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Principi e princìpi

lunedì 10 aprile 2006

di Enrico Campofreda

Non aspettatevi il golpe, non lo farà. Il ducetto di Arcore che abbaia da forte Chigi non può inscenare neppure quel bluff del duce di Predappio che fu la marcia su Roma. I comunisti d’antan sbandierati come spettri, non esistono più. Compaiono solo nelle sue angosciate paranoie. Nessuno gli starà dietro tantomeno gli strumentali alleati d’un tridente spuntato che si sono già smarcati a difesa d’un’identità comunque mai avuta.

Quale scenario si prospetta per la nazione in base al quadro intravisto in questi mesi? Un Paese senza Silvio il Caimano ma con l’alta voracità speculativa e di finanza illecita intonse, col cancro dell’evasione fiscale nelle categorie protette d’imprenditori, commercianti, liberi professionisti, con l’abitudine ormai consolidata nel deregolarizzare i comportamenti sociali, con la privatizzazione di molte attività della vita pubblica tanto amata da taluni politici che si dicono di centrosinistra.

Il governo Prodi due aiuterà quei figli di operai che Berlusconi voleva emarginare a vantaggio dei figli di papà? Domande simili diventeranno quesiti strategico-generali per la vita di milioni di persone che nell’età giovanile, ormai compresa fino ai trentacinque anni, si vedono cronicamente precarizzati e per il tempo a venire dovranno, al più, accettare condizioni e posizioni di lavoro inferiori a capacità e aspettative.

Leggi come quelle Treu e Biagi, opera dei due schieramenti, sono un fantasma emblematico sul fronte dell’occupazione dei cittadini del futuro. E su ogni punto del programma dell’Unione: politica sociale, estera, finanze dello Stato, diritti civili, il Prodi due non può inciampare com’è già accaduto dieci anni or sono e com’è proseguito e peggiorato con D’Alema a Palazzo Chigi. Quei segnali di diversa visione della vita e del mondo che una parte della coalizione mostra e divulga devono trovare udienza e accettazione nelle stanze della coalizione e avere un seguito nella linea politica del nuovo governo. Dovranno anche trovare correttivi legislativi con nuove norme stabilite in Parlamento anzitutto a tutela dei ceti più deboli economicamente.

Il bisogno di felicità brillantemente individuato da Prodi in questa campagna elettorale come aspirazione di vita per l’italiano medio deve avere concrete misure d’attuazione. I lavoratori saranno più felici se il potere d’acquisto dei salari s’accrescerà perché un governo né vile né classista contenirà le speculazioni di strutture grandi (monopoli, banche) e piccole (aziende, esercizi commerciali); se tutti i cittadini contribuiranno a sostenere l’erario statale evitando l’evasione; se lo Stato smetterà i panni del ruvido gabelliere. Se l’occupazione, quella vera - non mascherata da lavoro a termine o a progetto - verrà rilanciata sul territorio nazionale intero, dunque anche al Sud. Se il governo avrà occhio e cuore rivolti ai cittadini ripristinando garanzie per un welfare su sanità, istruzione, assistenza a chi necessita.

Con un cambio d’indirizzo concreto, non con le meline che i berlusconiani del centrosinistra hanno adottato a vantaggio d’un individuo ch’è il simbolo della vita senza regole, del profitto illecito, delle collusioni con la malavita, dell’odio d’una parte dell’umanità, della demonizzazione degli avversari visti come nemici. Aberrante l’ultimo lustro vissuto in Italia e pericolosissimo. Perché ha istillato un disprezzo per gli ideali, un inno all’aggressiva protervia, un proprio ‘fine che giustifica i mezzi’ di cui anche il principe machiavelliano si sarebbe vergognato.

Perciò mentre si srotolano le cifre del tre-cinque per cento di vantaggio dell’Unione sulla “Libera Casa dei Caimani che facevano quel che cazzo gli pareva” scorrono nella mente le immagini di altre vittorie, quella di dieci anni fa o le avanzate storiche della Sinistra di trent’anni or sono ricche di aspettative mai avverate. Ripensando a come e dove finirono quei successi elettorali diciamo ai leader del centrosinistra odierno “Non ridateci un deja vu, dateci il pane e anche le rose”. E auguriamoci che fioriranno.

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