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Luxuria, i linciaggi e l’orrore per le idee

mercoledì 15 febbraio 2006

di Piero Sansonetti

Su “Repubblica” di ieri c’è mezza pagina dedicata alle candidature dell’Unione e della destra. E’ intitolata così: «Alle frontiere delle coalizioni il carosello degli impresentabili». L’articolo è firmato da Filippo Ceccarelli, uno dei giornalisti italiani più arguti, seri, anche fini. Ceccarelli sceglie con cura alcuni impresentabili. A sinistra Marco Ferrando, Francesco Caruso e Vladimir Luxuria. A destra Gaetano Saya, Mario Borghezio e Adriano Tilgher.

Lasciamo stare il caso Ferrando, del quale parliamo in un’altra parte del giornale, e che riguarda la lotta politica aperta all’interno di Rifondazione. (Io credo che Ferrando abbia espresso sul medioriente opinioni sbagliatissime e non condivisibili, e che questo apra un problema politico, relativo alla sua candidatura al Parlamento, che toccherà a Rifondazione Comunista risolvere, in piena autonomia, nel modo che riterrà più giusto: in qualunque modo sarà risolto questo problema, non vedo come possa essere messa in discussione la figura morale e la rispettabilità di Marco Ferrando).

E lasciamo stare anche il caso-Caruso (definito da Gianfranco Fini un criminale) del quale si occupa a pagina 5, con saggezza, Haidi Giuliani.

Occupiamoci per un momento solo di Vladimir Luxuria. Sapete chi è? Un editorialista di “Liberazione”, un opinionista, un intellettuale molto preparato, un esponente di punta del movimento dei gay delle lesbiche e dei transgender. Non ha mai alzato un dito su chicchessia anzi è assolutamente nonviolento. E potremmo continuare per parecchie pagine a tessere le sue lodi, perché se le merita. Perché allora un giornalista intelligente, quale è Ceccarelli, lo paragona a personaggi come Gaetano Saya (che in questi giorni sta coprendo di insulti e di minacce di morte il nostro amico Furio Colombo) o come Adriano Tilgher, che fu tra i fondatori del gruppo nazista “Avanguardia nazionale” e fu il braccio destro di Stefano Delle Chiaie, uno dei più pericolosi e agguerriti terroristi neri degli anni ’70 e ’80?

E’ un’enormità. Non vogliamo neppure rispondere a Fini, che usa quel frasario perché è un fascistello, allevato - insieme a molti del gruppo dirigente di An - dagli squadristi del Fronte della Gioventù. E’ normale che di fronte a un gay dichiarato perda la testa e inizi a straparlare. Il razzismo e il tremore per la diversità, e per la diversità sessuale soprattutto, è una caratteristica fondante dell’ideologia fascista (ai tempi di Mussolini uno come Luxuria non sarebbe stato lasciato in vita...). Ma Ceccarelli? Se anche uno come lui si piega al diffondersi del senso comune razzista e omofobo, fino a paragonare gay e nazi, c’è davvero da preoccuparsi.

E poi c’è da preoccuparsi, molto, per un’altra cosa: possibile che non si riesca a fare decollare questa campagna elettorale, cioè a portarla sui temi veri, sulle questioni che riguardano il futuro dell’Italia, sui progetti, le idee, le proposte, i sogni e le speranze che i partiti politici e i due schieramenti devono illustrare e sottoporre al giudizio degli elettori? La campagna elettorale è una grande occasione di discussione politica e di partecipazione. La posta è altissima: su quale idea di società costruire l’Italia del terzo millennio, cioè per quale via uscire dal berlusconismo che ha rattrappito il nostro paese in questi cinque anni. Su questo ci sono moltissime idee.

Alcune anche in contrasto tra loro, all’interno degli schieramenti. Quale sviluppo, quale redistribuzione delle risorse, quale impianto per l’istruzione, per il lavoro, per i diritti, per le persone, per i generi, per la natura. Siamo in grado di discuterne? Per esempio di capire che Vladimir Luxuria è una persona che ci pone di fronte a problemi complicatissimi, e molto seri, che riguardano le relazioni personali, i diritti delle coppie, la libertà sessuale, di comportamento, di sentimento e di affetto delle persone. Ci parla di amore, di diritto all’amore, di difesa dell’amore. Recentemente in una discussione televisiva, mi è capitato di dire queste cose, e mi sono sentito rispondere da una persona saggia e coltissima come Giovanni Sartori: «non saprei, perché sono cose che non mi interessano...». Quali sono, allora, le cose che ci interessano: le risse tra leader e punto e basta?

http://www.liberazione.it

Messaggi

  • "ALLARMI SON FASCISTI"

    Alessandra Mussolini non è un’appendice di questo centrodestra, è la sua esponente più autentica.
    Il 9 e 10 aprile non si sceglie solo chi governerà il paese, ma la qualità della democrazia italiana

    La puntata di ieri di Porta a Porta è il presagio di ciò che accadrebbe se i (finti) sondaggi di Silvio Berlusconi dovessero diventare il risultato vero delle urne.

    La protervia, la volgarità, il sentimento schiettamente antidemocratico espresso da Alessandra Mussolini («meglio fascista che frocio» ha detto all’indirizzo di Vladimir Luxuria) non è qualcosa che può essere relegata al «teatrino della politica» del paese di Pulcinella.

    E’ semmai il sintomo della malattia profonda della democrazia italiana: il berlusconismo, con il suo portato di degenerazione della dialettica politica (che a destra viene ammantata sotto il rifiuto del «politicamente corretto»), la sistematica delegittimazione dell’avversario (definito «oggettivamente complice di Stalin»), l’odio. Sì, proprio l’odio è forse la categoria politica che meglio definisce l’ideologia oggi dominante a destra.

    Alessandra Mussolini non è una appendice di questo centrodestra. Ne è semmai l’esponente più autentica e sincera.

    Così come lo è Francesco Storace (poco importa che i due siano in pessimi rapporti) che da presidente della Regione fa intercettare i suoi avversari e infiltrare i suoi pirati informatici nei computer del Comune di Roma.

    Così come lo è quel Marcello Pera che identifica l’Occidente con il fondamentalismo cristiano cancellando l’Illuminismo e la Rivoluzione francese.

    Così come lo è l’ex ministro Calderoli, con le sue magliette e la definizione di «signora abbronzata» per Rula Jebreal.

    Questa è la destra italiana. In una «democrazia liberale» Alessandra Mussolini sarebbe stata isolata dal sistema politico. Da tutto il sistema politico. In Italia invece può andare in tv e insultare gli avversari e milioni di persone «diverse».

    Quegli esponenti del centrosinistra che in questi anni hanno provato a «democratizzare» l’avversario (compresa la stessa Mussolini), oggi riflettano.

    Il 9 e 10 aprile non si sceglie solo chi governerà il paese, come accade altrove. Si sceglie la qualità della democrazia italiana.

    www.rossodisera.info