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PER FEDERICO ALDROVANDI

venerdì 22 settembre 2006

Voglio porgere un invito ai commentatori che domani affronteranno l’ingrato compito di riferire della manifestazione in programma a Ferrara per chiedere che sia fatta luce sulla morte di Federico Aldrovandi.

Quasi tutti quelli che conoscono la sua storia lo devono alla sua famiglia, che ha trovato la forza di reagire a una situazione che nessun cittadino italiano dovrebbe mai affrontare.

Una mattina di un anno fa, il 25 settembre, Federico non è tornato a casa. E’ morto a pochi metri dalla sua abitazione, all’alba, in una tranquillissima zona di Ferrara, dopo un serata con gli amici.

La polizia, che ha disgraziatamente incrociato il destino di Federico quella mattina, riferì che il giovane diciottenne era stato sorpreso a picchiare la testa contro i pali della luce. Dice che ci fu chi telefonò al centralino per avvertire di questa bizzarria di Federico e che gli intervenuti si adoperarono per contenerlo e soccorrerlo.
Qui comincia una vicenda che sarebbe surreale se non chiamasse in causa l’onorabilità delle istituzioni e non traesse spunto dalla morte di un ragazzo.

La polizia non ha saputo produrre la telefonata al centralino, che non ha lasciato traccia.

La polizia riferisce che Federico, molto agitato, sarebbe salito due volte sulla loro auto per lanciarsi nel vuoto, la seconda addirittura a cavalcioni di una delle portiere aperta. La polizia riferisce di averlo immobilizzato e ammanettato.

I genitori di Federico però sono chiamati riconoscere un cadavere che porta i segni di una selvaggia violenza, difficilmente compatibili con l’autolesionismo. La stessa polizia riferisce di aver rotto due manganelli. Sul corpo tumefatto ci sono anche diverse ferite, una delle quali allo scroto (ricordate Federico che si tuffa dal tetto della volante a gambe aperte?).

La versione della polizia non concorda con quella dei sanitari intervenuti in seguito. Sulla stampa locale Federico muore "per un malore provocato dalla droga", i cronisti locali vengono "imbeccati" e denunceranno poi pressioni. Passano i mesi e i risultati dell’autopsia sul corpo di Federico tardano troppo. I genitori non sanno che pesci pigliare, visto il muro di gomma che avvolge la vicenda ancora più di quanto la nebbia non cinga la città in quei mesi. Scoraggiati pensano di aprire un blog per denunciare i loro sospetti e chiedere ragione delle troppe incongruenze.

Il blog si rivela provvidenziale, diversi volontari lo affiancano e diffondono la storia di Federico. Gli eventi vengono analizzati in rete, emergono sempre più numerosi particolari "inquietanti" e comportamenti altamente disonorevoli, quando non veri e propri reati, sia da parte di elementi della polizia che del "sistema" cittadino, troppo veloce ad assolvere distrattamente chi invece sarebbe stato richiesto di chiare e solari spiegazioni. Perizie contestate, indagini interne affidate a personale in rapporti stretti con gli indagati, contraddizioni a valanga e comportamenti contrari ai doveri imposti dallo status. I sindacati di polizia non mancano di coprirsi di vergogna in nome di un peloso garantismo.

A oggi la storia di Federico è ancora in attesa di un verità giudiziaria; è giunto l’interessamento del Ministro dell’Interno e il questore di Ferrara (particolarmente sgradevole nella vicenda) è stato promosso e rimosso. Ma ancora la verità sulla morte di Federico non c’è.

A Ferrara si terrà quindi una manifestazione, il 23 settembre, con la quale la famiglia e quanti hanno affiancato la loro lotta contro un’istituzione sorda ai diritti dei cittadini e cieca con le responsabilità dei suoi operatori, chiederanno verità sulla sua morte.

Alcuni giornali hanno già preparato il "panino" con il quale fanno digerire questo genere di notizie ai loro lettori.

Secondo queste geniali fonti la manifestazione per Federico può essere utilmente tradotta e riassunta nella domanda: "Ci saranno violenze?". Domanda che presume la pubblicazione di una serie di ipotesi apocalittiche e di quadri che dipingono l’arrivo dei barbari nel tranquillo paesone estense, la prima fetta del panino.

Per concludere, a manifestazione passata, la seconda fetta composta da una serie di articoli a stigmatizzare qualche slogan controverso urlato da chissà chi o una scritta su un muro.

Ovviamente questo serve a non riferire delle raccapriccianti circostanze della morte di Federico e dell’inverecondo comportamento degli agenti coinvolti, dei loro colleghi, del questore e in generale di tutto il sistema ferrarese, stampa compresa.

Per questo, visto che la prima parte del panino ci è già stata propinata, pregherei i signori della stampa, in particolare quelli della stampa ferrarese che hanno più di qualcosa da farsi perdonare, di evitare di servire la seconda fetta. Se proprio non possono pubblicare un’analisi obiettiva della vicenda di Federico, per informare i propri lettori e come attenzione dovuta a un difetto "di sistema", tacciano.

Facciano finta di non aver saputo della manifestazione o parlino d’altro; sarà sempre meglio del noioso ed ipocrita panino con il quale ormai traducono qualsiasi protesta in una pochade per creduloni impauriti dai teppisti non meno che dai truci musulmani.

Giù il cappello, frullatori di hamburger nel fast-food dell’informazione. Si ricorda la morte di un cittadino che non doveva morire e si accompagna il dolore della sua famiglia. Abbassate gli occhi e fate silenzio. Grazie.

www.altrenotizie.org

Il blog dei genitori di Federico

http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/

Messaggi

  • Cara Patrizia,

    sabato prossimo ci saremo anche noi, in piazza, assieme a migliaia di altre persone, a ricordare Federico e la sua terribile fine.

    Ti saremo vicine, cara Patrizia, come ti siamo state vicine in questo lunghissimo anno, a manifestare per il tuo estremo bisogno - che è anche il nostro estremo bisogno - di giustizia.

    L’Obiettivo della nostra associazione è l’azione politica per dare alle donne quella voce che viene spesso loro negata.

    Il tuo comportamento, però, ci insegna che quando una donna è mossa dalla passione dell’amore materno, da quello stato di fusione con il corpo di suo figlio che durerà eternamente, è capace di prenderla, quella voce, e di usarla.

    La manifestazione di sabato è un gesto simbolico più concreto di qualunque azione concreta, perchè è un atto fertile, che partorirà degli effetti profondi e indelebili in tutte e tutti noi, e nella nostra memoria.

    Noi saremo là, a condividere con te questo momento di grande forza, coraggio e nutrimento per la società tutta, e ti assisteremo ed aiuteremo quando ce lo chiederai.

    Le donne dell’UDI

    Ferrara, 21 settembre 2006"

  • Aldro, un anno di bugie
    by paskal007r@freemail.it

    Esattamente un anno fa, il 25 settembre 2005, veniva ucciso in un bagno di sangue Federico Aldrovaldi, diciottenne, morto nelle mani delle "forze dell’ordine", costato allo stato la rottura di 2 manganelli.

    Esattamente un anno fa, il 25 settembre 2005, veniva ucciso in un bagno di sangue Federico Aldrovaldi, diciottenne, morto nelle mani delle "forze dell’ordine", costato allo stato la rottura di 2 manganelli.
    Morì rincasando, a piedi, dopo una serata fuori casa; alle otto di mattina del giorno dopo sua madre lo chiama più di una volta, gli manda SMS, ma nulla, non ottiene risposta.
    Poi, chiamando quel cellulare col numero del padre (che era memorizzato col solo nome di battesimo, "Lino", nella rubrica), finalmente una risposta; la voce chiese chi era a telefono, di descrivere Federico(!) e si qualificò solo alla fine come un agente di polizia.
    Disse che il cellulare era stato ritrovato su una panchina e che stavano facendo accertamenti, quindi ha riattaccato, sbrigativamente.
    Passano tre ore in cui il centralino della questura viene tartassato di domande, assieme agli ospedali della zona e gli amici di Federico.
    La polizia ha avvertito i genitori di Federico solo alle 11, quando il corpo era già stato rimosso.
    Il decesso è avvenuto alle sei, cinque ore prima.
    Dopo cominciarono le storie, così tante e così diverse che sarebbero la gioia di ogni scrittore. Dissero che un abitante della zona aveva chiamato lamentandosi di delle urla e che arrivati sul posto lo avevano trovato intento a sbattersi la testa contro i muri(!). Dissero che aveva resistito all’arresto, che era addirittura salito sulla macchina della polizia in piedi. Dissero che era drogato, un tossico e autolesionista. Dissero anche che era ancora vivo quando sono arrivati i medici, che addirittura si erano opposti all’idea di togliergli le manette. Dissero che era morto per un malore. Dissero che era morto di overdose. Dissero che non era morto per le percosse, anzi, le percosse non c’erano nemmeno state.
    Dissero una valanga di menzogne.
    I medici invece hanno raccontato una storia diversa, più precisa, ricca di dettagli: hanno riferito che Federico aveva lo scroto schiacciato, una ferita lacero-contusa alla testa e numerosi segni di percosse in tutto il corpo, segni neri ai polsi, lasciati dalle manette. L’ambulanza all’arrivo l’ha trovato già cadavere.
    I fatti lasciano poco spazio, in verità, a divagazioni fantastiche.
    Riassumiamone alcuni: ci sono 2 manganelli rotti, evidenti e numerosi segni di percosse, i segni delle manette ai polsi del cadavere, 4 agenti della polizia sono stati curati nel vicino Ospedale S.Anna, l’auto contro cui si sarebbe ferito Federico è stata riparata e ripulita prima ancora che venissero effettuati accertamenti, non sono state sequestrate le armi del delitto (i manganelli), in una registrazione di una comunicazione tra i poliziotti e la questura gli agenti hanno dichiarato di averlo "pestato di brutto" e altre amenità, sono state fatte false attestazioni nei verbali, i legali e la madre della vittima sono inoltre stati indagati e denunciati disciplinarmente(!!!), tessuti del cadavere prelevati come campioni e classificati come reperti non sono stati conservati e sono stati usati solo per esami estremamente limitati, infine troviamo il ferreo silenzio degli indagati davanti al pm.
    E’ una valanga di fatti che delineano da soli una storia completamente diversa da quella che raccontano le forze dell’ordine ai giornali.
    La storia di una verità palese ma negata, di un’impunità di casta che dopo l’insabbiamento delle indagini sulle violenze del G8 sembra destinata a diventare la nuova regola portando le forze che avrebbero dovuto garantire la legge al di là della legge stessa.
    Tutto questo è inaccettabile in quella che dovrebbe essere una democrazia, è inaccettabile di fronte all’umanità e ai valori di giustizia che la nostra costituzione e la dichiarazione universale dei diritti umani rappresentano, è inaccettabile per chi ritiene di vivere in uno stato civile, per chi ritiene di essere protetto e non minacciato dalle forze dell’ordine, in definitiva è inaccettabile per ogni cittadino che con le sue tasse paga l’esistenza e le armi di chi ha ucciso Federico e che potrebbe in qualsiasi momento essere al posto della vittima.

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