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L’oro blu, un affare miliardario

venerdì 19 gennaio 2007

Intervista a Emilio Molinari, Presidente del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua.

di Alessandro Ambrosin

Con le politiche liberiste è prevalso negli ultimi anni una massiccia privatizzazione verso il servizio pubblico idrico, e l’ Italia rispetto agli altri paesi europei ne è particolarmente coinvolta.

Nel 1994 la legge Galli è un primo campanello d’allarme verso la privatizzazione dei servizi idrici pubblici, e qualche anno dopo la Legge n. 41, varata dal governo di centro-destra nel 2001, ne rafforza le procedure per dar via alle concessione ai privati.

Il 13 gennaio è iniziata la campagna nazionale di raccolta firme per la ripubblicizzazione dell’acqua. Una petizione popolare che si prefigge di introdurre, a tutela dell’ intera collettività, una legge che assicuri un controllo pubblico dell’acqua deprivatizzando anche i servizi già esistenti.

Nell’ abecedario del programma dell’Unione la prima lettera dell’alfabeto è la A come acqua. Si promette di assumere criteri di massima sensibilità, di precauzione, di forte investimento programmatico nel servizio idrico che deve necessariamente restare pubblico.

Cos’è cambiato oggi rispetto a queste promesse?

Il governo ha ribadito il suo intendimento con il disegno di legge Lanzillotta che privatizza tutto ma salva i servizi idrici, con la proroga della durata di un di un anno per effettuare gli affidamenti. Scegliere, così, tra la messa a gara dell’intera società, o la messa a gara di una parte (minimo40 % ) o la costituzione di una SPA a capitale misto, o all’ affidamento a SPA in house con capitale interamente pubblico fuori dal mercato e sul proprio territorio. L ’ente pubblico, di conseguenza, esercita il controllo analogo ai suoi uffici, con l’impugnativa alla corte costituzionale della Legge regionale lombarda che obbliga tutti gli ATO a privatizzare. Ciò che non va bene è che il governo lascia alle realtà locali e regionali la possibilità di produrre provvedimenti che vanno verso la privatizzazione.

La Lombardia fa una legge in tal senso, Pavia l’assume immediatamente. In Sicilia, a Palermo (Cuffaro) va in gara e Torino ( centro sinistra) unico concorrente alla gara vince. La Toscana respinge la legge d’iniziativa fatta dal movimento toscano. Milano città annuncia di voler privatizzare mediante fusione dell’acquaedotto in AEM e contemporaneamente estendere la fusione tra AEM e ASM di Brescia.

Il sotto segretario Letta invita tutti gli enti locali a liberare i tesoretti dei servizi pubblici e metterli sul mercato.

Lo scontro è aperto nel centro sinistra e dipenderà dalla volontà di Rifondazione Comunista, Verdi e Comunisti italiani.
Molto dipenderà dal movimento, dalla raccolta di firme e dalla gente che influenzeremo.

Quali interessi orbitano attorno alla gestione idrica?

Basti vedere la pubblicità di Banca FIDEURAM e dei suoi titoli idrici su tutti i grandi giornali nazionali.

Basti pensare che nei servizi idrici nel mondo orbitano circa ai 400 miliardi di Euro. Inoltre la partita è infinita e riguarda la mercificazione universale dell’acqua, la formazione di nuove aggregazioni finanziarie che controllano l’insieme dei servizi pubblici, alle quali il capitale pubblico si aggrega, entra nel mercato e si privatizza assoggettando la politica stessa.

Il sistema di rete idrica italiana è tra i più disastrati al mondo, con una perdita durante l’erogazione che raggiunge il 60 per cento, in alcune zone. Come funziona la gestione idrica negli altri paesi europei?
La rete idrica è pessima in certe regioni del Sud, ma è peggiorata dal 1994 dopo l’entrata in vigore della Legge Galli, perchè sono cessati gli investimenti e persino le manutenzioni ordinarie nella prospettiva di privatizzare. La media delle perdite è del 30%, e nel Sud si arriva al 60% anchè in virtù dei prelievi abusivi. Negli ultimi anni grazie alla privatizzazione sempre più spinta anche ACEA ha aumentato le perdite al 35% cosa che non si era mai verificata, Arezzo da anni in mano a SUEZ ha visto aumentare le perdite in rete e incrementare le tariffe.

Per quanto riguarda il resto d’Europa, le perdite sono mediamente del 15- 20%. L ’inghilterra in 15 anni di privatizzazione totale è ora completamente nelle mani della banca Mac Quaire, e ora le sue perdite si aggirano al 35% con numerose contaminazioni tra rete fognaria e rete idrica. Situazione simile anche per la rete privata francese. La rete svedese, totalmente pubblica, ha solo il 10% di perdite. I dati sono stati monitorati dall’Università di Greenwitch

A fronte di questo fatto, oggi, l’unica alternativa sembra essere quella di una campagna popolare di raccolta firme....

Uno scopo è già raggiunto. Quello di comunicare a realtà diverse le informazioni inerenti all’ acqua, e generare una forte aggregazione e partecipazione tra le persone.

Il secondo scopo sarà quello di incidere in corso d’opera sui lavori parlamentari. Costringere la politica a prendere misure di tipo istituzionale legislativo, in modo da fermare subito le gare, e collochi l’acqua nei servizi di pubblica utilità o di interesse generale. In una parola "obblighi" al rispetto degli impegni presi..

Terzo dobbiamo cercare di costruire nella campagna rapporti di forza tali da imporre al parlamento la discussione sulla nostra legge.
Sono molto fiducioso, nonostante la lotta sarà dura e difficile....

Quante firme sono necessarie per raggiungere un quorum consistente, affinchè la Legge possa essere proposta in sede istituzionale?

Ne occorrono 50000. Ma per incidere maggiormente anche sul piano politico, dobbiamo assolutamente raggiungere le 300.000. Un risultato arduo, ma non impossibile.

Messaggi

  • Aderisco alla battaglia contro la privatizzazione dell’acqua.

    consumo circa 200 metri cubi l’anno e pago mediamente 500,00 euro, mi pare un po troppo,
    in quanto 4 persone nel nucleo familiare si dovranno lavare e fare un igiene sicura in un appartamento che paga gia di ici e irpef oltre i 1.550.00 euro. insomma l’ultima bolletta di conguaglio è arrivata 347,00 euro perche vado subito in fascia di eccedenza in quanto ho tra la fascia base e quella agevolata 36 m3 contro gli 82 m3 dei miei vicini, cosa è questa ingiustizia, solo perche chi ha allacciato dopo una certa data e il depuratore non è stato costruito ha questa discriminazione.
    ma la casa già esisteva e allora? questi sono anche i problemi di cui si dovrebbe parlare,
    il primavato è libero di fare il prezzo perche un pretore ha bloccato gli allacci, allora si costruisca il depuratore, stanziati i soldi poi fatto l’appalto e tutto fermo da 15 anni e io da 8 anni pago le carenze di acea ato 2 a Roma.

    l’acqua a un prezzo uguale per tutti, come se a Roma mancasse e comunque 45 m3 a trimestre non sono una pazzia, considerando che i fiori il giardinetto e la pulizia del cortile non deve essere un opzional e comunque io riciclo l’acqua che scende in cantina.
    ma con 3 kw di corrente e un abitazione di periferia popolare il caro Veltroni ci toglie gia troppi soldi con ici e balzelli comunali nelle bollette, ma che vuole anche il deredano?
    e pensare che hanno rivisitato gli estimi prima ancora che lo decidesse il governo e io sono in classe massima come gli abitanti del centro residenziale dell’Olgiata, ho fatto ricorso e sono passati 10 mesi e non se ne sà nulla.
    ma si vive di pensione mica di rendita, ma siamo tutti impazziti. unico introito la mia pensione moglie e figli a carico, pensare che gli ho dato il voto per tutti i mandati fino ad ora, mi spiace ma la prossima volta cambierò.
    120 voti in meno.

    Rossi Massimo da Roma