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Nicaragua : bananeros verso la meta finale

giovedì 1 settembre 2005

di Giorgio Trucchi

Sono partiti da Chinandega il 20 febbraio e sono arrivati a Managua il 2 di marzo dopo una marcia di 140 chilometri e con 19 punti da presentare alle istituzioni nicaraguensi.

Sono passati sei mesi e mezzo (194 giorni oggi) in cui hanno provato di tutto.
Hanno scelto una via non violenta, la più difficile nel Nicaragua d’oggi dove le istituzioni sembrano ascoltare solo chi le mette con le spalle al muro, una via in cui sacrificare le proprie vite, già drammaticamente compromesse dal Nemagón, per essere ascoltati.

Hanno minacciato di interrarsi vivi, di darsi fuoco, di morire di fame, di crocifiggersi ed ora di morire di sete per risvegliare la sensibilità e l’impegno con il proprio popolo del governo e soprattutto dei deputati.

Hanno passato lunghi mesi sotto il sole cocente dell’estate e poi sopportando un inverno particolarmente intenso e piovoso. Cibo e medicine apportate dalla società civile nazionale ed internazionale e condizioni di vita a volte insopportabili.

Durante il mese di agosto hanno occupato la Croce Rossa Nicaraguense impedendo le donazioni di sangue ed iniziando uno sciopero della fame e della sete che ha portato tre di loro (due donne e un uomo) sull’orlo della morte per blocco renale.

Alla fine hanno ottenuto che la Giunta Direttiva della Asamblea Nacional firmasse degli accordi in cui si impegna a dare le risposte richieste durante le prime settimane di settembre, quando i deputati rientreranno dalle vacanze (se ne erano andati allegramente in ferie mentre la gente del Nemagón stava morendo).

Fondamentale anche la presenza della società civile che ha accompagnato i bananeros in questa nuova forma di protesta ed ha mobilitato i propri contatti per un accordo veloce con i deputati.

Nella Ciudadela del Nemagón si respira ora un’aria di calma ed attesa e si spera che siano veramente le ultime battute di quella che è diventata un’interminabile odissea.
Con il governo manca ormai molto poco alla firma degli accordi finali che completerebbero quelli già assunti e quasi totalmente rispettati del 13 maggio 2005.

Si stanno terminando le ultime riunioni per definire i dettagli dei progetti di riforestazione e controllo ed analisi delle acque nella zona di Leòn e Chinandega, la creazione e impulso di manuali e progetti per pratiche di coltivazione organica, l’eliminazione totale di 29 pesticidi tra cui la famosa "nuova dozzina maledetta", l’inizio di programmi produttivi attraverso il piano "libra por libra" per contadini ammalati a causa del Nemagón, l’assistenza sanitaria gratuita in tutti i Dipartimenti in cui ci sono persone ammalate per il Nemagón, che comprende anche un piano di assistenza oculistica gratuita con la donazione di occhiali e la proposta passata alla Asamblea Nacional per la riforma della Legge 456 sull’Insufficienza renale cronica e per la riforma al Bilancio della Repubblica per includere la somma di 103 milioni di cordobas per poter dare la copertura sanitaria accordata.

Con la Asamblea Nacional, invece, si attende il mese entrante per affrontare i punti fondamentali che sono quelli già menzionati della Legge 456 e della riforma del Bilancio della Repubblica e inoltre la risoluzione per evitare qualsiasi modificazione od abrogazione della legge speciale 364 e ancora più importante, la creazione della Legge Speciale di Pensione Vitalizia per le persone ammalate per la quale si è costituita una Commissione speciale integrata da deputati, bananeros e società civile (tra cui la ex deputata Monica Baltodano in rappresentazione della ong Popol Na).
Le prossime settimane saranno quindi di intensa attesa e per il prossimo fine settimana è previsto l’arrivo di molti ex lavoratori e lavoratrici del banano che arriveranno nella capitale per apportare la pressione necessaria sui deputati.

Per quello che riguarda le denunce contro le multinazionali del banano colpevoli di aver prodotto, venduto ed applicato il Nemagón in Nicaragua, i bananeros della Asotraexdan presenti a Managua hanno iniziato un nuovo processo di revocazione del mandato come loro rappresentante legale all’avvocato nordamericano, Juan Josè Dominguez ed agli avvocati nicaraguensi a lui legati. La rottura con il loro avvocato è sopraggiunta dopo che quest’ultimo ha annunciato pubblicamente che non riconosceva più come persone di sua fiducia i leader che stanno portando avanti la lotta nei pressi della Asamblea Nacional nella capitale ed ha inviato le migliaia di persone che rappresenta ad abbandonarli.

Restano ancora inspiegabili le motivazioni di tale azione che si è incrementata con la sospesione di qualsiasi tipo di sostegno economico, come il pagamento dell’affitto dell’ufficio che avevano a Chinandega e di tutto il materiale cartaceo e di documentazione.

Attualmente i bananeros hanno deciso di utilizzare la Legge 364, che obbliga il governo a fornire assistenza giuridica alle persone ammalate a causa del Nemagón e si stanno svolgendo le prime riunioni per definire chi saranno i nuovi avvocati che seguiranno con loro il caso e che comunque, dovranno coordinarsi con avvocati nordamericani che fanno parte di organizzazioni per la difesa dei diritti umani e che sono relazionati con il Centro Nicaraguense de Derechos Humanos (Cenidh).

Intanto altri settori di bananeros ammalati a causa del Nemagón e legati al buffet giuridico nicaraguense di Jacinto Obregón e a quello nordamericano di Provost-Humphrey hanno ottenuto una prima importante vittoria.

La giudice Socorro Toruño del Tribunale Civile e del Lavoro di Chinandega ha condannato le multinazionali Dole Food Company Inc., Occidental Chemical Corporation, Shell Oil Company, Standard Fruit Company e Dow Chemical Company a pagare 97 milioni di dollari a 150 bananeros rimasti sterili e con vari tipi di malattie nervose.

Particolarmente interessanti sono state le prove apportate dai legali nicaraguensi, tra le quali varie lettere interne alle compagnie produttrici durante gli anni 50, 60 e 70, che avvisavano le multinazionali presenti in Nicaragua sull’estrema dannosità del Nemagón.

Ora la sentenza dovrà passare ai tribunali nordamericani per la sua esecuzione.
La risposta della Dole Food Company Inc. non si è fatta attendere e con la logica mercantilistica e insensibile di sempre, il suo portavoce in Nicaragua, Humberto Hurtado, ha tacciato di "corrotto" il sistema giudiziario nicaraguense.

"Questa nuova sentenza evidenzia ancora una volta la natura corrotta del sistema giudiziario nicaraguense. Non può sfuggire il carattere di questo sistema di giustizia che favorisce solo determinate inclinazioni politiche e sappiamo quali sono le inclinazioni dei giudici che hanno emesso tali sentenze ed è davvero un litigio tra una tigre libera e un asino legato. Queste sentenze non sono altro che un’orchestrazione fraudolenta di giudici, avvocati, medici e degli stessi bananeros che vogliono fare soldi con il tema del Nemagón".

Hurtado ha poi mostrato una lista di nomi di presunti afectados che hanno avuto figli durante gli anni 60, 70 ed 80 ed ha aggiunto "questi medici dicono che sono sterili e questi figli da dove vengono? Come fanno i medici a dire che sono sterili e i giudici a dire che bisogna pagargli milioni di dollari? Non sono in grado di dire se sono i medici o i giudici che hanno mentito, ma qui ci sono persone che si dicono sterili e che hanno molti figli".

Hurtado ha poi concluso nella sua intervista con El Nuevo Diario che "la Dole non nega di aver utilizzato il Nemagón in Nicaragua, ma non accetta che abbia causato tutte queste malattie. Bisognerebbe cercare altre cause, perché non esiste un’evidenza scientifica accettabile che leghi il Nemagón con tutte queste malattie. La zona d’occidente del Nicaragua è una zona agricola da molte decadi e si sono applicati molti altri prodotti.

Inoltre alla Dole non è mai stato detto che il prodotto era nocivo, anzi hanno sempre detto che era un prodotto sicuro e ancora oggi la Dole crede che sia vero e che nessun nicaraguense si sia ammalato per il DBCP, perché scientificamente si è vista la relazione tra DBCP e sterilità solo nelle persone che lo producevano e non in chi lo applicava".

Nonostante questo, le lettere interne alle imprese produttrici inviate alle compagnie che lo applicavano dicono il contrario e ancora più drammatica è la testimonianza dei lavoratori che hanno denunciato di aver costantenente bevuto acqua dalle tubazioni che venivano usate anche per spargere il Nemagón.

Rispetto all’accusa della Dole di persone che sono state beneficiate dalla sentenza e che avrebbero procreato figli dopo il contatto con il pesticida, la giudice Toruño ha dichiarato che la denuncia è stata presentata da 200 persone, ma solo 150 sono state beneficiate proprio perché altre 50 avevano questa contraddizione.