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Lettera aperta di un detenuto a Cesare Previti

domenica 27 novembre 2005

di Flavio Zaghi - Redazione di Ristretti Orizzonti

Ciao Cesare, ti scrivo dal carcere, da dove ho seguito con molto interesse, come un po’ tutti i compagni d’altronde, tutta ’sta questione sulla ex-Cirielli, che era senz’altro, almeno per te, un asso nella manica da giocarti proprio come ultima chance per evitarti il carcere, però purtroppo è andata male: ...a volte sai, e te lo dico per esperienza, a tirare fuori gli assi dalle maniche si rischia di essere scoperti e il risultato non è poi certo quello sperato.

In pratica, Cesare, ora la legge che era stata studiata per tenerti fuori è stata modificata e il rischio di finire anche tu in carcere sta iniziando a diventare concreto.

Sai, volevo dirti, e magari avremo poi occasione di parlarne all’aria con più calma e con tutti gli altri amici, che però sei stato un po’ scorretto nelle tue ultime dichiarazioni: infatti sia io che gli altri qui ne abbiamo parlato molto del fatto che tu sostieni che l’inasprimento delle pene, dettato appunto da questa nuova legge, non è sbagliato, e che tu lo approvi in quanto ritieni che sicuramente farà da monito e deterrente per la commissione di altri reati. Noi qui, che non abbiamo grandi cose a cui pensare, siamo piuttosto attenti a queste questioni, e a nostro avviso e dai dati che circolano, pare addirittura che il numero dei reati negli ultimi anni sia piuttosto in calo, perciò è inutile inasprire ulteriormente le condanne, specie poi in questo paese dove sono già abbastanza pesanti.

Togliere poi la possibilità ai recidivi di accedere ai benefici della legge Gozzini, che dava, a mio modesto parere, un barlume di speranza di potersi reinserire e riproporsi alla società, è stato un brutto gesto, anche perché, e lo vedrai da te quando sarai tra noi, qui dentro si rischia di tornare indietro di trent’anni, a quando appunto c’erano solo le regole dettate dalla violenza. No dico, non vorrai mica permettere a Roberto Castelli, dopo il brutto tiro che ti ha fatto, di ricreare una succursale dei dannati?! Cerca di parlarci con ’sto ragazzo e fargli capire che, una volta senza carica politica, potrebbero essere parecchi quelli del suo giro che rischiano di raggiungerti.

Sai, ti dico queste cose perché noi abbiamo capito che a rimetterci maggiormente poi, sono solo i tossici e i poveri disgraziati che sono i recidivi e che qui dentro sono praticamente accatastati proprio per il fatto che ce n’è una botta da paura. Non ho capito poi, quando ti sei reso conto che ti stavano facendo le scarpe, quello che hai detto: "Adesso allora mi difenderò in tribunale..."; ma scusa, non potevi pensarci prima? Si sarebbero evitati almeno tutti ’sti casini!

Sono contento, e gli amici qui anche loro con me ovviamente, che almeno con questo fatto delle prescrizioni in tempi più brevi, i figli di Silvio potranno restare incensurati pur essendo indagati, e quindi loro non conosceranno mai, per fortuna, cosa vuol dire entrare in carcere. Loro comunque, detto tra noi, si sarebbero potuti permettere un collegio di difesa da far mettere sull’attenti i giudici, altroché noi, a noi ci ha fregato l’avvocato, anzi, il cavaliere, eh..., vecchio filibustiere!

Senti Cesare, adesso, quando verranno poi ad arrestarti, avvertimi, mi raccomando, che vedo se riesco a tenerti il posto qui nella cella accanto alla mia; non staresti neanche male, c’è posto qui alla undici con Kamel, un ragazzo tunisino poliomielitico che ha praticamente solo l’uso di una gamba, è qui da qualche anno e non vogliono saperne di buttarlo fuori. Comunque prende una botta di terapia e non lo senti neanche, casomai te la vedi tu per le pulizie della cella ed è sufficiente che gli segni qualche pacco di tabacco ogni tanto in spesa e lui è come se non ci fosse.

Poi casomai appena esce Giuliano, il mio compagno, la prossima estate, allora facciamo la domandina e passi con me, vedrai, ce la passiamo bene. Qui oltretutto la sbobba non è proprio male e poi comunque ormai c’ho un corredo di pignatte e fornelli da fare invidia a una casalinga e quindi se vogliamo farci una pastasciutta, basta mettersi lì e farla. A proposito, come te la cavi in cucina?

Vabbè dai, ci vediamo presto, ah, quasi dimenticavo: quando arrivi in matricola dove dovrai lasciare le impronte digitali e le foto segnaletiche, diglielo chi sei, non fare il modesto, e ricordati di farti cucire la cintura dell’accappatoio altrimenti poi te la levano e rischi di dover andare in giro con un fettuccia di lenzuolo della casanza ai fianchi, roba che se ti beccano rischi di perderti quarantacinque giorni, qui sono piuttosto severi su ste cose e un rapporto disciplinare ti può far saltare anche la semilibertà o l’affidamento, anche a te, che puoi ancora sperarci.

A presto, Flavio.

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