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Trame nere: I movimenti di destra in Italia dal dopoguerra ad oggi

mercoledì 6 aprile 2005

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di Giuseppe Scaliati

Introduzione

Questo testo intende offrire al lettore una vasta ed esaustiva panoramica della storia e composizione dei movimenti della destra italiana dal dopoguerra ad oggi. La varietà delle sigle, dei personaggi e delle riviste loro collegate è conseguenza della ramificata diffusione nonché dell’eterogeneità della galassia dei movimenti neofascisti.

Già un anno e mezzo dopo la Liberazione d’Italia i superstiti del regime fascista furono in grado di riorganizzarsi politicamente dando vita senza nessun ostacolo - e violando esplicitamente la Costituzione italiana - ad un partito di chiaro ed evidente richiamo alla Repubblica sociale italiana, denominato Movimento sociale italiano.

Pur godendo di una rappresentanza parlamentare limitata, i neofascisti del MSI ed i movimenti ad esso vicini hanno svolto, spesso in concomitanza, un ruolo di primo piano in molte vicende, spesso oscure, della nostra Repubblica. Infatti, i rapporti tra il MSI e i vari gruppi della destra estremista sono stati sempre più o meno stretti, in quanto molti di questi movimenti potevano contare sull’appoggio e sul finanziamento del partito. Anzi, spesso erano creati all’interno del partito stesso da esponenti di spicco che militavano poi in entrambi.

Non era raro quindi che il MSI svolgesse un ruolo di riferimento per l’estremismo nero attraverso le sue organizzazioni collaterali, come il sindacato CISNAL, e il più delle volte tramite le organizzazioni giovanili del partito, come il FUAN e il Fronte della gioventù. Queste organizzazioni hanno rappresentato, soprattutto nei cosiddetti “anni della tensione”, dei veri e propri “contenitori” dell’eversione. Vi era quindi un legame molto stretto, da parte dei militanti del MSI, tra militanza legale e quella sovversiva, attuata in veste di suggeritori quando non addirittura di fomentatori attraverso le varie organizzazioni in qualche modo collegate al partito.

La figura intellettuale che ha accompagnato la nascita e gli sviluppi dei movimenti della destra dal dopoguerra ad oggi, in Italia come altrove, è incarnata nella persona del barone filosofo Julius Evola, punto di riferimento ideologico nelle cui idee nazionaliste impregnate di richiami storici e di razzismo si sono riconosciuti personaggi, potenti e influenti anche negli apparati dello Stato, come Rauti, Delle Chiaie, Borghese, Freda.

Oltre all’apporto teorico, i neofascisti hanno potuto contare su altri ben più concreti sostegni, come quello dei servizi segreti italiani cosiddetti “deviati”, di quelli greci sotto il regime dei colonnelli e di quelli americani, in particolare della CIA, ma anche sul sostegno di apparati dello Stato come l’Arma dei carabinieri e lo Stato maggiore della difesa. Il loro apporto alla destra eversiva è stato importante soprattutto quando tali servizi “deviati”, hanno proceduto a depistaggi e coperture di noti neofascisti implicati in omicidi e stragi. Lo scopo della collaborazione era quello di fermare l’avanzata politica delle sinistre instaurando un clima di tensione, attuato per mezzo di attentati e stragi da attribuire agli avversari politici e di conseguenza fare sorgere un desiderio d’ordine funzionale all’imposizione di una svolta autoritaria da parte dello Stato.

Nell’ambito dello stesso progetto, negli anni ’70, un preziosissimo alleato dei neofascisti fu Licio Gelli, a capo di una loggia massonica “deviata” denominata Propaganda 2 (P2), destinata a raccogliere adepti tra personaggi illustri della politica, membri del Consiglio superiore della magistratura, ufficiali dell’esercito, imprenditori, tra i quali l’attuale premier Silvio Berlusconi, e soprattutto molti neofascisti. Licio Gelli attraverso il finanziamento e la strumentalizzazione di settori dell’estrema destra neofascista cercava, attraverso una sorta di ricatto con vari tentativi di golpe di incidere sulle scelte di politica nazionale.

Un apporto logistico non indifferente è stato inoltre fornito ai neofascisti dall’organizzazione atlantica egemonizzata dagli USA, la NATO, in modo particolare nel Nord-est della penisola, dove attraverso le sue basi poteva meglio fornire il proprio supporto alla lotta alle sinistre. Il progetto anticomunista americano ricalcava la cosiddetta “dottrina Truman”, che prevedeva la guerra totale al comunismo, ortodossa nei confronti dell’Unione Sovietica e non ortodossa nei confronti di quei paesi con una presenza comunista potenzialmente in grado di modificare gli equilibri esistenti. In alcuni casi i neofascisti reperivano finanziamenti per la loro attività tramite bande criminali armate con le quali alcuni militanti dei gruppi eversivi intrattenevano stretti rapporti.

Gli intrecci e le trame dei neofascisti e delle loro organizzazioni hanno avuto luogo grazie all’indifferenza - ed a volte anche grazie alla complicità - del partito italiano che ha dominato la scena politica italiana per oltre quarant’anni, la Democrazia cristiana, che inoltre ha talvolta beneficiato dei voti degli esponenti del MSI - desideroso di porsi come il suo principale interlocutore - in Parlamento al fine di eleggere presidenti della Repubblica o per sostenere governi monocolori traballanti. Infatti, nel 1957 i missini salvarono con i propri voti il governo tripartitico DC-PSDI-PRI presieduto da Antonio Segni, poi quello successivo di Adone Zoli (mediante un’astensione strategica), ed infine, nel 1959 soccorsero ancora un gabinetto di Segni, che nel 1962 verrà eletto presidente della Repubblica sempre con l’appoggio determinante dei missini.

Non minore importanza rivestono i legami che buona parte dei gruppi neofascisti hanno sempre mantenuto con il mondo cattolico integralista, anche se non sono mancate spinte verso una riscoperta delle radici pagane causata dalla suggestione degli aspetti mistici ed esoterici del nazismo; oppure l’interesse, mostrato dai neofascisti in modo particolare ai giorni nostri, verso il fondamentalismo islamico e l’ateismo.

I legami tra la destra e i gruppi cattolici radicali, in nome del rifiuto del “mondo moderno” e della “democrazia e dell’egualitarismo”, sono sempre stati profondi, a partire dai FAR di Almirante ed Evola, dove i rapporti con il mondo tradizionalista cattolico erano tenuti dal futuro dirigente missino e devotissimo Fausto Gianfranceschi, fino ad arrivare ai giorni nostri dove esponenti della destra di governo facenti capo ad Alleanza nazionale, sono associati ad Alleanza cattolica, un’organizzazione cattolica integralista famosa per le sue battaglie contro l’omosessualità e l’invasione islamica. Battaglie che possono godere, oltre alla partecipazione di Alleanza cattolica ed Alleanza nazionale, anche del sostegno e della stretta collaborazione della Lega Nord di Umberto Bossi e di altre formazioni della destra extraparlamentare come Forza nuova, Movimento sociale - fiamma tricolore ed il Fronte sociale nazionale.

Il rifiorire della destra si giova, oltre che del revisionismo storico, soprattutto dei cospicui finanziamenti di cui questi gruppi riescono a disporre. Inoltre, in ambito elettorale non è raro che riescano ad esercitare un peso non indifferente a livello locale e di conseguenza a mettere sulla bilancia la loro manciata di voti, che può assumere un potere determinante. La Casa delle libertà guidata da Berlusconi, inoltre, annovera al suo interno gli eredi del partito neofascista, oramai forza politica di enorme potere, Alleanza nazionale, che pur avendo più volte rotto pubblicamente con il proprio passato, conserva ancora tra le sue fila dirigenti nostalgici e protagonisti degli “anni di tensione” e non disdegna frequenti contatti ed iniziative comuni con l’ultradestra e con il mondo cattolico integralista.

L’organizzazione neofascista che oggi sta cercando di colmare il vuoto determinato dalla svolta “democratica” di Alleanza nazionale, è Forza nuova. Questo movimento è composto da un mix di naziskin, nostalgici, cattolici tradizionalisti ed ex terroristi neri, e riesce a raccogliere consensi in differenti classi sociali, con una varietà di adesioni che spazia dallo skinhead all’universitario perbene, fino al disoccupato. Negli ultimi anni si sta assistendo ad una sempre più influente penetrazione di Forza nuova all’interno di alcuni gruppi ultras di tifosi di calcio, ma anche a una presa di posizione in materia di globalizzazione con temi quasi del tutto identici a quelli dei cosiddetti no-global.

Gli altri due maggiori gruppi dell’estrema destra, il Movimento sociale - Fiamma tricolore fondato da Pino Rauti e il Fronte sociale nazionale dell’ex avanguardista Adriano Tilgher, tra scontri fisici e contrasti ideologici, sono riusciti a riavvicinarsi dopo i precedenti falliti tentativi. Alla nuova alleanza, realizzata soprattutto in vista delle elezioni europee di giungo 2004, partecipa oltre che il movimento Forza nuova, anche il neonato partito della transfuga di Alleanza nazionale Alessandra Mussolini. Infatti, la nipote del duce dopo una lunga e travagliata militanza - prima nel MSI e dopo in Alleanza nazionale - in seguito a contrasti “ideologici” con Gianfranco Fini, ha deciso di abbandonare il partito e partecipare attivamente al nuovo cartello elettorale nazional-populista dell’estrema destra italiana.

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