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NO VAT: Siamo indignati. La politica non può più essere suddita del Vaticano

lunedì 13 febbraio 2006

Roma, in diecimila sfilano “in pacs”

«Siamo indignati. La politica non può più essere suddita del Vaticano». Dal corteo “no Vat” anche un messaggio all’Unione: la mediazione non basta

di Castalda Musacchio

Cala la sera in piazza Campo de’ Fiori. E tornano a bruciare le streghe. Anche il giorno induce alla memoria. L’11 febbraio di 77 anni fa lo Stato - Mussolini per la precisione - siglò un accordo con il Vaticano concedendogli un privilegio. Di fatto quello di un’ingerenza: della piena ingerenza della Chiesa cattolica nella sfera politica, italiana in particolare. Ieri in piazza a Roma si è chiesta l’esplicita cancellazione di quel concordato.

Si è chiesto simbolicamente di ripristinare una linea di confine violata. Si è chiesto - per dirla con le diecimila voci del corteo “no Vat” - di riaffermare alcuni principi di laicità. E le streghe sono tornate simbolicamente a bruciare.
Non poteva che essere così. Aggredire i corpi, la libera espressione della sessualità, le donne in particolare, non è forse questa la “prima” delle strategie “teocon”? E ieri da Bocca della verità a Campo de’ Fiori non si poteva che sfilare “in pacs” per dirla con uno slogan.

Anche perché - il nesso è chiaro - il messaggio che il comitato “facciamo breccia” - promotore dell’iniziativa - ha voluto lanciare non può che giungere dritto alle orecchie - e qualcuno auspica anche al cuore - di alcuni esponenti dell’Unione. Lo urla Elena Velena, esponente storica del movimento transessuale: «No Pacs? Diciamolo chiaramente a Rutelli. No voti». «Sfiliamo con rabbia e indignazione anche per chiedere un’inversione di rotta - sottolinea Julia Pietrangeli di Arcilesbica nazionale - e per riaprire una questione tutta politica che oggi tiene banco: ritornare in sintonia con la società che non corrisponde affatto a quella auspicata nelle stanze dei palazzi».

Sarà per questo che, nonostante un evento praticamente organizzato in pochi mesi e con l’assenza dei partiti, - a eccezione di Rifondazione, i Verdi, la Rosa nel pugno, e sindacati di base come i Cobas - proprio quella società ieri ha dato prova di sé. In diecimila - ragazzi ragazze associazioni collettivi come quello studentesco e centri sociali - hanno “fatto breccia” nel centro della capitale.

«Basta con una politica suddita delle ingerenze vaticane», dirà ancora Lidia Menapace. Imma Barbarossa, del Forum delle donne del Prc, le sfila accanto. «Quella di oggi è una prova concreta della forza di un movimento che nasce spontaneamente e che rivendica un’etica politica». E qui si sfila «per una politica trasversale» - come urlerà “l’inventrice” dell’evento, Porpora Marcasciano, dal palco.

«La nostra - dirà ancora Nicoletta Poidimani di “Facciamo breccia” - è la richiesta di un’autodeterminazione come pratica». Non è un caso che al centro del corteo si urlino slogan contro la precarietà nel lavoro indotta da quella che è ormai nota come la direttiva Bolkestein. E ancora per l’aborto, per una sessualità libera non vincolata da diktat “vecchi” come urla ancora una ragazza. Ma si manifesta anche con gioia. I ragazzi ci sono. E cantano al suono di “Bella ciao”. Perché siete qui? «Perché noi siamo liberi» rispondono. «E vogliamo la libertà di tutti e di tutte». Una libertà di essere - diranno ancora - ciò che siamo.

E’ ancora il movimento Glbt a rivendicare quell’urgenza di riportare anche nel dibattito politico la centralità di una questione: difendere i diritti di tutti e di tutte. Soprattutto di chi è - nonostante tutto - ancora discriminato. Soprattutto contro chi «vuole mettere a tacere la libera espressione della società rispondendo ad atti che sono determinati - e come non notarlo - da precisi input politici». Come non condannare ciò che è accaduto proprio all’inizio della manifestazione? La Digos che entra in azione per far riavvolgere un manifesto dei Cobas con su scritto “Ruini e Ratzinger pericolosi impiccioni”, con l’accusa di vilipendio al Capo di uno Stato straniero. «In questo modo si sfiora addirittura il ridicolo - nota ancora Elettra Deiana (Prc) -.

Ma secondo voi un manifesto con su scritto “Ratzinger e Ruini pericolosi impiccioni” può essere tacciato di vilipendio?». Annagrazia Stammati dei Cobas: «Siamo scandalizzati. Ciò che è accaduto è gravissimo. Si è arrivati addirittura a picchiare alcune compagne che reggevano lo striscione». «E’ davvero inaudito - noterà la stessa Titti De Simone (Prc) - un gesto che non può che essere denunciato». Eppure non sono riusciti nonostante le intenzioni a rovinare il corteo. E’ stato bello e gioioso. E sono arrivati in tanti e da tutt’Italia. Da Firenze, da Catania, da Milano.

Ci sono i ragazzi delle federazioni giovanili, le ragazze dei comitati per le donne, da Catania il collettivo “open mind” propone il prossimo gay pride per dire: «Anche noi siamo attivi come l’Etna». E ieri sono arrivati in treno da Bologna, da Pisa, da Milano. Un movimento del tutto trasversale e spontaneo. «E’ il segno - suggerisce Capezzone - che la richiesta di un’idea di cittadinanza nuova è forte». «E’ il segno - incalza Vladimir Luxuria - che anche su alcuni punti messi in programma dall’Unione si deve ripartire». E occorre ripartire da qui. “In pacs”.

http://www.liberazione.it/giornale/060212/default.asp


Galleria Fotografica della Manifestazione dell’11.02.2006 al sito: http://www.edoneo.org