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SPACCATI

martedì 11 aprile 2006

di Spartacus

Fifty-fifty. Siamo finiti così: nella palude, in bocca al Caimano che in quell’ambiente ci sguazza. L’ha ampliata la palude italiana, ha trovato alleati giusti ovunque, ha soprattutto trovato chi gli porta voti nutrienti per l’ultimo, disgustevole pasto e lo sostiene pensando di diventare come lui. E si sente già come lui. Si sbizzarriranno i politologi a scorticare il recupero estremo del centrodestra: è stato più l’anticomunismo caciarone o lo specchietto dell’abolizione dell’Ici a portar voti al ducetto? L’altra metà del Paese resta cogliona perché la morale d’un pezzo d’Italia d’oggigiorno è questa: chi crede nelle istituzioni, nelle regole scritte non per sé, nella legge che dev’essere uguale per tutti, nell’appagamento dei bisogni collettivi, nelle pari opportunità e nel dovere di ciascuno, lontano da classismi e lobbies oscure è targhettato con l’epiteto strillato a ugola piena da Silvio il Caimano.

Cosa fare? S’è cercato di convincere della gravità del momento ogni elettore anche il più individualista. Certo non è facile convincere i raider della finanza, gli industrialotti dell’egoismo padano, né i commercianti speculatori e i professionisti evasori. Costoro il senso dello Stato non vogliono averlo. Pensano al tornaconto personale costi quel che costi, sono stati allevati nell’Italia democrista a far questo, hanno prosperato per anni col privilegio discreto dell’evasione fiscale. Con la “Libera Casa del faccio quel che cazzo mi pare” hanno avuto lo scatto d’orgoglio d’uscire allo scoperto, di praticare furbizie e inganni, non solo contro l’altra Italia che le tasse le paga, ma di rivendicarli come sacrosanti.

Per questo pezzo d’Italia non c’è contraddizione: il Caimano offre ampie garanzie alla voracità dell’egoismo di ciascuno e la spaccatura dei due blocchi del Paese prescinde dalle “porcate” della nuova legge elettorale - col parziale ritorno al proporzionale su base regionale - studiata ad hoc dalla corte berlusconiana per ingessare la nazione in caso d’alternanza.

Ma cosa deve diventare il Belpaese? Una palude ingovernabile, una giungla in cui vige la legge del taglione, un feudo dove prevalgono i privilegi di alcuni e le soverchierie subite da altri? Dobbiamo arrivare - Garibaldi ci perdoni - a farne due di Italie? Sponda tirrenica e adriatica, Nord e Sud, o Italiette a macchia di leopardo tornando a Principati e Signorie? Chi volete i Guelfi o i Ghibellini? E non crediamo che Giambattista Vico si stropicci le mani.