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Quelle trame occulte della storia

martedì 4 luglio 2006

Cospirazioni. Quelle trame occulte della storia

La costruzione del nemico esterno e interno serve a distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle diseguaglienze delle società liberali

Un sentiero di lettura all’interno della teoria del conplotto. Dalla science fiction alle ricostruzioni dell’11 settembre in base alle quali l’attacco alle Torri Gemelle ha visto la complicità del governo Usa Il successo di libri, film e fumetti basati su potenze occulte che vogliono condizionare la vita nazionale o mondiale ha alla base il fascino di una spiegazione semplice della realtà sociale che non ha bisogno di essere dimostrata.

di Roberto Ciccarelli

Mai chiesto perché la vita è così confusa, spaventosa e maledettamente caotica? Risparmiatevelo. E’ solo una cospirazione. Il surriscaldamento globale? Gli attacchi dell’11 settembre? L’avviso di garanzia a Berlusconi da parte della procura di Milano durante un vertice internazionale sulla sicurezza nel 1994? L’aviaria? L’impossibilità di trovare un parcheggio sotto casa? Cospirazioni. Tutte quante. Esistono delle prove?

Non esattamente. Ma è il gioco dell’immaginario cospiratorio: le prove sono inutili se esiste un sentimento diffuso che qualcosa non funziona. Se poi i semi del sospetto vengono fertilizzati da una palata di fatti misteriosi, da coincidenze collegate in maniera unilaterale, da pettegolezzi elevati a livello di verità scientifiche, ecco che allora dalla nebulosa cospiratoria fuoriescono lampi paranoici di ogni tipo.
Prendiamo gli attacchi dell’11 settembre al World Trade Center e al Pentagono.

I luoghi oscuri dell’inchiesta che, a cinque anni dai fatti, ancora non riescono a chiarire come e perché la sicurezza aerea Usa non abbia intercettato l’aereo che si è schiantato sulla seconda torre, come quello che ha centrato il Pentagono, sono diventati oggetto di analisi, e di polemiche, anche in Italia. Se ne sono accorti anchormen come Corrado Augias e Enrico Mentana, il quale ha dedicato due puntate di Matrix partendo dalla proiezione di 11 settembre 2001 - Inganno Globale, il film che il regista indipendente Massimo Mazzucco ha tratto dalla contro-inchiesta che quattromila persone hanno condotto nel frattempo e che oggi si può leggere sul sito internet www.luogocomune.net (oltre un milione di visite).

La play station della storia

Ma se in Italia, al momento, l’immaginario cospiratorio dà i brividi solo a chi prova a guardare nei buchi delle serrature che i palinsesti televisivi lasciano alla programmazione di fine stagione, nei circuiti internazionali della contro-informazione esoterica l’immaginario cospiratorio è da tempo un fenomeno sociale. Il giornalista francese Thierry Meyssan autore de L’incredibile menzogna. Nessun aereo è caduto sul Pentagono (Fandango, pp. 200, €15) e de Il Pentagate. Altri documenti sull’11 settembre (Fandango, pp.117, €10), tradotti in 35 lingue, è universalmente considerato il capostipite della complottistica contemporanea. Meyssan sostiene che il World Trade Center non è crollato perché colpito da due aerei, ma è imploso a causa di cariche esplosive. Mentre il Pentagono è stato centrato da un missile spedito da chissà dove.

I terroristi guidati da Mohammed Atta erano troppo inesperti per guidare aerei con la precisione di un giocatore di play station tanto che - come si vedrà nell’omonimo film proiettato a Cannes - furono sopraffatti dai passeggeri eroici del volo United Airlines 93 destinato a schiantarsi sulla Casa Bianca e che con ogni probabilità è stato invece abbattuto dai caccia. Conclusione: «Dietro ogni terrorista c’è un Bush», come si afferma in Loose Change, il film del giovane regista Dylan Avery, oggi il più scaricato da Internet (oltre due milioni di plug-in).

Ma di queste cospirazioni esistono delle prove? Centinaia, anzi migliaia. Non esiste tuttavia una sola versione dei fatti. Ed è su questa ambiguità, e sulla reticenza del potere politico, che da anni si moltiplica il gioco dell’immaginazione cospiratoria. La reticenza dell’amministrazione americana ad affrontare seriamente l’accaduto alimenta ogni sorta di teoria del complotto alle quali non mancano le ragioni per sospettare. La recente diffusione nei circuiti internazionali dei quattordici fotogrammi, ripresi da una videocamera di sicurezza, del presunto impatto sul Pentagono di uno degli aerei dirottati ha alimentato i sospetti del primo raduno dei teorici della cospirazione sull’11 settembre avvenuto a Chicago poco più di un mese fa. Dalla testimonianza di un benzinaio che lavora nella stazione di servizio davanti al Pentagono, raccolta dal National Geographic solo qualche giorno dopo, si sa infatti che l’Fbi ha sequestrato repentinamente i video dell’impatto, sottraendoli per sempre al legittimo desiderio dell’opinione pubblica di conoscere cosa è accaduto.

Quello dell’11 settembre è tuttavia solo l’ultimo tassello, anche se il più inquietante, che si aggiunge ad una storiografia parallela che offre le chiavi di una contro-storia per spiegare gli eventi più importanti dell’umanità. Prendiamo il cult del momento, la storia raccontata da Dan Brown nel Codice Da Vinci: un’organizzazione segreta, il Priorato di Sion, fondato mille anni fa da Goffredo di Buglione e destinato a custodire le spoglie di Maria Maddalena in un sarcofago, sarebbe depositaria di un mistero capace addirittura di sconvolgere il cristianesimo. Gesù avrebbe figliato con lei e la sua discendenza si trova in Francia e avrebbe oggi il volto di una donna. Salvo poi scoprire che il Priorato di Sion è un ordine creato dopo la Seconda guerra mondiale da una banda di nostalgici del regime filo-nazista di Vichy che aveva dei conti aperti con l’Opus Dei, responsabile a loro dire dello sterminio dei discendenti di Cristo.

Il significato politico della verità cospiratoria non deve però essere sottovalutato. Si tratta di una verità che offre una comprensione degli eventi alla luce di un immaginario paranoico globale che ha al centro gli Stati Uniti, ma che tende a differenziarsi localmente e a trovare primizie di ogni tipo. Il primo ad avere analizzato in profondità questo immaginario è stato Richard Hofstadter in The Paranoid Style in American Politics, un saggio scritto sull’onda della campagna presidenziale del 1964, quando un candidato di estrema destra, Barry Goldwater, sollevò la bandiera dell’elefantino repubblicano contro Lyndon Johnson. Memore del maccartismo, Goldwater evocava il pericolo di un «governo mondiale socialista», spargeva il terrore di una contaminazione delle acque con il fluoro da parte di militanti comunisti e spingeva per l’eliminazione di ogni controllo sul commercio delle armi.
Quello di Goldwater, scriveva Hofstadter, era un immaginario ispirato dal movimento anti-massonico e anti-cattolico del XIX secolo che trovava nella guerra fredda la propria realizzazione ideale. Ma non è solo la destra a cimentarsi con le teorie cospiratorie. Il film di Oliver Stone Jfk, potente rievocazione delle indagini sull’omicidio del presidente Kennedy a Dallas nel 1963 a partire da migliaia di documenti declassificati, ipotizzava complotti planetari dai quali si desumeva il coinvolgimento diretto di Lyndon Johnson.

I nemici invisibili

Esempi di una visione paranoica della lotta politica in cui è in gioco il conflitto tra il bene e il male assoluto. Le somiglianze con l’immaginario dei millenaristi religiosi sono evidenti: alla fine dei tempi solo il Bene sopravviverà, a condizione che non badi ad alcun compromesso e distrugga il nemico che ha le sembianze del Maligno e si incarna nelle istituzioni politiche corrotte, quelle interne ma anche quelle dei paesi stranieri. La democrazia in salsa paranoica viene servita dal direttore del Middle East Forum di Washington, e neo-con d’elezione, Daniel Pipes in un suo libro recentemente tradotto da Lindau, Il lato oscuro della storia. L’ossessione del grande complotto (€ 24,50, pp.392). Qui la «vasta cospirazione contro l’America» di Goldwater arriva a riscrivere l’intera storia dell’umanità, disegnando l’immagine di un governo mondiale detentore di una serie di codici e di trame occulte che spiegano i conflitti nei termini di una lotta tra società segrete come la Mafia, la Massoneria, la Trilaterale, la P2 o l’Opus Dei e non tra le classi.

Per Pipes, infatti, la storia vista con gli occhi di uno spettatore fedele di X-files permette di superare la divisione tra «destra e sinistra», che hanno in comune «la tendenza alla violenza», sino ad affondare i nemici di sempre. Marx e Lenin erano infatti dei complottisti, perché fomentavano la rivoluzione mondiale. Hitler vinse le elezioni del 1933 perché nel mondo c’era chi pensava ad un «complotto nazista» per dominare il pianeta.

Dagli anni Sessanta l’immaginario paranoico si è esteso a livello di massa. Non è solo inestricabilmente legato alla matrice religiosa della nazione americana, ma è diventato uno strumento politico per spiegare la guerra globale da parte di chi in quella nazione non si riconosce. Osama Bin Laden evoca un complotto «sionista» e «filo-americano» sul Medioriente per spingere le masse arabe alla guerra santa contro l’occupazione del «Satana» occidentale dei loro territori. L’America puritana di Bush spinge alla guerra al terrore spiegando la storia come il prodotto dello scontro tra la volontà di Dio e quella di Lucifero.

Quello che in realtà fanno i due soggetti della maggiore fiction di successo d’inizio millennio è di fornire alla maggioranza delle loro rispettive audience una giustificazione dell’esclusione politica e civile dalle rispettive cittadinanze. Per le masse arabe, la sconfitta del nazionalismo degli anni Sessanta e la crescita dei movimenti del fondamentalismo islamico offrono un comodo supporto per la moltiplicazione dell’immaginazione cospiratoria.

Negli Stati Uniti lo stile paranoico si consolida quando diventa l’espressione di una forma postmoderna e paranoica di congiure paventate, ipotetiche o iperboliche espresse non solo da gruppi segreti, ma attribuite allo stesso governo. Entrambe queste versioni sono ispirate dalla stessa logica: quella del potere assoluto che bisogna conquistare o da cui bisogna difendersi.

La congiura e non la storia. La retorica della fine degli antagonismi storici (capitale contro lavoro, Usa contro Urss) piuttosto che la ricerca di nuovi processi di opposizione. In un libro di qualche tempo fa, tradotto in italiano da Garzanti, Il postmoderno, o la logica culturale del tardo capitalismo, Fredric Jameson spiegava questa trasformazione dell’immaginario nei termini di un «tentativo degradato di pensare la totalità impossibile del sistema mondiale contemporaneo».

Erano i primi anni Novanta quando il libro di Jameson venne pubblicato negli Stati Uniti. Allora l’immaginario cospiratorio si era incarnato nei romanzi cyberpunk di William Gibson, Bruce Sterling e nella realtà transnazionale delle multinazionali. Basti pensare al discutibile romanzo - La macchina della realtà (Mondadori) - scritto da questi due scrittori. Una vera e propria «controstoria» della rivoluzione industriale, dove il capitalismo è il risultato di uno scontro feroce tra due organizzazioni segrete che detengono i codici per far funzionare una rudimensionale rete di comunicazione che collega idealmente tutto il mondo, eccetto gli Stati uniti, caduti sotto il dominio della prima internazionale.

Ma per restare in Italia sono gli stessi anni in cui un fumetto raggiunge livelli di vendita da far impallidire i maggiori quotidiani. Si tratta dell’albo di Martin Mystere, dove l’eroe omonimo fronteggi le cospirazioni degli «uomini in nero», setta segreta che cerca di condizionare lo sviluppo storico pr mantenere il potere di condizionamento dell’economia, della politica, della cultura. Oggi, invece, la paranoia iper-tecnologica della science fiction è stata aggiornata all’epoca della guerra d’intelligence contro un nemico senza volto, il terrorista, o il governo che inventa il terrorista per giustificare le proprie azioni, e così via in una regressione all’infinito alla ricerca delle cause remote dell’esistenza della storia.

I nemici della civiltà

Nei trent’anni trascorsi dal saggio di Hofstadter a quello di Jameson è finita la guerra fredda e l’immaginario cospiratorio si è adeguato ad un nuovo tipo di conflitto. A rimanere inalterato è tuttavia il tema ossessivo dei romanzi di Philip Dick: la presenza terribile di una qualche essenza spettrale o di un potere occulto che governa il mondo a dispetto dell’impegno regolativi delle istituzioni democratiche e degli stessi istinti egoistici che alimentano la competizione capitalistica. A popolare l’immaginario di Dick, o di un suo pari oggi, non sarà più una setta di cospiratori marxisti rappresentata dal grande scrittore polacco Stanislav Lem - che non aveva aiutato Dick a percepire i diritti d’autore di un suo romanzo tradotto in polacco -, ma forse quel cittadino britannico di origini pakistane che nella vita insegnava nelle scuole medie di Londra e nel tempo libero ha organizzato l’attentato alla metropolitana di Londra del 7 luglio dell’anno scorso.

Cambia il «nemico della civiltà», ma a rimanere identica è sempre l’idea che ci sia uno straniero operante tra di noi, un agente operante di una potenza ostile, oppure uno dei baccelloni piombati dallo spazio che nel romanzo di Jack Finney - ripreso da Hollywood con la serie sull’Invasione degli ultracorpi - che colonizzano il nostro mondo per distruggere i valori delle liberal-democrazie. Con o senza la cortina di ferro, la paura è sempre in casa, ha solo cambiato volto: da quello squadrato e sovietico di Ivan Drago in «Rocky 4» a quello del rasta giamaicano convertitosi all’islam fondamentalista e tra gli autori dell’attentato di Londra.

L’immaginazione cospiratoria non è più dunque il prodotto esclusivo di gruppi anonimi ed elitari che dall’alto elaborano teorie cospiratorie. Nasce anche nel laboratorio fai-da-te di Internet, viene elaborata dal basso da storici dilettanti, viene diffusa come verità militante a Ground zero dove il cittadino Les Jamieson, originario di Brooklyn, passa ogni sabato a spiegare ai turisti cosa è veramente successo l’11 settembre.

www.ilmanifesto.it


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