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QUALE STATO...!

giovedì 1 settembre 2005

di Carmelo R. Viola

Un disoccupato involontario è un crimine di Stato; un neonato abbandonato alle possibilità economiche della famiglia e dei parenti, mentre altri nascono nella ricchezza, è un crimine di Stato; un minore privo di sufficiente potere di sussistenza, è un crimine di Stato; un minore cui non sia stato insegnato gratuitamente un mestiere secondo attitudine, è un crimine di Stato; un giovane che non “si sistema” e che sia privo di sufficiente potere di sussistenza, è un crimine di Stato; una persona anziana priva di un sufficiente potere di sussistenza sotto forma di pensione, è un crimine di Stato; un compenso favoloso a giocatori e persone dello spettacolo è una predazione alla collettività e quindi un crimine di Stato; un popolo privo dell’assistenza sanitaria gratuita è un crimine di Stato; dei minori e adolescenti privi della scuola gratuita, è un crimine di Stato. Bastano?

Uno Stato, responsabile di tali e di chissà quanti altri crimini a carico della collettività, che ha il compito naturale di rendere partecipe dei prodotti (beni e servizi prodotti del lavoro), è la caricatura di sé stesso, di fatto un’associazione per delinquere perché consente a pochi di possedere il “ben di dio”, costringe la maggioranza ad arrangiarsi e ad alcuni a morire letteralmente di fame.

Gli anarchici ce l’hanno con tale Stato ed hanno ragione ma proprio tale Stato dimostra la necessità di uno Stato vero, di uno Stato che sappia organizzare il lavoro e distribuirne i prodotti. Delinquere è organizzare una serie di giochi (dal lotto in su) sfruttando il bisogno e il piacere di rispettivamente costruirsi e potenziare il proprio potere di acquisto (cioè di sussistenza).

E’ questa l’anarchia, cari anarchici? Non certo un’organizzazione che non ha norme per realizzare la vera economia a favore di tutti ma solo norme per giocare a chi diventa più ricco e a chi riesce a non morire di fame. Sono le “norme” d cui parlava qualche tempo fa Montezemolo, il presidente della Confindustria.. Sono le norme, appunto, dell’imprenditoria, che è appunto l’impresa-gioco a chi, applicando certe norme tra cui il cosiddetto agonismo concorrenziale - di origine animale -riesce a predare meglio e di più. Sono le regole di uno Stato che confonde il diritto con le proprie regole ovvero che non fa lo Stato ma un gioco in cui lo stesso non è - come vorrebbe il diritto - “padre di tutti” ma un arbitro degli imprenditori, di coloro che giocano a chi diventa più ricco prendendo a pretesto i beni e i servizi, di cui ha bisogno la collettività e attribuendosi il potere - quasi divino! - di “dare lavoro” quando semplicemente comprano il lavoro, di cui non possono fare a meno, al minor costo possibile e totalmente indifferenti ai veri bisogni della collettività, per dirla in termini giuridici, ai diritti biologici o naturali della stessa.

Sempre meno comprendo gli amici anarchici che si battono per la distruzione dello Stato senza accorgersi che una semi-anarchia è già in atto e che il non Stato totale potrebbe significare perfino forme di schiavitù. Per fortuna -non so se sia il caso di dirlo - i fautori dello Stato proforma e di fatto delinquenziale (per i fatti detti più sopra) hanno interesse a mantenere tale fantoccio perché si tratta di uno strumento ludico che consente agli stessi di giocare al potere con compensi e privilegi che non sono da buttare via.

Con uno Stato non economico, come dire non tutore e risolutore dei diritti dei cittadini ed una congregazione di giocatori a chi preda di più e una monetocrazia fatta di banche , di borse e di rapporti azionari, il gioco del potere si fa più appetibile e intrigante e ovunque c’è sempre qualcuno che sputa parole su una balla dopo l’altra senza mai dire quale è la vera verità, e alla massa non rimane che rendersi conto quanto sia ignorante rassegnandosi alle distrazioni del sistema, come il tifo sportivo e le gite in auto comandate.

Lo sapete perché Berlusconi tema tanto il comunismo? Non perché sappia di che parla né perché conosca il diritto ma semplicemente perché la parola comunismo gli ricorda, per associazione di idee, lo Stato vero: quello che non consente che un cittadino possa possedere una villa per ogni occasione mentre qualche altro si suicidi per fame.

Ed è proprio costui che ora si presenta come una specie di Gesù Cristo, pronto a sacrificarsi (lo dice lui stesso!) alle prossime elezioni come leader unico della Casa delle libertà. In realtà, vuole conservare quello che possiede e gli strumenti per, se possibile, aumentarlo. E’ una balla che la punta di qualunque spillo può fare esplodere tra le risate generali.

Chi usa lo Stato per giocare al potere, ignaro del vero diritto, non teme l’anarchia ma uno Stato vero, quello che non legittima i diversi ladrocini del quotidiano e non finge di lottare la mafia (cioè una parte strutturale di sé stesso) mentre ritiene legittimo che cittadini siano costretti a ricorrere all’elemosina, salvo ad arrestarli perché la legge non lo consente.

Carmelo R. Viola
Centro Studi Biologia Sociale
crviola@mail.gte.it