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NEOCONSERVATORI E CRISTIANESIMO PAGANO

martedì 12 luglio 2005

di Michele DI SCHIENA

L’esito del referendum sulla procreazione medicalmente assistita sembra aver confermato nella sinistra la convinzione che il cosiddetto mondo cattolico, fatte alcune marginali eccezioni, sia attestato sulle posizioni integraliste e conservatrici che oggi hanno nel cardinale Ruini il più autorevole punto di riferimento. Un errore questo causato da una insufficiente conoscenza di tale “mondo” fatta di attenzioni quasi esclusivamente rivolte, da una parte, ai vertici della gerarchia ecclesiastica e, dall’altra, ad alcuni noti esponenti dell’oramai storico “dissenso”.

Una conoscenza quindi parziale che non consente di cogliere appieno le sensibilità, le tendenze e le scelte di quella miriade di movimenti, gruppi, comunità e centri di solidarietà e di servizio che costituisce oggi il tessuto fondamentale dell’esperienza cristiana e che nella sua maggioranza rifiuta, senza teorizzazioni e senza proclami, il nuovo temporalismo, il liberismo ovattato ed il possibilismo bellico del presidente della CEI.

Si tratta di una vasta area che «è Chiesa», che si ispira al Concilio Vaticano II e che accoglie il magistero della gerarchia cattolica quando esso si muove nel campo che gli è proprio rigettandone gli sconfinamenti che offendono l’autonomia della politica e non sono espressione della forza liberante e trasformatrice del Vangelo.

E’ dunque a questa rilevante parte dell’esperienza cristiana che la sinistra di cultura laica deve guardare considerandola non come altro da sé ed ancor meno come terra di conquista ma come un grande fermento di energie spirituali e morali che possono esprimere, sul versante politico, una domanda di radicale cambiamento nella convinzione che «un altro mondo è possibile» e che si possa davvero incominciare a costruirlo nel nostro Paese. Un’area che non è e non vuol essere politicamente strutturata ma che merita ugualmente attenzione per il contributo d’ “anima” e di idee che può dare allo schieramento progressista sui temi fondamentali del rispetto della vita, della pace, della dignità umana, della famiglia. Un’attenzione che sembra mancare tutte le volte che si sponsorizzano con eccessivo entusiasmo battaglie su problemi delicati e di coscienza che, pur avendo (come quella del recente referendum dall’impossibile quorum) un indubbio fondamento di giustizia, finiscono per essere egemonizzate da culture individualistiche e borghesi che predicano il liberismo sfrenato e si schierano con la guerra preventiva.

Facendosi trascinare in queste battaglie, senza un’adeguata ponderazione dei loro esiti e dei loro effetti, la sinistra di cultura laica determina spesso disagi in quella di cultura cristiana e rischia di cadere nella trappola delle destre che, consapevoli oggi del fallimento berlusconiano ma incoraggiate dall’esperienza delle elezioni presidenziali statunitensi, puntano sulla “santa alleanza” tra il neoconservatorismo liberista e la destra cattolica come la sola possibile carta vincente nella prossima consultazione politica. Un’intesa per tenere alto il vessillo dei tradizionali (e deformati) valori del trinomio “Dio, patria e famiglia”: Dio non come l’amore assoluto che s’incarna per redimere e riscattare l’intera umanità ma come il prodotto dell’esigenza di costruire nell’immaginario collettivo l’idea di una autorità suprema che con le sue regole ed i suoi precetti giustifichi e tuteli un determinato sistema; la patria non come popolo legato da una comune tradizione storico-culturale ed aperto all’incontro con gli altri popoli ma come etnia arroccata nella “fortezza” del proprio territorio e della propria civiltà considerata superiore alle altre; la famiglia non come cellula vitale della società aperta alla collaborazione e al servizio ma come nucleo autoreferenziale ripiegato sui propri interessi e garante della stabilità dell’ “ordine” esistente.

Si tratta di una sfida che non va evitata né affrontata in maniera ideologica. Un confronto che deve essere accettato ed allargato a tutte le scelte che si muovono a favore o contro il principio di uguaglianza, che accettano o rifiutano il dominio dell’uomo sull’uomo, che favoriscono o respingono la pratica della violenza ed il ricorso alla guerra. E’ questo il terreno sul quale ci si deve muovere per disvelare le ipocrisie e fare esplodere le contraddizioni di quel perbenismo borghese e conservatore, fatto di cattolici integralisti e di “atei devoti”, che guarda al cristianesimo non per trovare in esso «la via, la verità e la vita» ma, come ha detto il Presidente Pera durante un recente dibattito sul libro del Papa “L’Europa di Benedetto”, una «religione civile», un sostegno sacrale quindi al “pensiero unico” ed alle disastrose politiche che da esso procedono. «Veluti si Deus daretur» (fare come se Dio esistesse): è questa l’esortazione accoratamente riproposta durante il citato dibattito. Un uso insomma politico del cristianesimo apertamente patrocinato, quando viene da destra, dalle stesse cattedre e dalle stesse tribune che lo condannano senza appello quando lo attribuiscono alla sinistra, come è accaduto per la teologia della liberazione e per altre coerenti testimonianze della radicalità evangelica. Un cristianesimo “pagano” che si costruisce il suo “Dio” a propria immagine e somiglianza per fargli dire ciò che esso vuole accreditare e fargli prescrivere ciò che esso vuole disporre. Un malinconico segno dei tempi che va apertamente contrastato senza le tanti distrazioni e gli eccessi di prudenza che certo non sono utili al Paese e giovano ancor meno alla Chiesa.

Brindisi, 07 luglio 2005