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La prima sconfitta di Blair

venerdì 11 novembre 2005

Gran Bretagna. La Camera dei Comuni boccia la proposta del premier sulla carcerazione preventiva nei casi di terrorismo. E nel Labour party è bagarre

di Lazzaro Pietragnoli

Per la prima volta dopo otto anni alla guida del governo inglese, il primo ministro Tony Blair assapora il gusto amaro di una sconfitta parlamentare. La sua proposta di legge per aumentare da quattordici a novanta giorni la carcerazione preventiva per i reati connessi al terrorismo è stata infatti bocciata dalla Camera dei Comuni.

La proposta, avanzata dal governo dopo gli attacchi terroristici del 7 luglio scorso, era stata al centro di feroci polemiche, con il governo fortemente intenzionato a portare avanti la richiesta di polizia e intelligence di aumentare i poteri di indagine. I partiti di opposizione, molti deputati laburisti e le associazioni dei diritti umani si opponevano a questa proposta, ritenendo che la possibilità di fermo senza formalizzazione di accuse per un periodo così prolungato fosse una minaccia allo Stato di diritto.

Ma al di là della questione di merito, l’elemento che rende ancora più grave questa sconfitta del governo è il comportamento di Blair e del ministro degli interni Charles Clarke durante tutta ala fase delle trattative con gli altri partiti e con i parlamentari laburisti.

Blair e Clarke, infatti, hanno sempre sostenuto che questa proposta non era negoziabile e hanno provato, dopo il rifiuto dell’opposizione conservatrice e liberaldemocratica, a forzare la mano con i deputati del loro stesso partito.

Nonostante le pressioni dai collegi, le minacce ai singoli parlamentari, il richiamo forzato dei ministri in missione affinché venissero a votare e il fatto che lo stesso primo ministro abbia utilizzato tutta la sua autorità per sostenere la legge, la proposta di legge è stata bocciata con 31 voti di scarto e con 63 defezioni da parte del gruppo laburista (14 assenti e 49 voti contrari). Al danno per Blair e per il suo governo si è aggiunta la beffa: con una votazione successiva, infatti, il Parlamento ha approvato l’estensione della detenzione preventiva da due a quattro settimane, una proposta che il governo aveva sempre rifiutato.

Quello che è successo in Parlamento, quindi, non è stata solo la sconfitta del governo su un singolo provvedimento, ma la dichiarazione del fallimento di una intera strategia governativa, quella che aveva permesso a Blair negli anni scorsi di approvare una serie di importanti leggi pur tra lo scontento dei suoi stessi parlamentari. Nelle precedenti legislature infatti il primo ministro aveva spesso utilizzato la strategia di estremizzare le situazioni e di rimettere in gioco la propria credibilità per costringere i parlamentari a sostenere provvedimenti come l’invio di truppe in Iraq, l’aumento delle tasse universitarie, la privatizzazione degli ospedali. E ogni volta, nonostante le defezioni del Labour party, le proposte sono state approvate.

Questa volta, però, all’inizio di una terza legislatura che molti ritengono sia stata vinta non grazie a Blair ma nonostante Blair, i parlamentari laburisti non si sono lasciati incantare dal sorriso del loro primo ministro e gli hanno mandato un chiaro avvertimento: l’atteggiamento del governo deve cambiare. Molti chiedono che ci sia maggiore coinvolgimento del partito e del gruppo parlamentare nelle scelte del governo e una maggiore discussione nel paese prima che queste si trasformino in provvedimenti legislativi. E altri chiedono che ci sia un atteggiamento di maggiore ascolto da parte del primo ministro: come sintetizza l’ex-ministro Frak Dobson: “Non vogliamo che ci sia un cambio di primo ministro, ma che cambi Tony Blair”. Un messaggio che non sembra essere stato recepito da Blair che ieri, durante la riunione del governo, ha accusato i parlamentari laburisti di avere perso il contatto con la realtà, ribadendo la volontà di portare avanti la propria agenda di riforme nonostante le perplessità di molti parlamentari laburisti.

Nonostante Bair abbia ribadito che la sua autorità è intatta, questa sconfitta arriva alla fine di un periodo di grande difficoltà per il leader laburista e difficilmente potrà restare senza conseguenze. Dopo la rottura all’interno del governo sulla riforma del sistema educativo e sulla nuova legge anti-fumo, dopo che il ministro David Blunkett, uno dei più stretti alleati del premier, è stato costretto a dimettersi, il premier non può pensare che la sua autorità sia rimasta intatta. Blair deve rassegnarsi al fatto che la sua immagine è indebolita in patria e anche sul piano internazionale, dopo la povera performance come presidente di turno dell’Unione europea e il mancato accordo sul bilancio comunitario.

Questo non significa che il primo ministro abbia perso smalto e capacità, ma che se Blair vuole ricostruire la credibilità del suo governo e rafforzare il Labour anche in vista delle elezioni locali del maggio prossimo, deve essere disposto a cambiare atteggiamento: da questo infatti dipendono i tempi e i modi della sua, già annunciata, uscita di scena prima delle prossime elezioni politiche.

In passato Blair ha spesso detto di preferire una chiara sconfitta a una vittoria ambigua, ma non era mai stato così debole e soprattutto non era mai stato sconfitto.

Ora si trova in una situazione difficile, ma non impossibile. Per continuare a vincere, però, dovrà imparare ad apprezzare il gusto del compromesso.

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