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Primarie dell’Unione : PACIFISTA E DI SINISTRA: VOTIAMO BERTINOTTI

venerdì 14 ottobre 2005

di Alfio Nicotra

Ci siamo. Domenica 16 ottobre il popolo dell’Unione si recherà a votare per il proprio candidato Presidente. Per alcuni è una concessione all’americanizzazione della politica, per altri una grande occasione di partecipazione. Questa contrapposizione non è una cosa oziosa in se ma rischia di diventarlo. Intanto perché le primarie ci sono e domenica si vota, ma soprattutto che volenti o nolenti le primarie hanno fatto irrompere sulla scena politica i contenuti per la quale vale la pena provarci. Le centinaia di iniziative fatte da Fausto Bertinotti in queste settimane sono state un viaggio nel Paese reale, quello che in genere non ha legittimità di parola dentro al Palazzo. Bertinotti è stata la vera novità di questa competizione: dalla precarietà della vita lavorativa e affettiva, al diritto allo studio calpestato dalla Moratti e dalle logiche classiste, alla vergogna dei Cpt e alla necessità di chiuderli cancellando la Bossi-Fini ma anche le parti più retrive della Turco-Napolitano...

La pace poi è tornata prepotentemente all’ordine del giorno nel dibattito dell’Unione. Alle aperture di Prodi al movimento pacifista fatte all’Onu dei Popoli di Perugia (“il ritiro dall’Iraq sarà veloce”) è seguito un fuoco di fila del partito americano che - nonostante i neocons e Bush- è ancora fortissimo nella parte moderata del centrosinistra. Lo stesso Professore ha dovuto cedere alle pressioni con una intervista sul “Corriere della Sera” nel quale ha dichiarato che dall’Afghanistan le nostre truppe non se ne andranno e Bertinotti dovrà accettarlo. A parte che tutto il mondo politico ha pensato - non so quanto giustamente- che Prodi parlasse dell’Afghanistan ma pensasse all’Iraq... .

Vogliamo allora essere chiari: più voti prenderà Bertinotti alle primarie e più veloce sarà , da parte del governo dell’Unione, il ritiro delle truppe dall’Iraq. Quanto all’ Afghanistan il problema è all’ordine del giorno nelle cancellerie progressiste europee (Zapatero ha ritirato metà del contingente) e non riusciremo proprio a capire perché il ritiro non dovrebbe far parte del programma dell’Unione.

Occorre un ripensamento radicale della nostra politica estera: l’Unione ha questo dovere. Basti considerare, in queste drammatiche ore in cui sotto le macerie del Pakistan ci sono ancora migliaia di persone vive che potrebbero essere salvate- che l’Italia ha mandato si’ qualche aiuto ma non ha fatto la cosa più logica da compiere di fronte a questa ecatombe. Ovvero inviare subito in Pakistan le truppe oggi dispiegate, per subalternità a Bush, nel pantano afghano . Sono a un tiro di schioppo dalla tragedia ma non si muovono perché devono proseguire la folle guerra al terrorismo.

E’ la guerra umanitaria, questo ossimoro terribile sulla quale si impiccarono i governi D’Alema e Amato bombardando Belgrado, che deve essere bandida dal programma dell’Unione. Umanità e guerra sono agli antipodi tra loro e mai più devono viaggiare a braccetto.

Le missioni militari sono solo un aspetto della svolta di politica estera di cui il nostro Paese ha bisogno. C’è una legge 185 sul commercio delle armi da difendere con i denti, le spese militari da ridurre, le servitù e le basi militari da rimettere in discussione. Per non parlare di quel “Pentagono dell’economia” che sono le politiche sciagurate del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e del Wto. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: le bombe E (Economia) o F (Finanziaria) hanno effetti devastanti sui popoli della terra a volte superiori a quelli di una o più bombe atomiche.

Perché per noi “pace” non è una parola vuota ma il “cuore” di una nuova politica.

I movimenti hanno in questi anni scosso il Palazzo, contagiato il centrosinistra ma ancora non lo hanno conquistato in pieno. Vedo troppi elmetti agitarsi a tutela dei Nuovi Modelli di Difesa, dei sistemi d’arma a lungo braccio, della idea perversa che si è importanti nel mondo se si dispone di cannoniere, portaerei e cacciabombardieri. Per una svolta pacifista e di sinistra le primarie sono un passaggio importante. Un voto pacifista e di sinistra (il più utile in assoluto), in grado di dare forza ulteriore alle ragioni dei movimenti, è il voto che ci permettiamo di chiedere per Fausto Bertinotti.