatto che Le Figarò pubblica il loro nome e la foto, dicendo che saranno i prossimi, e che in qualche modo il gabinetto ministeriale conferma che fanno parte di una rosa minacciata ...

http://orestescalzone.over-blog.com/article-673823.html

Messaggi

  • DA "REPUBBLICA.IT"

    Roma, 13:46 32.11.05

    AMNISTIA PER NATALE: LA CHIEDONO SEGIO, PANNELLA E SALVI

    "L’attuale sistema delle pene e dei luoghi preposti alla loro esecuzione non risarcisce nessuno ma costituisce invece una gigantesca farsa, una drammatica messa in scena, una simbolica e ridondante punizione che serve a nascondere il vuoto della giustizia". Lo ha detto Sergio Segio (ex terrorista di Prima Linea), intervenuto ieri nella trasmissione Radiocarcere, a Radio Radicale, per illustrare la proposta ’amnistia per Natale’ rilanciata da Marco Pannella. Il leader radicale, dal canto suo, invece ha proposto una manifestazione a Natale proprio per sollecitare l’amnisitia. Ed infine, sempre dai microfoni di Radio Radicale, a favore dell’amnistia si e’ schierato anche il senatore dei Ds Cesare Salvi. Segio ha ricordato che "solo negli ultimi 5 anni, dal 2000 al 2004 - ben 865.073 persone hanno beneficiato della prescrizione dei reati per i quali erano state inquisite’, che ’60.000 persone sono in carcere (un record nella storia della Repubblica), altre 50.000 sono in misura alternativa alla detenzione, ulteriori 70-80.000, gia’ condannate a pene inferiori ai 3 anni (4 nei casi di tossicodipendenza), sono in attesa delle decisioni del giudice circa la possibilita’ di scontare la condanna in misura alternativa". "Due anni fa - ha invece detto Marco Pannella - uno che stava in carcere che si chiamava Adriano Sofri chiese di fare una manifestazione sulla Cecenia. Non se ne fece nulla, nemmeno un girotondo, anche se tutti dissero che aveva ragione. Oggi ci troviamo in una situazione nella quale in cui si preannunciano scioperi, iniziative, proteste, di tutto e su tutto, tranne che per la situazione nelle carceri italiane". A Pannella quello che oggi gli fa "letteralmente paura e’ che c’e’ un sistema parasociale che organizza in cinque o sei giorni milioni di manifestanti. Chiedo se ci sia qualcuno che consente ai detenuti e alle loro famiglie una manifestazione, qualcosa che salvi la giuridisdizione". "Amnistia per Natale - ha proseguito il leader radicale - vuole ricordare una vecchia campagna che si chiamava ’liberta’ per Valpreda per Natale’. D’accordo sull’amnistia anche il senatore diessino Cesare Salvi, intervenuto in diretta nella trasmissione: "io sono molto favorevole. La verita’ e’ che oggi sono in carcere i diversi, gli esclusi. L’amnistia strisciante della prescrizione dimostra che nelle carceri si consuma una enorme ingiustizia".

    • Marco Pannella su Adriano Sofri e l’amnistia

      Roma, 26 novembre 2005

      • Dichiarazione di Marco Pannella

      Ieri sul foglio Adriano Sofri ha scritto:

      "HO SENTITO MARCO PANNELLA E FRANCESCO COSSIGA ANNUNCIARE CHE SARANNO ALLA TESTA DI UN CORTEO CHE RIVENDICHERA’ UN’AMNISTIA PER I CARCERATI POVERI, CIOE’ PER I CARCERATI, A NATALE. UN PASSO DIETRO DI LORO CAMMINERA’ IL MIO SPIRITO"

      La Marcia di Natale per l’Amnistia, la Giustizia, la Libertà, che avrebbe dovuto abbracciare a Roma le sedi del Parlamento, del Governo, per concludersi in Piazza San Pietro e Piazza del Quirinale, è ancora… ipotetica. A mio avviso, comunque, non potrebbe tenersi senza la partecipazione di Adriano Sofri. Se lo stato della sua convalescenza lo richiederà, si sposterà a Pisa.

      La nonviolenza ci detta di rivolgerci al Potere. Anche il peggiore e infame. Con fiducia e amore civico, perché rispetti la sua stessa legalità, la moralità che gli è propria e necessaria.

      Obbediremo. Ma non senza Adriano Sofri. Proprio quando e se questo Potere, nel suo insieme impotente e feroce, avesse compiuto l’opera ultradecennale volta ad assassinarlo in spirito, in corpo.

      NON MOLLARE PROPRIO ORA, ADRIANO!

      Qualche settimana fa, sempre su "Il Foglio", Adriano mi invitò a non rimandare più oltre di adempiere a miei compiti e doveri da lui e pochi altri conosciuti, che rischierebbero di restare altrimenti "privati".

      E’ il suo (oso dire: nostro) modo di vegliare sulle ragioni e sulla destinazione del nostro essere compagni e amici; è il "memento mori", dolce e intransigente, di onorare con compassione, se non il mondo, l’un l’altro, il noi, vissuto e vivente.

      Ora comprendo, collego quel che sta facendo, e che stava mostrando alla nostra debole vita, il briccone.

      No, Adriano! Anche tu hai qualcosa di non compiuto, da compiere, che stiamo per compire e non lo sarà, "per ora", (cioè: non sarà) senza di te; accettando di essere "spirito" "rassegnandoti" a lasciar loro il corpo che finora hanno recluso, ma mai avuto, posseduto.

      Adriano, la nostra nonviolenza, il nostro amore, la nostra storia (come oso interpretarli, leggerli) non ci consentono di negare loro "per sempre" l’amnistia. Ai potenti, resi dementi, folli dall’impotenza del "potere", che questa "amnistia" hanno negata, beffata, derisa. Costringiamoli finalmente a concederla. Anche a loro, che ne hanno avuto, hanno e avranno bisogno, necessità.