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Quasi una lettera INTERLOCUZIONE PER BERLUSCONI

venerdì 14 aprile 2006

di Carmelo R. Viola

Non tutto ciò che si dice di Berlusconi o che si dice allo stesso, è necessariamente negativo e conflittuale. Forse nessuno ha avuto il coraggio di dire a costui quanto gli ho detto io in diverse lettere private, tre delle quali sono state rese di pubblica ragione su testate giornalistiche. Naturalmente il destinatario non ha risposto e non per mancanza di tempo. Non è il solo a credere che il non rispondere sia la migliore risposta., specie quando chi gli scrive, come nel mio caso, non è un concorrente ma un avversario, non sprovveduto, impietosamente critico.

I membri della cosiddetta opposizione non sono in grado di porgli domande che dovrebbero porre prima a sé stessi (per esempio, sull’accumulo del proprio patrimonio - “predamonio”): infatti, quasi tutti costoro, si stanno costruendo, ciascuno per conto proprio, un “paradiso terrestre” in nome del “bene del popolo”, in barba al principio di uguaglianza democratica.

Con il sistema parlamentare bipolare si è consolidato il ”pensiero unico”, che è basato sulla logica del mercato, che non è l’economia ma la “predonomia”. Pertanto, le differenze sono di ordine non di principio ma simbolico (dal simbolo del partito o dello schieramento) e personale. C’è “alternanza” di simboli e di persone, non “alternative” di principi. Si discuterà sul come far quadrare una legge finanziaria o come ubbidire alle direttive del papa a dispetto della laicità. Ma le contraddizioni del capitalismo vengono a galla nelle due sponde. La sinistra non è meno “capitalistica” della destra e pochi elementi davvero alternativi, non hanno il coraggio di sventolare una verità che li pone fuori della realtà! Così, argomenti - più ridicoli che assurdi - come il risparmio, il debito pubblico, il Pil, il costo del denaro e il fisco, sono presenti nei due schieramenti, nessuno dei quali ha una rispettiva soluzione ottimale (che non esiste).

La contrapposizione è falsata da inconfessabili interessi delle persone. Una di queste è proprio il nostro Berlusconi,che ha una posizione particolare, essendo affetto da turbe esistenziali. Ognuno di noi ha certamente le sue, ma quelle di costui hanno un carattere spiccatamente politico e sono eccezionali per la persona, l’epoca e il contesto in cui si manifestano. C’è una grandezza anche nel patologico e Berlusconi è uno di questi. Piuttosto che di legge finanziaria o del mercato del lavoro - una cosa più grottesca che istituzionale, la prima; una cosa semplicemente vergognosa la seconda - a proposito di che Berlusconi sa "emettere suoni" (parole) a getto continuo e magari con tono di sufficienza, bisognerebbe fargli toccare con mano le sue turbe (per liberarsene) che egli fonde e confonde con le questioni reali del paese.

Berlusconi ama visceralmente il possesso e il potere, fino alla passione, che toglie il lume della ragione o la acuisce fino a fargli trovare motivi che esistono solo nella sua fantasia. La passione sfocia nella paranoia. Una lunga serie di operazioni “da business”, non sappiamo quanto regolari, lo ha sommerso di ricchezza quasi incalcolabile: quella che consente ad un uomo di fare quanto gli piace sulla Terra come in un cortile di casa. A parecchie possibili condanne è sfuggito per decorrenza di termini; per altre pendenze è intervenuto personalmente modificando, attraverso la sua schiera di legislatori, i termini delle leggi richiamate o sostituendole con altre. Chiunque può rinfacciargli questo:è storia.

La migliore posizione di difesa è certamente quella del presidente dell’esecutivo con un potere legislativo e un governo, sua creatura, che pendono dalle sue labbra, dalle quali - si noti la circostanza - non può uscire che la verità. E come dire che Berlusconi ha sempre ragione! C’è un tacito accordo tra Berlusconi e quanti lo hanno seguito, magari dall’oggi al domani, attratti dalla sua sicumera, da un non comune giocoliere di parole. “Forza Italia” è l’espansione della sua stessa persona: il potere della moneta fa miracoli come quello di creare una rete in sintonia di sedi in tutta Italia, costituenti, dall’oggi al domani, il suo strumento partitico-politico. Quale diavolo di cittadino, povero fin all’osso, avrebbe potuto fare una cosa del genere?

Berlusconi ha, dalla sua, anche la forza delle turbe esistenziali: ha la mania di grandezza da ricchezza oltre misura: è come dire che tale ricchezza, dandogli quasi il senso dell’onnipotenza, gli ha dato alla testa facendolo sentire, come capita spesso in circostanze del genere, un “dio precario”. La contraddittorietà del “dio precario” provoca conflitti interiori, lo stress, la paura di perdere ciò che si ha, quindi la “mania di persecuzione”, altri conflitti, altro stress, altre estrinsecazioni patologiche, tra cui l’elezione di persone e simboli persecutori, tali da rendere credibili, nell’intenzione del paziente, le concitate argomentazioni e accuse immaginarie, che ne fanno un “donchisciotte” alla ricerca di mulini a vento.

L’universo ideologico del paziente Berlusconi, è limitato, circoscritto, ripetitivo. Ed anche le parole o locuzioni abusate sono poche: volontà del popolo, libertà, democrazia, benessere, Stato di diritto e alcune altre costituiscono il filo conduttore del discorso diuturno del nostro Berlusconi. Il popolo è libero se può votare (se soffre per povertà e/o per criminalità è un fatto secondario). L‘essere stato lui il vincitore numerico di una competizione elettorale è il nonplusultra del cittadino Berlusconi che riceve l’investitura di potere e lo scettro del comando, indispensabile per “coprire” un passato ambiguo (che sia stato votato per suggestione è un fatto che non conta). Ma le turbe restano e il soggetto vi supplisce facendo la voce grossa e un sorriso fra il l’esperto e l’ironico, per darsi una sicurezza che non ha.

Il problema del paziente in questa malaugurata scadenza del suo mandato (che sembrava, inizialmente, non dovesse finire mai) non è la vittoria del centro-destra sic et sempliciter ma la sua solida riconferma personale a “secondo dopo Napoleone”, a “novello Cristo”, figure che non convincono lo stesso autore ma che rispondono alle proiezioni patologiche della paranoia. Uomini e simboli della sua persecuzione sono il comunismo e il rosso. Il comunismo, nella mente del “perseguitato”, è un termine spregiativo, terrificante e punitivo: ve lo immaginate un “potere proletario che confischi al nostro uomo ogni superfluo e gli dia il libretto di lavoro? “In nome del popolo sovrano, tu, cittadino Silvio Berlusconi, ti guadagnerai la vita lavorando come un qualunque mortale”: sarebbe più che la fine. Il rosso lo ossessiona e lo vede ovunque possa ravvisare un passato antidiluviano di socialismo o un presente che contrasti la sua onnipotenza precaria.: le cooperative, i sindacati, l’opposizione e la stessa Magistratura. La paura del rosso è una confessione di colpevolezza.

Il tempo stringe, le turbe non gli dànno tregua e, in preda ad una depressione sottocutanea, come un bambino frustrato, piangente e sconsolato corre fra le braccia della nutrice, ma no - che schifo! - di un Bush, che odora ancora di giungla, un antropozoo così carico di offese alla specie umana, che sfugge alla giustizia solo perché militarmente più forte di chi lo dovrebbe punire. Berlusconi si cheta per effetto di nuovi allori padronali che gli sanno di garanzia di rispettabilità e, davanti al mondo, come amnistia di ogni “contravvenzione” passata, presente e futura. Infatti, assieme agli applausi dei parlamentari della Casa Bianca, spesso milionari, ha conquistato la medaglia dovuta al guerriero che si batte per la pace e la democrazia. Ma non riesce a non sentirsi più di un donchisciotte moderno e per stare al gioco, si genuflette verbalmente fino a stendersi a terra come un ordinando esaltando i meriti di una potenza, che qualcuno ha definito “fogna aperta dell’umanità”. Con il capo coperto dal velo dell’innocenza come una verginella, canta le lodi della nutrice-padrona e della servitù cortigiana, della loro storia a partire dalla “liberazione” dell’Italia nella Grande Guerra per finire in un elogio massimo e impareggiabile: “tutto il mondo dovrebbe fare come l’America” . Dal punto di vista propriamente storico ma anche clinico, è la più grande idiozia che abbia mai pronunciato un capo di governo italiano per dire grazie per un’onorificenza che, accordata dagli Usa, è un’offesa per una persona normale. Berlusconi è ancora faccia a terra e attende che gli si dia il permesso-ordine di rialzarsi.

L’idiozia in questione comprova la pochezza del vocabolario del paziente e la sua ignoranza parimenti viscerale della vera libertà, della vera democrazia, del vero Stato di diritto e, infine, del vero socialismo. Per comprovare queste affermazioni basta ripercorrere sommariamente la storia relativamente recente degli Usa e dare uno sguardo alla loro vita interna e alla politica estera di quella “fogna”, Per prima cosa gli Usa non liberarono l’Italia, vennero in Europa per dare man forte ai cugini stretti inglesi minacciati dai tedeschi. Non loro ma i sovietici salvarono l’Europa dai tedeschi. L’Italia la occuparono a carattere definitivo dopo averne massacrato, senza alcuna ragione bellica, perfino quartieri di Roma; ne ricattarono il potere politico imponendogli il veto contro il comunismo in cambio della carità del Piano Marshall.. Nel ’45, con il pretesto di por fine alla guerra, consumarono con i due olocausti atomici di Hiroshima e Nagasaki, il più grande attentato terroristico-deterrente della storia per ammonire l’Urss che erano già i più forti del mondo.

Gli Usa contano circa 45 milioni di cittadini senza assistenza sanitaria e dieci milioni di bambini che vanno a letto a digiuno. Hanno una disoccupazione oscillante intorno al 10% su una popolazione di circa 250 milioni; ma il precariato è norma di occupazione con il rischio di ritrovarsi sul lastrico in età avanzata e perfino senza pensione. Un 20% della popolazione adulta è affetta da turbe mentali a causa dell’incertezza esistenziale con un alto tasso di suicidi. Hanno centinaia di migliaia di barboni (homeless: senza casa), specie nelle grandi metropoli; l’uso generale delle armi come mezzo di autodifesa e il più alto tasso di criminalità con una criminalità minorile crescente. In Usa si beve a tutte le ore, si mangia come le capre (donde l’obesità e la connessa patologia cardio-vascolare) e si scambia il rumore con la musica. Naturalmente, ci sono le auree eccezioni. Diversi Stati comminano ancora la pena di morte con modi così barbari che quello della California non sa come “ammazzare” le proprie vittime per obiezione dei medici. Spesso i condannati sono oriundi e gente di colore; vecchi ammalati, handicappati e cerebrolesi, talora innocenti: una barbarie istituzionalizzata in nome della giustizia. Negli Usa vige un razzismo ideologico strisciante contro il socialismo, come la stessa storia dimostra (i “Martiri di Chicago”, il 1° Maggio e così via). Bassa è l’affluenza alle urne e molto alta l’influenza del capitale a tutto danno dei poveri. Fuori casa gli Usa, o “barbari di Nagasaki”, conducono una guerra dopo l’altra per motivi di predazione (in Iraq, del petrolio), con l’uso di armi di distruzione di massa al limite del nucleare, l’impiego di cittadini di infime categorie: oriundi, detenuti, mercenari e il ricorso ad ogni menzogna come quella dell’11 settembre 2001, che ha dato il via alla lotta al “terrorismo” e alle ostilità a tutti gli Stati-canaglia (cioè non Usa-dipendenti).

Se Berlusconi, con il sorriso studiato da commediante trionfatore che lo distingue, ritiene tale paese-fogna meritevole di essere imitato, davvero è fuori fase: non può essere in grado di comprendere e di occuparsi di scienza sociale: mentre l’opposizione non sa cogliere al volo l’autogol dell’idiozia in questione, io gli auguro una benevola assistenza perché guarisca delle sue tenaci turbe esistenziali.