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OGGETTO: Aggressione in gruppo di un ubbriaco inerme a Sassuolo (MO)

martedì 7 marzo 2006

All’Egregio Signor MINISTRO dell’INTERNO ROMA

e p. c. alla PROCURA della Repubblica di LA SPEZIA - SP

al Quotidiano “RINASCITA” R O M A (con preghiera di pubblicazione)

A Destinatari Vari

OGGETTO: Aggressione in gruppo di un ubbriaco inerme a Sassuolo (MO)

Egregio Signor Ministro,

mi spiace di doverle inviare la lettera che sto per scrivere ma non posso far tacere la mia coscienza per non sentirmi indegno di me stesso a fronte di sessant’anni spesi intensamente per la ricerca della verità e, credo per questo, per il bene dei miei simili quali che siano.

Mi riferisco al noto episodio di Sassuolo (Modena) di ieri (28 febbraio) che il Suo intervento istituzionale non ha minimamente ridimensionato. Ci sono fatti, che restano integralmente quello che sono in forza dell’oggettività e della ragione.

Ciò che mostra la video registrazione non è un’opinione ma una realtà a cui non si può aggiungere o togliere alcunché. Tre uomini malmenano, pestano, massacrano un quarto uomo (un loro simile!) un ubriaco quasi nudo, inerme, con evidenza assoluta non in forze da difendersi o comunque così tanto impaurito da non potere tentare di farlo e, che implora aiuto. Ad un certo punto della selvaggia aggressione, uno degli aggressori - il più robusto, mi pare - gli salta addirittura addosso arrecando ulteriori e peggiori - e non sappiano quanto irreversibili danni traumo-organici o traumo-neurologici, al corpo del povero disgraziato.

La valenza penale di un’aggressione in gruppo di una persona ubriaca e inerme è aggravata dalla circostanza del gruppo stesso, che esprime la tipica vigliaccheria di gente violenta quanto poco coraggiosa.

Solo in un secondo tempo apprendo trattarsi di tre agenti dell’ordine, il che dà al fatto una connotazione diversa ed una valenza penale infinitamente più grave.

E’ fuori dubbio che gli agenti dell’ordine sono anzitutto uomini e, come tali, aventi il diritto di difendere, se aggrediti, la propria incolumità, ma non possono andare minimamente oltre allo stretto necessario. Parliamo di agenti aggrediti, che non è il nostro caso. La scena ripresa dal televideo mostra tre uomini che non si difendono da aggressioni ma si accaniscono contro il corpo di un essere umano, che sta sulle difensive perché è in evidente stato, sia pure solo psicologico, in cui non è più in grado di aggredire. Questi tre uomini lo colpiscono con calci e pugni, in ogni parte del corpo e specie sull’addome (e non so se anche sul viso), dove ci sono organi vitali come il fegato e la milza, al punto che uno dei tre - come ho già detto - gli salta e balla addosso per evidente intenzionale maggiore danneggiamento somatico. Il pestaggio continua fin quando l’aggredito grida di dolore e/o per chiedere aiuto o clemenza.

Io non so chi sia l’aggredito né cosa abbia provocato la reazione dei tre uomini. So per certo:

1 - che in quell’uomo ho visto un mio fratello o un mo figlio (ho ricordato il lontano episodio in cui miserabili avvinazzati soldati della Corona Britannica pestarono a sangue mio padre senza una ragione, a Tripoli, subito dopo l’occupazione della Libia da parte della soldataglia angloamericana, avvenuta il 23 gennaio del 1943:io , appena ragazzo, ero restato bloccato dal terrore);

2 - che nessuna offesa precedente o resistenza attuale giustifica il pestaggio ripreso:

3 - che gli agenti dell’ordine possono solo difendersi se aggrediti;

4 - che la loro prima cosa da fare è quella di immobilizzare il resistente o l’aggressore;

5 - che costoro hanno il dovere di arrestare - senza alcuna violenza, che non sia la forza indispensabile al successo dell’operazione - coloro che vengono colti in flagranza di reato o dei ricercati, se riconosciuti con certezza;

6 - che gli agenti dell’ordine - come tutti i cittadini e più di questi - non hanno diritto di farsi giustizia da sé;

7 - che il compito degli agenti dell’ordine, in situazione di piazza, non va al di là del bloccare, immobilizzare, arrestare, salvo diverso ordine da parte di superiori che tuttavia, non possono mai ordinare di aggredire senza un’immediata ed evidente emergenza;

8 - che gli agenti dell’ordine di non hanno alcuna veste giuridica di infliggere punizioni corporali, meno che mai in piazza, meno che mai del genere pestaggio; 9 - che nel pestaggio in questione si possono ravvisare gli estremi di una vera e propria tortura, del tentativo di mutilazione se non di omicidio non potendo un aggredito sopravvivere con un eventuale fegato spappolato o con lesioni interne capaci di risolversi in emorragie inarrestabili o abbondanti;

10 - che il crimine del pestaggio è aggravato dalla circostanza specifica dell’azione di gruppo;

11 - che il crimine commesso dai tre uomini è notevolmente aggravato se compiuto da agenti dell’ordine in divisa e nell’esercizio delle proprie funzioni;

12 - che tale crimine, nelle circostanze in cui è stato consumato, non può avere alcuna attenuante;

13 - che i responsabili di tale crimine, consumato a danno di un individuo ubriaco e inerme, vanno, a mio avviso condannati: a) a provvedere a proprie spese ad un rigoroso esame clinico (ecografico, anzitutto) del corpo del pestato; b) alle cure totali del caso c) al risarcimento totale del danno arrecato; d) alla pena prevista dal codice penale per un crimine della fattispecie con le due aggravanti sopra specificate;

14 - che i responsabili del crimine in questione meritano, sempre a mio avviso, di essere allontanati definitivamente dai rispettivi corpi di appartenenza, per evidente carenza delle attitudini richieste se non per indegnità;

15 - che indulgere significa riconoscere che si possa essere agenti dell’ordine e nello stesso tempo delinquere impunemente nel modo che abbiamo visto e quindi autorizzarli a reiterare il reato.

Egregio Signor Ministro, mi spiace di averla delusa ma il senso della giustizia non ammette eccezioni meno che mai per coloro che rappresentano la giustizia stessa. Affermare il contrario significa che gli agenti dell’ordine possano commettere violenza senza l’immediata motivazione dell’autodifesa, impunemente, violenza che non si potrebbe mai configurare in quella consumata nel caso specifico Fatti del genere disonorano la civiltà ed offendono la sensibilità del cittadino “civile”. Se la popolazione di Sassuolo solidarizza con gli autori del crimine in questione, ciò vuol dire semplicemente, purtroppo, che la di essa evoluzione è ancora, per certe circostanze, magari solo di carattere etnico (razzista), al livello tribale.

Civiltà vuol dire che nessuno si possa permettere di aggredire un inerme chiunque esso sia, e che un agente aggredito non possa andare al di là dell’autodifesa dei limiti della sufficienza, circostanza totalmente estranea al caso in causa. Il video mostra chiaramente che l’aggredito, quasi, nudo non era in grado di reagire quando viene compiuto il pestaggio e che comunque non ha reagito, quando si è visto contro tre uomini che lo pestavano animalescamente e quando, con uno addosso sul proprio corpo, gridava di dolore o per implorare aiuto.

Io mi sento offeso nella mia sensibilità di uomo evoluto ed esprimo tutta la mia condanna dei responsabili - oltre che la solidarietà per la vittima sconosciuta augurandomi che l’autorità giudiziaria faccia semplicemente quanto nel caso specifico va fatto senza indugi e senza attenuanti di sorta.

Cordiali saluti.

Carmelo R. Viola

Centro Studi Biologia Sociale

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