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LE PASSEGGIATE AL CAMPO DI MARTE

lunedì 14 marzo 2005

di Enrico Campofreda

François Mitterrand è stato l’ultimo grande statista europeo. Regnò all’Eliseo da 1981 al 1995 e gli ultimi tempi della sua presidenza furono segnati da un doloroso tumore alla prostata che nel gennaio del ‘96 lo condusse alla morte. Con questo film gli rende omaggio il comunista Robert Guédiguian - regista cantore del proletariato marsigliese col delicato e passionale ‘Marius e Janette’ (1997), il cupo e pessimistico ‘La ville est tranquille’ e l’ottimistico e scanzonato ‘A l’attaque’, entrambi del 1999.

Mitterrand, dopo aver vinto elettoralmente il confronto con il gollismo, diede corpo a un governo socialista, cosa diversa dalla socialdemocrazia tedesca o scandinava. La sua politica introdusse - pur in un sistema capitalistico - linee di difesa delle condizioni dei ceti popolari; tanto che il Presidente fu un formidabile concorrente a sinistra per il partito comunista di Marchais, costretto a pagar dazio e ridotto a percentuali elettorali di testimonianza.

Tutto ciò mentre in Italia il socialismo con Craxi diventava sinonimo d’infamia sia per gli attacchi ai lavoratori con l’abolizione l’istituto della ‘scala mobile’ sia per la crescente pratica di corruzione e ladrocinio meticolosamente organizzata dal leader del Psi e dai suoi lacché.

Proveniva da una famiglia di destra il giovane François, e visse anche l’onta del governo collaborazionista di Vichy (era lì coi parenti ma presto se ne staccò andando ad operare col Comitato di Liberazione). I suoi avversari politici d’ogni colore su quei poco chiari anni giovanili puntarono più volte il dito, cercando di scavare nel passato e coglierne macchie più che contraddizioni. Mitterrand da statista di razza, non si scompose. Proseguì la sua politica che pur in un sistema occidentale non faceva il verso allo sguaiato modello americano, incentrato su un consumismo bieco e cieco (come accadeva in Italia).

Il Presidente, secondo lo stile della sua terra, oltre che misurato era un uomo colto e comunque gaudente. A questi tratti non rinunciò neppure negli ultimi mesi del secondo mandato quando comparvero i tratti devastanti del male che ne segnarono il fisico, non lo spirito rimasto alto, come notarono i politici che lo frequentavano e la stretta cerchia dei collaboratori.

Su questo periodo punta l’obiettivo il regista franco-armeno e mostra un Mitterrand assai privato, intento a raccontare al giovane giornalista Antoine Moreau, incaricato di raccoglierne le memorie, le vicende d’una vita politica intensissima che dalla vicenda ‘scabrosa’ della sua presenza a Vichy - dove negli anni della terribile occupazione tedesca s’era istallato il governo collaborazionista del generale Pétain - corse attraverso l’impegno resistenziale, l’ingresso nel ’46 in Parlamento, la sfida presidenziale con De Gaulle, perduta nel 1965 e il riscatto dell’81 col conseguimento della massima carica dello Stato.

Il Presidente, da ottimo lettore, offre saggi di filosofia citando pensatori francesi e non, trasgredisce con un “me ne frego di Léon Blum” sparando su uno dei monumenti del socialismo nazionale ed europeo, si mostra buongustaio dal palato verace quando indica ai commensali di gustare ostriche insieme al sapore di salsiccia. E commenta come nei tavoli vicini un’avvenente giovane stoni al fianco d’un laido banchiere. Al giovane giornalista ricorda come le donne migliori siano quelle del nord “Hanno molta dignità” e bisogna preferirle rispetto alle chiassose mediterranee. E poi “debbono essere more, perché le bionde servono solo per le copertine dei rotocalchi”. E se proprio ci si vuole accompagnare con donne belle e conosciute è bene farlo con attrici, non certo con manquines.

È un acuto osservatore e ha l’animo sensibile “Qual è il colore della Francia?” chiede ai suoi accompagnatori fissi: un medico, una guardia del corpo e l’immancabile Moreau “Naturalmente il grigio, come i tetti d’ardesia delle case o la lavanda di Provenza. Ed è un bellissimo colore, pieno di sfumature”. A volte propina piccoli capricci e qualche vanità ma per essere sempre vivo con commenti intelligenti e sagaci e pezzi di bravura intuitiva e di saggezza. In più, pur nel suo tono compassato per essere il Presidente della Repubblica, è simpatico e sarcastico.

Per seguirlo nelle passeggiate a Champ de Mars, sulle spiagge della Bretagna, o nelle stanze della sua residenza Moreau perde la sua compagna, figlia di comunisti che comunque nutrono ammirazione verso la personalità del Presidente. Nonostante stia per nascere il loro bambino tra i due l’amore è finito e la donna va a vivere con un altro uomo.

Il giornalista è scosso, ma quando si reca a Vichy per cercare inediti sull’oscuro periodo del giovane Mitterrand, incontra la bella bibliotecaria Judith. Con lei ha uno scambio d’amorosi sensi poi ne perde i contatti. E la vicenda lo mette in agitazione perché la donna lo intriga. La chiama ma non ottiene risposte “Il silenzio è una delle peggiori condizioni” le manda a dire sulla segreteria telefonica.

In certe giornate Mitterrand, nonostante cure e assistenza, pare agli sgoccioli, non riesce a stare in piedi, ma si è imposto di stringere i denti per ottemperare l’impegno del mandato. Ed è esemplare. Non solo non ha paura di guardare in faccia la morte come fa da mesi, ma conserva un decoro assoluto di fronte all’avanzare devastante della malattia in pubblico come in privato.

E quando Moreau cerca di risollevare la vicenda della sua conoscenza di René
Bousquet - segretario generale della polizia al Ministero degli Interni, noto anche come il criminale del Velodròme d’Hiver, il luogo di Parigi dove migliaia di ebrei francesi venivano ammassati prima d’essere spediti nei lager nazisti - il vecchio Presidente ribadisce la sua totale estraneità a quel personaggio, rimuovendo probabilmente la memoria.

Moreau può concludere il suo libro e trova anche l’amore di Judith che ricompare e gli rivela il perché del lungo silenzio “Non ero libera, ora lo sono”.

Ottima l’interpretazione di Michel Bouquet che incarna un credibilissimo Mitterrand, frutto non solo e non tanto del lavoro dei truccatori, ma d’uno studio recitativo di tempi, modi, sguardi, toni del personaggio che comunque non viene imitato. Gli viene data un’anima.

Regia: Robert Guédiguian.
Soggetto e sceneggiatura: Georges-Marc Benamou, Gilles Taurand.
Tratto dal romanzo: “Le dernier Mitterrand” di G.M. Benamou.
Direttore della fotografia: Renato Berta.
Montaggio: Bernard Sasia.
Interpreti principali: Michel Bouquet, Jalil Lespert, Anne Cantineau, Philippe Fretun, Sarah Grappin.
Produzione: Robert Guédiguian, Frank Le Wita, Mark de Bayser.
Origine: Francia, 2004
Durata: 117 minuti.
Titolo originale: “Le Promeneur du Champ de Mars”.

Articoli e approfondimento: Castlerock / Bim Distribuzione / Intervista a Guédiguian (TrovaCinema).