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MESSICO: SCONTRI A TEXCOCO - L’indignazione di Marcos

giovedì 4 maggio 2006

MESSICO: SCONTRI E POLIZIOTTI TENUTI UNA NOTTE IN OSTAGGIO

CITTA’ DEL MESSICO - Due poliziotti presi in ostaggio ieri durante scontri di piazza a Texcoco, alle porte di Città del Messico, sono stati liberati questa mattina dall’intervento massiccio di agenti. Gli scontri sono cominciati ieri sera dopo che la polizia aveva tentato lo sgombero di 2.500 venditori ambulanti. I venditori ambulanti, sostenuti dagli abitanti della zona, si sono opposti allo sgombero. La guerriglia è durata ore, ci sono decine di feriti. Venti persone, soprattutto giovanissimi, sono state arrestate. Due poliziotti sono stati presi in ostaggio dagli abitanti e tenuti per l’intera notte dentro uno dei negozi della piazza principale della città. Hanno detto di essere stati minacciati di finire bruciati vivi, ma di non essere stati malmenati.

Il subcomandante Marcos, capo dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale, ha dichiarato "allerta rossa" per il duro comportamento della polizia e per le ripetute richieste di intervento dell’esercito che si sono alzate da molti mezzi di comunicazione. Gruppi di suoi sostenitori, che lo stanno seguendo nel viaggio attraverso il Paese con cui l’Ezln accompagna il periodo pre-elettorale in vista delle presidenziali del 2 luglio, si sono uniti alla protesta della popolazione. Gli abitanti della zona insorsero quattro anni fa contro la costruzione del nuovo aeroporto internazionale della capitale. Il braccio di ferro durò a lungo, finché il governo federale decise di abbandonare il progetto.
(AGE)

Messico, scontri a Texcoco. L’indignazione di Marcos
Hermann Bellinghausen ed Erika Duarte

Di seguito l’articolo uscito oggi su La Jornada, di Hermann Bellinghausen ed Erika Duarte

Il Delegato Zero indignato per la richiesta dei media di maggiore forza pubblica

Marcos: Le truppe dell’Esercito zapatista si dichiarano in Allerta Rossa

Chiudono le Giunte di Buon Governo ed i municipi autonomi ribelli in Chiapas

Il subcomandante Marcos ha annunciato nel pomeriggio nella Piazza delle Tre Culture di Tlatelolco che le truppe dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln) si dichiarano in “allerta rossa” a causa degli scontri avvenuti a Texcoco e San Salvador Atenco, stato di México, dove poliziotti statali e federali si sono scontrati con abitanti e commercianti. Ha anche annunciato la chiusura delle Giunte di Buon Governo e dei Municipi Autonomi Ribelli in Chiapas. Il passaggio dell’altra campagna nel Distrito Federal ha subito con questo una svolta radicale e drammatica.

Marcos ha espresso indignazione dopo aver visto e sentito dai media la manipolazione delle informazioni relative ai fatti. "Abbiamo sentito gli annunciatori e le annunciatrici di Tele Azteca implorare che si ripristinasse l’ordine, che si mandasse l’esercito a mettere ordine e farla finita conquello che stava succedendo lì. Abbiamo anche ascoltato l’indignazione di telespettatori che mandavano lettere dicendo che erano degli idioti gli annunciatori che stavano chiedendo di mandare altra forza pubblica".

Ha ricordato che "anni fa, nella Piazza delle Tre Culture, ci fu un massacro ed allora il governo disse che l’esercito era stato aggredito. E passò molto tempo prima che qualcuno domandasse che cosa ci faceva l’esercito ad un meeting studentesco. Ed ora a quei mezzi di comunicazione, perfino della radio, non è venuto in mente di domandarsi che cosa ci faceva la forza pubblica a San Salvador Atenco. Stava mettendo in atto questa alleanza tra il PRD ed il PRI per sgomberare alcuni venditori di fiori perché il presidente municipale di Texcoco pensa che imbruttiscono la città; perché vuole mettere un centro commerciale, un Wal-Mart lì a Texcoco e lo disturbano i piccoli commercianti".

Ha dichiarato che adesso il PRD "alleato con il PRI a livello statale e con il PAN a livello federale", dovrà rendere conto della morte del ragazzo assassinato dalla polizia. Come Commissione Sesta dell’EZLN, organizzazione aderente all’altra campagna, ha sollecitato i coordinamenti regionali e subregionali in tutto il paese a realizzare mobilitazioni di appoggio al Fronte dei Popoli in Difesa della Terra (FPDT).
"Come Commissione Sesta ci dichiariamo in allerta. Sono state già dichiarate in allerta rossa le truppe dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e da adesso saranno chiusi i Caracoles ed i Municipi Autonomi Ribelli Zapatisti. A partire da questo momento è attivo il nuovo comando nell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Qualunque cosa mi succeda, c’è già chi prenderà le decisioni. Noi zapatisti oggi siamo Atenco".

Il Delegato Zero ha dichiarato di restare in attesa delle richieste che arriveranno dal Fronte dei Popoli in Difesa della Terra. “Invitiamo a fare riunioni per settore, per regione, come ritenete opportuno ed a concordare queste azioni. Come Commissione Sesta cancelliamo tutte le nostre partecipazioni nelle attività programmate e siamo in attesa delle indicazioni del Fronte dei Popoli in Difesa della Terra. Se ci sarà bisogno là della nostra presenza, ci andremo. Se no, parteciperemo direttamente alle azioni che voi programmerete per domani a partire dalle 8 del mattino”. Ha suggerito azioni come "il blocco di strade e autostrade, volantinaggi, scritte, quello che vi viene in mente, civile e pacifico", ha specificato. "Atenco non può restare solo".

Le voci dalla piazza gridavano “Non è solo”. Marcos ha proseguito: "Non interromperemo queste azioni e questa situazione fino a che non ce lo diranno i compagni e le compagne del Fronte dei Popoli in Difesa della Terra. Non prenderemo in considerazione nessuna informazione che non arrivi direttamente da loro. Per noi, tutti coloro che formano il Fronte dei Popoli in Difesa della Terra sono l’Altra Campagna in quelle terre. Rispetteremo le loro decisioni. Arriveremo fino a dove loro ci diranno di arrivare.

Sono stati chiari nelle loro richieste: liberazione immediata dei detenuti e ritiro totale della forza pubblica che sta invadendo le loro terre. Questo è il nostro messaggio, compagni e compagne. Non solo per l’Altra in questo Altro México, in questa Altra Città del Messico che si sta ribellando. È il nostro messaggio per l’Altra Campagna in tutto il paese. Da Chiapas, Quintana Roo, Yucatan, Campeche, fino alle due Bassa California, Sinaloa, Chihuahua,

Tamaulipas, Nuevo Leon. Da nord a sud, da est ad ovest, che l’Altra Campagna risuoni in Atenco e che ci sia giustizia per i caduti".

Non lasciateci soli, chiede il FPDT

Lo aveva preceduto nel suo discorso América del Valle, rappresentante del FPDT che arrivava da Atenco. Aveva parlato con vigore: "Compagni, ora non porto un machete, ma non è necessario quando si è convinti che abbiamo ragione, adesso che tornano ad aggredirci il governo statale e federale insieme a quella merda dei mezzi di comunicazione". Ha detto che il motivo dell’aggressione subita dai commercianti di Texcoco, e per estensione San Salvador Atenco, "è per il crimine di reclamare un pezzo di terra, un pezzo di marciapiede per vendere i prodotti che producono le nostre terre, che sono il sostentamento di centinaia di famiglie che stanno
resistendo a Texcoco in questo momento.

Questo è stato il motivo dell’aggressione dei cani del governo municipale, del governo statale e del governo federale. Quattro compagni sono stati arrestati per questo crimine.

"Questa mattina sono arrivati centinaia di granatieri per sommarsi a quelli che già stavano cercando di sgomberare i nostri compagni. Hanno arrestato la compagna Patricia Romero, suo padre, Raúl Romero, suo figlio Aladí Romero e Rosalba Castillo. Il crimine per cui ora ci perseguono è quello di continuare ad alzare la voce".

América, figlia di Ignacio del Valle, dirigente atenquense arrestato, ha sottolineato: "Ieri non hanno
voluto capire. Si è cercato ancora con le buone di avere un dialogo, una negoziazione per ottenere garanzia di lavorare tranquillamente. Non hanno capito né vogliono capire. Sono
arrivati a scagliarsi contro i nostri compagni. A San Salvador Atenco, oltre alla polizia statale, è arrivata la Polizia Federale Preventiva (PFP). Non ci domandiamo che cosa ci faceva lì la PFP perché lo sappiamo. Sappiamo che è lì per arrestare il popolo arrabbiato, il popolo organizzato, dovranno utilizzare tutte le loro armi.

Ma loro non sanno che noi non ci arrendiamo". Ha aggiunto: "Ci dicono che è già morto un compagno. Riteniamo responsabile di questo il governo municipale di Texcoco, i perredisti che continuano ad innalzare in maniera equivoca le loro bandiere con il sole, il governo statale, tutti i priisti che sono ora seduti al governo statale, Fox ed il PAN. Da qui riteniamo responsabile tutta la classe politica di quello che sta accadendo nelle nostre comunità".

La giovane ha chiesto la libertà dei suoi compagni arrestati ed il ritiro della PFP e della polizia statale. "Se non sarà così, siamo disposti a continuare. A non fare un passo indietro", ha
avvertito. Ha affermato che "i mezzi di comunicazione ufficiali mi domandavano un attimo fa se non avevamo vergogna, e lo ripetiamo ancora una volta, ascoltateci bene Televisa e TV Azteca, i principali amarillistas di questo paese: non ci vergogniamo di difendere quello che è nostro, non ci fermeranno perché siamo molto arrabbiati, perché abbiamo molto coraggio, e questo coraggio si canalizzerà in organizzazione, nell’unità con altri popoli. Credevano che Atenco sarebbe rimasto
così piccolino, invece no, faremo in modo che in tutto il paese ci siano molti Atencos, molti".

Davanti a più di 2 mila persone che ascoltavano attentamente, ha rivolto un appello urgente: "Abbiamo bisogno della vostra mano per resistere, per andare avanti. Da soli non ce la facciamo". Ha invitato le persone a concentrarsi all’Università Autonoma Chapingo e al Ponte di Ferro di Ecatepec. "Vi invitiamo a farlo in maniera organizzata. I cani si aggirano ovunque a cercare chi li paghi, perché ci dicono che da un’altra parte sono caduti alcuni, che in un’altra hanno colpito a machete altri. Nessuno ci chiede chi è caduto da questa parte. Nessuno dei mezzi di comunicazione ci ha chiesto quale è stata la ragione, ma si sono invece dedicati a denunciare".

Ed ha detto: "Abbiamo bisogno della mano degli studenti, abbiamo bisogno della mano dei coloni.

Abbiamo bisogno di tutti voi per resistere, per andare avanti. Da soli non possiamo. Facciamo appello a tutto il popolo del Messico, a tutte le organizzazioni sociali coerenti, anche a quelle che non si sono unite all’altra campagna, vi chiediamo di mobilitarvi ovunque voi siate. Anche voi siete Atenco. Quando esiste dignità ci sono molte mani che si sommano a questa lotta che non è solo in questo pezzetto di paese chiamato Atenco. È di tutto il Messico e con dignità, con fede, con decisione, dobbiamo farla finita con loro, con il loro sistema repressivo e mediocre che beneficia solo pochi. E’ arrivata la nostra ora, compagni".

Istanti dopo, confermando la morte di un giovane di 14 anni nel municipio mexiquense, a voce alta, América ha detto: "Ne è già morto uno. Che si guardino le spalle questi cani perché adesso è uno della nostra parte ma domani, oggi stesso, ce ne saranno anche dalla loro parte. Maledetti assassini".

Concludendo l’atto, al quale era arrivato in motocicletta, Marcos si è riunito per 30 minuti circa con i rappresentanti di Atenco e gli organizzatori dell’altra campagna nel centro della città, in una falegnameria al pianterreno dell’edificio Chihuahua dell’unità residenziale di Tlatelolco.

Contemporaneamente dalla piazza è partito un corteo di protesta verso la Segreteria di Governo per esigere il ritiro della PFP dal municipio di San Salvador Atenco ed il rispetto del FPDT. Questo, mentre si annunciavano concentramenti nel viale Ignacio Zaragoza per definire le azioni di appoggio al popolo di Atenco.

In questo modo si è concluso il giro nel centro della capitale che la Commissione Sesta dell’EZLN aveva iniziato il mattino riunendosi nell’Emiciclo Juárez con la comunità lesbico-gay e gruppi di lavoratori del sesso che reclamavano il rispetto dei loro diritti e la cessazione della repressione omofobica e la mancanza di rispetto alla libera scelta delle preferenze sessuali.

Intorno alle 11 Marcos aveva lasciato la sua motocicletta per viaggiare in Metro da Hidalgo a La Mercede, nel cui centro si è riunito con i commercianti. Nel tragitto a Tepito la consegna era stata "Tepito sì, Wal-Mart no".

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” - Bergamo)

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Galleria Fotografica al Link:

http://www.edoneo.org/texcoco.html


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