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Ricordando Dax

giovedì 17 marzo 2005

di Collettivo Bellaciao

A Milano, nella notte tra il 16 e il 17 marzo 2003, Davide "Dax" Cesare, militante antifascista, viene assassinato da 3 razzisti che feriscono altri 2 compagni. Dax viene portato all’ospedale S.Paolo, dove la polizia aggredisce i/le compagni/e del movimento che - attoniti - chiedevano notizie di Dax.

Quando un ragazzo muore accoltellato in un agguato ed altri due vengono feriti da una squadraccia fascista non ci sono molte parole da spendere: si resta attoniti, sbalorditi e confusi, ma soprattutto rabbiosi.

Rabbiosi perché non è cambiato nulla da quando queste fecce dell’umanità pestavano, ammazzavano, distruggevano le sedi operaie e sindacali negli anni venti.

Rabbiosi perché non è cambiato nulla da quando queste fecce dell’umanità gasavano centinaia di migliaia di "abissini" nel nome di una civiltà superiore.

Rabbiosi... perché sono fascisti.

Messaggi

  • Per Dax.

    E pensare che fino al giorno prima era tutto quasi bello!

    Questo penso quando la mente torna ai giorni precedenti l’omicidio di Davide.

    La guerra sembrava ormai imminente ed inevitabile, ma la gente, imperterrita, continuava a scendere in piazza.

    Pochi giorni prima a Camp Derby avevano tagliato le reti della base militare americana.

    Il Sabato Milano si era riempita di bandiere arcobaleno.

    La CGIL aveva indetto un corteo per la pace con tre concentramenti diversi. Una cosa mai vista!

    Almeno per me che di politica ne masticavo da poco.

    La vie della metropoli quel giorno erano un vero fiume in piena… La piazza della Stazione Centrale non ce l’aveva fatta a contenere quel mare di gente. La folla era dilagata fino all’inizio di Piazza della Repubblica.

    Gli organizzatori parlavano di 600.000 persone. La Questura più prudentemente di 400.000.

    Comunque, un successo!

    E poi c’era quel sole tiepido di primavera a rendere tutto più bello.

    Erano bastate poco più di 24 ore per stravolgere la situazione.

    Il Lunedì arrivavo a scuola in anticipo come al solito.

    Per fare crocchio in cortile. Per immaginare cosa ci saremmo inventati allo scoppio del conflitto.

    All’improvviso mi sento toccare la spalla. Mi appare la faccia scura e tirata del mio più caro compagno di classe.

    “Che è quella faccia!” inizio scherzoso. Lui mi stoppa subito: “Ma come!!?? Non hai saputo!!?? Questa notte…in Ticinese…un ragazzi ammazzato…i coltelli…i fascisti…all’ospedale…la Polizia…un massacro…”.

    Mi ci era voluto qualche minuto per riuscire mettere ordine tra i pensieri.

    Le lezioni non le avevo neppure seguite. Continuavo a pensare a quel ragazzo steso sull’asfalto in Ticinese.

    All’uscita ci eravamo ribeccati al volo. Il gruppo dei più politicizzati. Appuntamento alle 18 alla stazione della Linea 2 di Porta Genova.

    Avevo comprato il giornale. Parlava di una rissa e di un assalto all’ospedale.

    Anche smanettando sulle frequenze di Radio Popolare non ero riuscito a capire molto di più.

    Esco da casa, non prima di aver preso una kefiah. Non si sa mai.

    In metro osservo la gente. Quanti sapranno? Chi sarà rimasto colpito dalla vicenda? Chi verrà al corteo?

    A Porta Genova scende un po’ di gente “giusta”. Dalla mia scuola siamo una decina.

    Ci avviamo verso Via Gola che è già buio.

    La via è già un fiume in piena. Si sta pigiatissimi e la gente continua ad arrivare.

    Parlando con qualcuno i contorni della vicenda iniziano ad apparirmi più chiari.

    A spiegarmi tutto più di tante parole basta una sola immagine.

    Una faccia irriconoscibile tanto è gonfia, deformata e piena di bende. E’ uno dei ragazzi pestati al San Paolo.

    “Dai! Partiamo con questo corteo!” Urla qualcuno.

    Dopo un po’ di esitazioni la manifestazione parte.

    Via Brioschi, dove Dax è caduto, è già piena di fiori. Ci si ferma in un silenzio irreale. Qualcuno piange.

    Altri si abbracciano. C’è chi sta in disparte…in silenzio.

    Si riparte.

    All’improvviso un ragazzo, coperto dalla testa ai piedi, parte di corsa e lancia qualcosa. Il lancio è preciso
    e becca in pieno un terrazzino. La forte esplosione fa venire giù la finestra.

    Solo ora capisco che è un Commissariato di Polizia. Per l’esattezza il Commissariato di PS di Via Tabacchi.

    Altri scrivono insulti sui muri.

    La Polizia non si fa vedere.

    Si torna in Via Gola. Un’amica mi dice che dalla caserma dei Vigili del Fuoco all’angolo hanno messo su “Bella Ciao”.

    La giornata è finita, ma altre più dure ci aspettano.

    Inutile dire che la notte del 17 Marzo 2003 non sono riuscito a dormire.

    I due giorni successivi gli eventi sembrano accavallarsi drammaticamente: la morte di Dax e la guerra imminente.

    La notte di Mercoledì 19 Marzo, a Milano, migliaia di persone si addormentano con l’orecchio attaccato a Radio Popolare o gli occhi sulle televisioni.

    L’attacco scatta inesorabile alle 3 di notte.

    A comunicarmelo all’alba è una mia amica: “Ci siamo, è iniziata!”.

    A scuola una marea di studenti sono fermi in cortile in attesa di decisioni.

    Blocchiamo la strada e dopo un po’ prendiamo la metropolitana.

    Largo Cairoli trabocca di gente. La città è attraversata da un unico immenso corteo. In Via Larga si immettono dalla Statale migliaia di universitari.

    Piazza Duomo è piena, ma noi puntiamo decisi verso la Stazione Centrale che in pochi minuti viene occupata e bloccata.

    I funerali di Davide arrivano in fretta.

    Io ho scelto di non andarci. Non ce l’avrei fatta.

    Chi ci è andato ha detto che probabilmente a Dax sarebbero piaciuti. Il sole, il vento che gonfia le bandiera, migliaia di persone in silenzio e coi pugni chiusi, canti di lotta…

    Alle 15 il Ticinese è già pieno.

    Il corteo si struttura.

    Alcuni ragazzi saltano giù da un tir che va in testa.

    Un mio amico con l’aria seria e preoccupata mi dice: “Noi stiamo in coda a chiudere”.

    La manifestazione parte. Migliaia e migliaia di persone.

    Il corteo si muove con lentezza esasperante. Sembra quasi un serpente alla ricerca di un obiettivo.

    La rabbia dei compagni si sfoga sulle vetrine. Passando ne vedo i segni. Una Cariplo, un’agenzia immobiliare, una gioielleria.

    In Cairoli i ragazzi dei centri si mischiano al concentramento dei pacifisti.

    Arrivati in Piazza Cavour il corteo è un po’ sfilacciato e stranamente gira a destra.

    Si sta evitando il Consolato USA.

    In Palestro sale la tensione tra i compagni, ma ben presto si riparte.

    In San Babila e Corso Europa saltano un McDonald’s, alcuni uffici di lusso e quello mi dicono essere l’ufficio del turismo israeliano.

    Si arriva che il buoi è già calato e Piazza Duomo si sta già svuotando.

    Addosso un forte senso d’impotenza.

    Qualcuno continuerà a sfogare la propria rabbia a San Siro.

    • 20.03.005

      Eccoci... Rozzano... C’è il sole... Anche il vento... Quasi nessuno in giro- beh- è domenica e sono le 2 del pomeriggio... E poi il cemento... Ghetto 02.

      Il cimitero... Siamo pochi compagni... Meglio così, tutto intimo e apparentemente tranquillo... Ma si vede, si sente la rabbia... non so, si confonde tutto con la tristezza. Troppa.

      Entro.

      Riesco a stare dentro poco... 3, 5, 10 minuti, non lo so, non capisco, non percepisco il tempo... Sono in piedi davanti alla tomba.

      Vorrei che non dovessimo essere qui.

      Cazzo.

      Riesco a pensare a poche cose, o forse sono troppe. E mi confondono.

      Cazzo, Dax, te l’hanno fatta troppo grossa.