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Nicaragua : Bananeros sfollati dai Corpi speciali della Polizia

venerdì 7 ottobre 2005

Occupata ancora la Procura dei diritti umani (PDDH)

di Giorgio Trucchi

Solo pochi giorni fa, i bananeros ammalati a causa del Nemagón avevano ottenuto un importante successo nella loro lotta iniziata più di sette mesi fa.

La Asamblea Nacional aveva finalmente accolto le loro richieste ed aveva iniziato a compiere gli Accordi firmati con i bananeros il 11 agosto, dopo uno sciopero della fame e della sete e l’occupazione dell’installazione della Croce Rossa nicaraguense.
Con questo risultato, i bananeros si sono avvicinati sempre di più all’epilogo di questa interminabile lotta che li ha visti impegnati per ottenere risposte concrete ai loro bisogni da parte delle istituzioni nicaraguensi.

Un punto che resta ancora in sospeso è quello del 25% del banano (vedi articolo "Deputato sandinista in Bananazo" su www.itanica.org ), per il quale i bananeros hanno chiesto da più di sette mesi un intervento diretto del Procuratore per la Difesa dei Diritti Umani, Omar Cabezas.

All’entrata a Managua il 2 marzo scorso, le migliaia di bananeros che avevano percorso 140 chilometri a piedi per raggiungere la capitale, si erano fermati davanti alla Procura dei Diritti Umani e avevano chiesto ufficialmente a Cabezas di emettere una risoluzione in difesa dei proprio diritti che, secondo loro, erano stati violati dal deputato sandinista Marcelino García (secondo un’indagine giornalistica de El Nuevo Diario, García avrebbe distribuito tra i bananeros beneficiati dal 25% delle entrate della commercializzazione delle banane, solo 10 dei 20 milioni guadagnati dalla impresa Trabanic, di cui i bananeros sono soci e si rifiuta di presentare pubblicamente i Libri contabili dell’impresa).

La pressione dei bananeros era aumentata e lo scorso 7 aprile avevano occupato la Procura dei Diritti Umani e poi firmato degli accordi con il Procuratore, il quale ha più volte garantito che avrebbe emesso la risoluzione, cosa che ad oggi non ha ancora fatto.

Una delle accuse che rivolgono al Procuratore Cabezas è di non essere imparziale, ma di attenersi alle direttive del suo partito (Fsln) e quindi di non emettere una risoluzione di accusa ad uno dei principali leader, nonché deputato, del Frente Sandinista della zona di Chinandega.

Il Procuratore Cabezas si è sempre difeso rimarcando il grande impegno della sua gestione a favore degli ammalati del Nemagón, che è sfociato in una denuncia a Ginevra presso la Commissione dei Diritti Umani della Onu e in una risoluzione di condanna del caso da parte di tutti i Procuratori dei diritti umani centroamericani.

Durante la giornata del 3 ottobre, i bananeros hanno di nuovo perso quella pazienza che, in modo ammirevole, ha permesso loro di resistere più di sette mesi alle intemperie per far valere i propri diritti ed hanno nuovamente occupato, in modo pacifico ma determinato, la Procuraduría para la Defensa de los Derechos Humanos (PDDH).

Circa sessanta persone sono arrivate all’improvviso e dopo alcune colluttazioni con le guardie private dell’istituzione, sono entrate ed hanno occupato i locali, iniziando uno sciopero della fame fino a che il Procuratore non avesse emesso la tanto attesa risoluzione.

Il Procuratore Omar Cabezas, chiuso a chiave nel suo ufficio, si è rifiutato di uscire e di ascoltare le petizioni dei bananeros ed ha invece chiamato la Polizia.
A nulla è valso l’intervento della società civile nicaraguense che ha cercato di mediare nel conflitto in atto e poco dopo è arrivato il primo contingente di poliziotti, che sono entrati nell’edificio e si sono presentati dal Procuratore per sapere quali fossero le sue decisioni.

Omar Cabezas ha infine chiesto l’intervento dei Corpi speciali antimotines per far sgomberare l’edificio e per far arrestare la gente che l’aveva occupato.

Nel giro di pochi minuti è arrivato un autobus carico di antimotines in tenuta antisommossa e la tensione è cresciuta.

Di fronte alla possibilità di uno sgombero violento, che certamente avrebbe potuto avere ripercussioni gravi per le decine di bananeros già anziani e malati, gli ex lavoratori e lavoratrici delle bananeras nicaraguensi hanno deciso di farsi arrestare, di raggiungere il Posto di Polizia a piedi scortati dai poliziotti e di iniziare là lo sciopero della fame.

All’uscita dalla Procura dei Diritti Umani, tra grida ed applausi, i bananeros hanno rilasciato dichiarazioni alla stampa mentre aspettavano che la Polizia indicasse loro il posto dove sarebbero stati condotti.

Secondo Victorino Espinales, dirigente della Asotraexdan, "il Procuratore della Repubblica dei Diritti Umani ci sta facendo arrestare e noi ci andremo in modo volontario perché non vogliamo scontrarci con gli antimotines che, alla fine, non sono colpevoli di questo. Vogliamo però far sapere a tutto il Nicaragua che questo comportamento di Omar Cabezas, Procuratore dei Diritti Umani, non è diverso dal comportamento di Somoza e della sua Guardia Nacional.

Vogliamo far sapere ai mezzi di comunicazione che siamo già preparati per uno sciopero della fame da iniziare nel carcere dove ci porteranno.

Se non moriamo qui vuol dire che moriremo là dove ci portano. Che questa vergogna faccia il giro del mondo, una vergogna del Procuratore dei Diritti Umani.
Ci ha detto che ci riceverà martedì, ma non ci crediamo perché conosciamo questo tipo di giochetti.

Il principale ispiratore della Rivoluzione di questo paese, il comandante Carlos Fonseca, che è anche stato capo di Omar (Cabezas), ha detto che "dal carcere io accuso..." e oggi noi diciamo lo stesso a Omar Cabezas.

Qui il popolo del Nicaragua ha la risposta. Il signor Omar Cabezas ci sta facendo arrestare. Andiamo in prigione con dignità e principi, senza scontrarci con gli antimotines perché non siamo qui per questo, ma per riscattare i nostri diritti.
Non ci vergogniamo di uscire pacificamente perché sappiamo che la risposta la deve dare il Procuratore e sarà lui a dover gestire questa vergogna e per questo motivo deve essere destituito dalla carica che riveste perché non è degno di questo posto".

Anche Carmen Ríos, leader delle vedove del settore dei lavoratori della canna da zucchero che stanno morendo di Insufficienza renale cronica, ha rilasciato dichiarazioni molto pesanti "nemmeno il Governo e la Asamblea Nacional ci hanno trattati in questo modo, perché sanno che la nostra lotta è sempre stata pacifica e civica. Il nostro Procuratore dei Diritti Umani invece ci sta trattando in modo vergognoso. E’ una vergogna per il mio Paese avere un Procuratore dei diritti umani di questo tipo" (Registrazione audio sul sito www.itanica.org )

Dopo una veloce negoziazione la Polizia non ha voluto arrestare i bananeros, probabilmente consapevole dei problemi che avrebbe generato l’inizio di uno sciopero della fame ad oltranza da parte di decine di persone già gravemente malate.

I bananeros alla fine si sono disposti su due file e sono tornati a piedi al loro accampamento, mentre in serata un membro della Procura dei diritti umani ha fatto sapere che la risoluzione verrà emessa il martedì della prossima settimana, quando ormai saranno quasi 8 i mesi di permanenza dei bananeros a Managua.

Si è conclusa così un’altra giornata piena di tensione, di quella che sembra sempre di più una storia infinita, una storia di lotta e sofferenza, una storia che dovrebbe vedere le migliaia di persone ammalate concentrare le proprie energie contro le multinazionali nordamericane colpevoli di questa tragedia e le istituzioni nicaraguensi impegnate a proteggere e sostenere i propri cittadini in questa lotta in difesa dei propri diritti calpestati.

Ma fino ad oggi sembra che queste migliaia di persone saranno costrette ad andare avanti con una lotta interna ed esterna al proprio paese.