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SPAGNA: E’ L’ORA DI RIMBOCCARSI LE MANICHE

martedì 16 marzo 2004

di Marco Santopadre

Nello Stato Spagnolo non ha vinto il PSOE, ma ha perso il PP L’Editoriale di Radio Città Aperta di oggi

C’è aria di cambiamento a Madrid, e la gente festeggia la cacciata dal potere dei Popolari di Aznar e del suo sfortunato delfino Mariano Rajoy.
Il giocattolo costruito dal partito di governo sulle menzogne, alla fine si è rotto e prima del tempo, scatenando la reazione popolare e ribaltando i pronostici che davano al PP un margine di vantaggio, seppur risicato, sugli avversari del PSOE.
Milioni di persone sono andate a votare, cambiando atteggiamento negli ultimi tre giorni, per punire chi aveva mentito sulle responsabilità della strage di giovedì, per censurare chi ha portato il paese in guerra sottoponendolo al rischio di essere colpito dalle azioni terroristiche più volte minacciate dalla rete Al Qaeda o da ciò che si nasconde dietro questa sigla. Un voto cosciente quindi, si potrebbe dire addirittura militante, che consegna al Partito Socialista il potere di realizzare le sue promesse elettorali, prima tra tutte quella del ritiro delle truppe spagnole dall’Iraq. La protesta è entrata fin dentro i seggi, ha assediato le sedi del Partito Popolare, e questo è un segnale da non sottovalutare.

Ma di per sé la vittoria elettorale del partito socialista non segna una svolta democratica e pacifista nello Stato Spagnolo, anche se ne crea le condizioni.
I socialisti hanno già governato per moltissimi anni a Madrid dopo l’autoriforma del regime franchista, imponendo ai popoli della penisola la più grande ristrutturazione neoliberista che si fosse mai vista nel nostro continente dopo quella della Thatcher in Gran Bretagna: privatizzazioni, diffusione del lavoro precario, liberalizzazione del mercato degli affitti ecc.

Anche dal punto di vista della relazione con le nazionalità non spagnole dello Stato la politica del PSOE di Felipe Gonzalez prima e dello stesso Zapatero oggi è stata sempre quella della cosiddetta fermezza a livello ufficiale, della non negoziazione, affiancata dagli squadroni della morte utilizzati contro i movimenti baschi per tutti gli anni 80 e parte dei 90. Per non parlare dell’incredibile livello di corruzione che ha caratterizzato i governi socialisti, eguale a quella che ha portato in Italia alla caduta del pentapartito. Otto anni fa il PP andò al potere proprio sfruttando il risentimento dell’opinione pubblica spagnola spossata da decenni di liberismo selvaggio, corruzione, "lotta antiterrorista".

Gli elettori spagnoli per poter punire il regime di Aznar, hanno dovuto votare turandosi il naso. Centinaia di migliaia di elettori della Coalizione di sinistra Izquierda Unida, o del partito nazionalista di sinistra galiziano BNG, hanno scelto questa volta di appoggiare il PSOE che era l’unico partito in grado di ribaltare lo scenario politico statale.

Ancora una volta si rivela che la logica dell’alternanza tra il centrodestra e il centrosinistra è l’antitesi del diritto di rappresentanza politica e di scelta elettorale. Se anche il Partito Socialista volesse smarcarsi dalla guerra preventiva ritirando le truppe dall’Iraq non potrebbe ritirarle dall’Afghanistan, non potrebbe rinunciare ad appoggiare il Golpe permanente contro Chavez in Venezuela o l’aggressione contro la Rivoluzione Cubana, sostenuto in questo dal resto dell’Internazionale Socialista. Con un Partito Popular comunque a più del 35% il potere di ricatto della destra rispetto alla politica di repressione contro il movimento di liberazione basco sarebbe altissimo, così come sulla necessità di un patto contro il terrorismo sia interno che esterno, soprattutto dopo le stragi di giovedì. Per non parlare del clima da stato d’assedio che le autorità spagnole hanno imposto nei Paesi Baschi: due cittadini baschi di 58 e 61 anni ammazzati dalla polizia in soli due giorni, senza che l’opinione pubblica "democratica" dell’Europa prendesse posizione.

Oggi è certamente il tempo di festeggiare la cacciata di un personaggio disgustoso e pericoloso come Aznar, ma anche di rimboccarsi le maniche, ricordando alla leadership del PSOE che gli elettori lo hanno scelto con un mandato preciso: mai più menzogne, mai più guerra. Anche l’enorme successo elettorale di Esquerra Republicana de Catalunya, dimostra che oggi è possibile avviare una nuova fase di nogoziazione con l’ETA, per risolvere un conflitto che ha già mietuto troppe vittime.
Occorre fare in modo che il centrosinistra spagnolo, così come quello italiano, non se lo dimentichi mai.