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Milano : Lettera aperta sulla scuola di via Quaranta

giovedì 27 ottobre 2005

Una scuola egiziana come termometro dell’accoglienza di Milano

La vicenda dell’istituto di via Quaranta, fondato sei anni fa, in cui studiano circa 300 bambini esplode nello scorso mese di settembre. Dal Comune arriva la diffida a cominciare le lezioni, motivata dalle condizioni in cui verserebbe la sede, ritenuta inagibile. Ma una soluzione alternativa tarda ad arrivare. Alcuni genitori decidono di trasferire i propri figli nelle scuole pubbliche milanesi, altri scelgono di non mandare i bimbi a lezione, altri ancora, per protesta, fanno partecipare gli allievi alle lezioni improvvisate sul marciapiede.

La Lega Nord organizza un presidio contro la “scuola araba”, dove, al contrario di quanto millantato dagli esponenti del Carroccio, la lingua e la cultura egiziana sono materie di studio complementari e non esclusive, affiancate alle lezioni di italiano.

Le ultime notizie parlano di un istituto privato bilingue che i genitori degli alunni vorrebbero fondare, costituendo un’associazione. Il consolato egiziano si sarebbe impegnato a fare da garante per il nuovo sodalizio, al fine di ottenere nuovamente la disponibilità di alcuni locali precedentemente messi a disposizione da un’associazione meneghina.

Nel frattempo Agnoletto ha rilanciato la necessità di porre rimedio alla «storia infinita» dell’istituto di via Quaranta, trovando al più presto uno spazio dignitoso per i ragazzi e recuperando il danno d’immagine che la vicenda ha arrecato alla società civile milanese, apparsa in questo contesto come poco capace di accogliere una piccola sfida del multiculturalismo.

Sperando di far cosa gradita, vi inviamo il testo della sua lettera aperta ai cittadini di Milano, pubblicata domenica 23 ottobre sul Corriere della Sera:

Lettera aperta di Vittorio Agnoletto sulla scuola di via Quaranta,
«non voglio vergognarmi di essere milanese:
troviamo le aule per questi bambini, organizziamo una grande festa di solidarietà»

«Cari concittadini,

vi scrivo per condividere con voi la vergogna che cresce dentro di me per la situazione che si è venuta a creare nella scuola di via Quaranta. Le autorità si rimpallano le responsabilità e propongono soluzioni che durano al massimo qualche ora. Sulla testa di questi bambini si sta giocando uno scontro tutto interno alla politica italiana. Sono le vittime designate da chi cerca di rilanciare le fortune della propria parte politica attraverso un clima di odio e di razzismo.

Nel frattempo questi giovani allievi non possono frequentare le lezioni, come fanno invece i loro coetanei, rischiando così di compromettere l’anno scolastico e provocando gravi disagi alle loro famiglie.

Nei giorni scorsi, insieme ad altri, ho incontrato il direttore dell’istituto, Ali El Sharif, che ci ha con garbo illustrato la situazione: le materie insegnate sono legittime e non hanno nulla a che fare con il terrorismo, i genitori desiderano solo che ai bambini, a fianco delle ore di italiano regolarmente previste, vengano anche impartite le materie del regolare programma scolastico egiziano. E lo vogliono fare nella piena legalità, alla luce del sole (ma possibilmente non per strada). Ma Milano gli ha sbattuto la porta in faccia.

A nulla è valsa la loro disponibilità a trovare comunque una soluzione per l’attuale anno scolastico in attesa di ottenere il prossimo anno il riconoscimento di scuola parificata, così come ce ne sono già tante a Milano.

È questa l’idea di accoglienza che vogliamo comunicare? È questo il massimo che possiamo offrire alle prossime generazioni? O dimentichiamo forse che questi bambini hanno gli stessi diritti di tutti i nostri figli, sia quando studiano in Italia sia quando frequentano una scuola parificata all’estero? Le sfide che il multiculturalismo impone saranno ben altre: se queste sono le premesse, Milano sarà destinata ad un futuro di conflitti ed egoismi.

Lancio un appello a tutti i presidi della città: è possibile sperare che qualche scuola dia la propria disponibilità a fornire delle aule in cui questi bambini possano recuperare il tempo perso e ricominciare i loro studi?

Lancio un appello a tutti noi, alla Milano del volontariato, delle forze democratiche, dei tanti artisti disponibili a battaglie di civiltà: organizziamo un appuntamento pubblico, una festa di riconciliazione per permettere a migliaia di milanesi di manifestare la propria solidarietà a questa comunità e il proprio impegno per la costruzione di un mondo multiculturale».

Vittorio Agnoletto, europarlamentare della Sinistra Europea