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New Orleans: la Chernobyl dell’impero USA

lunedì 5 settembre 2005

Editoriale di Radio Città Aperta

Nell’aprile del 1986 l’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl rivelò al mondo non solo i pericoli del nucleare, ma portò alla luce il logoramento dell’Unione Sovietica. Un sistema economico e politico che aveva retto per settanta anni alla competizione globale con il capitalismo, rivelava così la sua fragilità interna che sarebbe esplosa poi fragorosamente cinque anni più tardi con la dissoluzione della stessa URSS.

L’inondazione di New Orleans, quasi venti anni dopo, rivela al mondo non solo la pericolosa inettidudine dell’imperatore Bush (una sorta di novello Caligola nei cui occhi la luce dell’intelligenza sembra non dover mai comparire) ma mette a nudo la fragilità interna e il logoramento di un sistema economico e politico che ha dominato per decenni i rapporti di forza mondiali.

Dalla fine della seconda guerra mondiale, il modello americano ha cercato di conformare a se stesso le relazioni internazionali attraverso il dominio sui paesi subalterni. A questi ultimi aveva assegnato il compito di assicurare le risorse e la lealtà militare in cambio della conformità.

Lo "stile americano di vita" si è retto così su pochi fattori ritenuti irrinunciabili: bassa imposizione fiscale realizzata attraverso tagli selvaggi alla spesa pubblica e alle infrastrutture; bassi tassi di interesse per permettere mutui accessibili e acquisti a rate di tutti i beni di consumo possibili e immaginabili attraverso l’indebitamento delle famiglie; benzina a mezzo dollaro al gallone (quando in Europa o in Giappone costa tre volta tanto) per permettere la circolazione di migliaia di SUV che consumano come uno Shuttle; la circolazione di una quantità di dollari a livello mondiale superiore a quelli circolanti nel territorio degli Stati Uniti per poter finanziare con il signoraggio internazionale del biglietto verde la voragine del debito e del deficit americano.

Ma questo "american way of life", in nome del quale è stata scatenata la guerra preventiva, ha lasciato milioni di "morti e feriti" anche all’interno della società americana. Sacche di vero e proprio Terzo Mondo dentro la società statunitense hanno così continuato a convivere e ad essere nascoste negli USA come polvere sotto al tappeto.

Negli ultimi anni questa escalation regressiva sul piano sociale è aumentata a dismisura - come documenta l’ultimo rapporto dell’Ufficio del Censimento USA: i poveri sono cresciuti, le infrastrutture e i servizi del paese sono fatiscenti e logorati dai tagli alla spesa pubblica, le carceri straboccano di miserabili e le libertà civili sono strozzate dal dogma della sicurezza nazionale.

L’impantanamento nel mattatoio iracheno e afgano erano già stati rivelatori significativi della difficoltà dell’impero USA a gestire il disperato tentativo di mantenimento della propria supremazia nei confronti del resto del mondo, ma l’uragano Katrina e l’inondazione di New Orleans hanno portato la contraddizione rivelatrice nel cuore stesso dell’impero. L’inefficacia dei soccorsi, la fatiscenza delle infrastrutture, la mancanza di prevenzione e l’emersione del "popolo dell’abisso" davanti alle telecamere del mondo, sono indicatori spietati della crisi morale ancora prima che economica e sociale della potenza che ha voluto dominare il mondo.

La disperata difesa a oltranza dei filoamericani italiani, non riuscirà a salvare gli Stati Uniti dall’impietosa diagnosi della storia e dalla feroce terapia della realtà nè più nè meno come avvenne per l’Unione Sovietica con Chernobyl venti anni fa. Prima se ne rassegnano meglio sarà per tutti.

http://www.radiocittaperta.it/

Messaggi

  • Cari compagni, e anche a tutti i fessi che dicono america(+bush)=bene e invece comunismo + marx=orrore e morte, guardate e meditate se veramente era l’URSS il vero impero del male o un paese che dà una nazionalità in nome di un ideale liberista che porta a uccidere tuo padre e tua madre per il misero "profitto"...