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Referendum all’estero

martedì 4 luglio 2006

di Carlo Cartocci

I risultati del voto degli italiani nel mondo mostrano un quadro fortemente segnato da luci ed ombre, ma complessivamente piuttosto negativo. Innanzi tutto i dati: la partecipazione è stata del 27,8%, piuttosto alta trattandosi di un referendum.

Il SI ha ottenuto il 52,1%, il NO il 47,9%. Se si aggrega il risultato in Italia con quello all’estero si ottiene il 63,3% per il NO e il 38,7% per il SI. Quindi il voto all’estero ha abbassato la percentuale del NO dello 0,4% rispetto al risultato italiano (61,7%).

Dopo l’affermazione determinante del centrosinistra alle elezioni politiche all’estero, questo risultato ci appare deludente e occorre disaggregarlo per cercare di capire di più. Se si considera il voto in Europa troviamo una prevalenza del NO (54,7%) rispetto al SI (45,3%). Nell’America del Nord il SI prevale di poco ( il 52,8% contro il 47,2%), mentre nell’America del Sud il divario è molto forte e il SI prevale nettamente (62,9% contro il 37,1%). Anche nel resto del mondo abbiamo il SI al 53,4% e il NO al 46,6%.

Credo che per capire questi risultati vadano fatte tre considerazioni.

1. Innanzi tutto per un referendum è fondamentale l’entità dell’informazione e, ovviamente, la correttezza della stessa. L’informazione all’estero è stata scarsa e soprattutto non si è usato il linguaggio e le modalità comunicative adeguate. Non è un caso che in Europa, dove i cittadini italiani captano facilmente i segnali televisivi nazionali, il risultato è stato decisamente più positivo.

2. In secondo luogo, sia i singoli partiti del centrosinistra sia l’Unione che, non dimentichiamolo è stata il motore della vittoria alle politiche all’estero, questa volta non si sono in alcun modo impegnati. Se si esclude l’impegno personale dei singoli parlamentari eletti all’estero, non si è tenuta alcuna iniziativa rilevante, nessun leaders politico è andato all’estero, pochissimo è stato il materiale informativo e di propaganda approntato e spedito. La paralisi del Coordinamento dell’Unione per gli italiani nel mondo, i contrasti interni ai due maggiori partiti della coalizione sulla nomina del viceministro, le vicende relative al contestato annullamento dell’elezione di una candidata a Rosario, il congelamento dei rapporti fra i partiti dell’Unione, ha determinato un vuoto di presenza e di influenza politica che ha lasciati soli e un poco demotivati i nostri connazionali. Anche su questo punto vale l’esempio dell’Europa: dove c’è una lunga tradizione organizzativa del centrosinistra (circoli, federazioni, associazioni) come in Svizzera, Belgio, Paesi Bassi, Germania , Francia si sono ottenuti ottimi risultati, dove manca l’organizzazione, si è meno radicati e più forte è la presenza delle delocalizzazioni delle imprese del nordest, come in Romania, Slovacchia, Bulgaria, i risultati sono negativi.

3. Non va sottovalutato, infine, l’elemento delusione. Le elezioni politiche all’estero si erano caricate di molte aspettative. Le comunità hanno visto nel diritto al voto un riconoscimento delle proprie realtà e la promessa di primi elementi di soluzione dei problemi sociali, economici e culturali da tempo patiti e denunciati. I primi segnali ricevuti dopo la vittoria del centrosinistra all’estero, determinante al Senato, non sono stati certo incoraggianti: gli elettori esteri, a malapena nominati nei discorsi delle maggiori cariche dello Stato, hanno registrato la perdita del Ministero non compensata dalle scarse deleghe del viceministro e non sembra che le risorse riservate al settore saranno tali da consentire l’attuazione del programma su cui si è andati al voto. Sono soprattutto le comunità dell’America del Sud che attendono un segnale che riguardi l’assegno sociale, la sicurezza sanitaria, la formazione professionale, l’insegnamento della lingua, l’adeguamento e l’ammodernamento dei servizi consolari ecc. I risultati in quella circoscrizione elettorale probabilmente riflettono una serpeggiante delusione di fronte ad un silenzio di proposte e di presa di responsabilità del governo nei confronti del programma. La vittoria del SI in America del Sud è dipesa soprattutto dalla scarsa partecipazione dei delusi.

Credo che occorra presto affrontare la realizzazione del programma, richiamando il ministero degli esteri alle proprie responsabilità e organizzando una commissione interministeriale che affronti i problemi, che sono complessi, chiamando alla collaborazione associazioni, sindacati, enti locali, responsabili dei partiti e delle forze sociali.

Sintesi risultati referendum

Partecipazione estero 27,8%

Risultati solo estero No 47,9% Sì 52,1%
Risultati Italia No 61,7% Sì 38,3%
Risultati Italia-Estero No 61,3% Sì 38,7%
 
Europa
Votanti 349.696 24,7% No 54,7% Sì 45,3%
 
America Nord
Votanti 61.115 26,1% No 47,2% Sì 52,8%
 
America Sud
Votanti 209.067 34,6% No 37,1% Sì 62,9%
 
Asia-Africa-Oceania
Votanti 41.237 31,7% No 46,6% Sì 53,4%
 
Alcuni dati disaggregati.
Paese percentuale votanti No Sì
Svizzera 33,7 59,6 40,4
Germania 20,7 50,2 49,8
Francia 21,8 52,2 47,8
Belgio 17,2 62,6 37,4
Paesi bassi 23,2 61,7 38,3
Bulgaria 40,5 40,9 59,1
Romania 47,8 31,6 68,4
Slovacchia 48,9 48,1 51,9
 
Argentina 39,8 41,8 58,2
Brasile 29,8 26,6 73,4
Uruguay 34,0 40,7 59,3
Venezuela 24,0 36,3 63,7
 
Canada 30,4 49,9 50,1
Usa 23,2 46,6 53,4