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La testimone : "Federico a terra colpito da quattro agenti"

sabato 17 giugno 2006

«Ogni volta che acquisiamo particolari nuovi sulla morte di nostro figlio risultano sempre più agghiaccianti. E sono sempre peggio rispetto a ciò che avevamo capito fino a quel momento». Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi, ha ricostruito ieri pomeriggio davanti ai giornalisti la testimonianza chiave di una residente che avrebbe assistito allo scontro tra i poliziotti e il giovane morto in via Ippodromo il 25 settembre 2005. "Abbiamo pianto - ha detto - di fronte a cose di tale crudezza".

"Ma siamo grati alla signora che ha testimoniato", ha aggiunto. La residente, che ha raccontato ieri mattina in tribunale davanti a tutte le parti in causa (accusa, difese, parti civili, gip) ciò che ha visto quella tragica notte, era già stata sentita dall’accusa come persona informata dei fatti. Ieri ha ricostruito quei drammatici minuti di nove mesi fa. Patrizia Moretti era presente assieme al marito Lino all’incidente probatorio e ha offerto ai giornalisti una sua sintesi della deposizione.

«E’ stata una testimonianza molto dettagliata e precisa - ha dichiarato ai giornalisti - resa con grandissima dovizia di particolari. La testimone ha detto di essere stata svegliata dalle luci dei lampeggianti di due auto ferme in strada, di essersi avvicinata alle finestre e di aver visto due auto della polizia; fuori c’erano quattro poliziotti in piedi. L’unica cosa che ha affermato di avere sentito con chiarezza era la frase “Apri il baule, apri il baule”. Poco dopo ha visto Federico che si avvicinava agli agenti con passo deciso e, camminando, proveniva dalla parte a fondo chiuso di via Ippodromo. Quando Federico è arrivato in mezzo ai quattro agenti ha fatto una sforbiciata senza toccare nessuno. Ma loro hanno iniziato a picchiarlo tutti e quattro. Lo hanno atterrato e picchiato con i manganelli e hanno continuato a picchiarlo anche quando Federico si dibatteva a terra trattenuto da tre persone.

La testimone ha detto anche di aver sentito una voce di donna che proveniva da dove Federico aveva i piedi, un secondo poliziotto era appoggiato sulle sue cosce, un terzo agente gli gravava sul torace, un quarto era in piedi in corrispondenza della testa e la testimone ha detto di averlo visto calciare. Il quarto poliziotto si allontanava da lì e si avvicinava ad una auto, poi tornava e ricominciava a calciare. Una voce di donna ad un tratto ha detto: “Ahi, mi ha dato un calcio”, quindi gli agenti hanno aumentato la pressione fisica su Federico fino a quando ha smesso di dibattersi. Ma i poliziotti non hanno interrotto quello che stavano facendo, hanno allentato la pressione solo quando uno dei quattro agenti ha detto “Attenzione, stanno accendendo le luci”. Poi sono arrivati i carabinieri, ma a quel punto era già tutto finito».

«La testimone - ha concluso Patrizia Moretti - era tranquilla e decisa e ha sostenuto qualsiasi domanda posta dal pm e dagli avvocati senza esitazioni. La signora, pur essendo straniera, parla e capisce bene l’italiano». (gi.ca.)

(17 giugno 2006)

www.lanuovaferrara.it

Messaggi

  • Credo che la sinistra si debba muovere immediatamente perchè gli agenti di polizia siano riconoscibili tramite un numero d’identificazione che non si possa cancellare o rimuovere.

    RINALDO SIDOLI

  • ogni volta che leggo aggiornamenti su federico e vedo la sua foto mi assale un magone e non riesco a non piangere.... di rabbia di schifo per questo paese che diventa sempre più impossibile da vivere......
    voglio vederli in faccia questi uomini e queste donne che hanno la divisa, uomini e donne di cui bisognerebbe fidarsi e invece sono uomini e donne che ammazzano presi da un odio non si sa verso verso che cosa, voglio sapere i loro nomi, voglio che le loro facce siano stampate in prima pagina fatte vedere in televisione in prima serata, voglio che la mamma e il papà e gli amici di federico possano guardarli negli occhi.