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UNA SPARATORIA TRANQUILLA Per una storia orale del ’77

sabato 28 gennaio 2006

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II movimento del ’77 è il più cancellato e "maledetto" tra i momenti dello scontro di classe di questo paese, forse proprio perché fu il più violento e il più pericoloso. Farne la storia significa sgombrare intanto il terreno dalle falsificazioni, dalle ricostruzioni di comodo, opera di grandi partiti o di piccoli gruppi; dal pentitismo, dall’innocentismo, dall’esorcismo socialdemocratico prima e liberal-democratico poi.

Le tecniche della storia orale permettono di assolvere al primo compito storiografico: fissare le testimonianze, restituire la polifonia del reale. La verità suona in larga misura rivendicazione. Che non vuol dire "bloccare" il pensiero alla fotografia dell’attimo fuggito, ma restituire senso agli atti delle parti in campo. Di tutte le parti, se possibile.

Per la parte del movimento abbiamo perciò ascoltato:
Vincenzo Miliucci, leader storico dell’autonomia operaia romana; Mario Moretti, il principale dirigente delle Brigate rosse; Oreste Scalzone, notissimo esponente del movimento; Raoul Mordenti, in rappresentanza del "gruppo degli 11"; Enzo Modugno, teorico dell’autonomia; Tano D’Amico, fotografo di tutte le manifestazioni e della "vita del movimento"; ecc.

Come nemico, il sen. Francesco Cossiga, perché allora ministro dell’Interno, e oggi testimone non reticente.

E poi un nutrito numero di "compagni di base" - indiani metropolitani e femministe, duri dell’autonomia, semiclandestini delle BR - che hanno percorso poi traiettorie di vita tra le più diverse, ma le cui parole illuminano spesso tutti i luoghi lasciati in ombra dalle ricostruzioni dei leader.

Completa il volume una accurata cronologia, una raccolta di slogan opportunamente annotati e commentati, una raccolta di scritte sui muri.

Messaggi

  • Gia’ rimasi abbastanza esterrefatto dalla prima edizione di questo libro, che con lo "spirito" del 77 aveva ben poco a che spartire, oltre che dal titolo un po’ dannunziano e sostanzialmente imbecille ( che forse sarebbe piaciuto proprio al Negri tanto criticato nel testo)

    Del resto, l’impostazione tardo m-l di Odradek e in particolare di Del Bello mi è ben nota e mi ci sono dovuto scontrare anche quando collaborai, con la mia organizzazione sindacale, all’altro libro "Guerra civile globale", sui fatti di Genova 2001.

    Impostazione totalmente intrisa di quella logica politicista e di quella "autonomia del politico" dalla realta’ sociale e dalle lotte "in carne ed ossa" e quindi quanto di piu’ sideralmente lontano dall’ humus che caratterizzava il movimento del 1977.

    E sicuramente alla prima stesura del libro sul 77 hanno collaborato pure personaggi ex "figli delle stelle" che all’ epoca rappresentavano ( qualcuno ancora adesso) la "corte dei miracoli" di Del Bello e che erano quelli che avevano, anni prima, dato vita alla rivista "Politica e Classe".

    Rivista che si avvaleva come "vate teorico" di quel Costanzo Preve, ora approdato a posizioni rosso/brune e nella quale, al di la’ dei giochetti tattici con l’allora nascente Rifondazione, la nostalgia per la "stella a 5 punte" e per la necessita’ tardo-staliniana del "partito-guida" trasudava da ogni rigo.

    Tutta gente che col 1977 non c’entrava un tubo ed anzi quel movimento lo schifava, che all’ epoca faceva tutt’altre cose e che, se vogliamo, ha pure largamente contribuito ad affossarlo.

    Sta logica, dentro la prima edizione, ci stava tutta (basta pensare alle rimembranze orali di Mario Moretti !) e immagino ci stia anche nella seconda, con in piu’ il "contributo" (?!) di Kossiga, il che e’ tutto dire ......

    Coi poveri Miliucci e Scalzone ( gli unici, pur con tutte le cazzate combinate all’epoca, che c’entravano qualcosa, pure Modugno e Mordenti non erano propriamente rappresentativi di quel movimento, anche se piu’ di Moretti) che di fatto facevano e fanno da "garanti"..... e da specchietti per le allodole, se non da utili idioti, di certe operazioni storiografico/politiche.

    Keoma

    • il 77 é stato per la maggioranza di noi delle provincie di frontiera(anche se siamo stati a bologna ,radio alice,a travzrso,linguaggi trasvrsali,guattari deleuze laingcooopr, ecc) tutt altro di cio che che hanno vissuto pochissimi leaders leninisti detti d’avanguardia ecc ecc, di u area ultraminoritaria.(aut detta operaia).

      per molti di noi é stata una rivoluzione culturale ,di generazione libertaria,di trasgressioni nei costumi,nell’amore, dopo quell’’epoca post fascista della dc di destra ecc o del compromesso storico,,.............di attraversamenti di linguaggi,di grande creatività ecc;ecc e.....

      non ci piace che si parli soltanto di pochissimi(i soliti da anni) che hanno usurpato se non annientato quella fertile immaginazione che stava navigando attraverso dogmi tutt’altro che democratici della trist eepoca////////////insomma noi ,la maggioranza non amiamo che si parli soltannto di anni di piombo e violenze in quanto noi non abbiamo partecipato alla fine dei movimenti avanguardastici dei primi precari dell’autonomia democratica degli indiani metropolitani ecc ecc molti di noi sono diventati grazie a quell’epoca degli artisti dopo l’esperienza cara,

      di indiani petropolitani,eccecc//// non ci piace che si getti sempre fango su quegli anni che non sono stati soltanto di piombo(noi eravamo contro ma impotenti al loro rumore assordante) ma anch e sopratutto di grande creatività ecc ecc.....fino all’epoca degli skiantos e via discorrendo a ritroso..perché pochi altoparlanti devono sempre coprire con la loro minuscola violenta storia con quella pacifica della maggioranza creativa di quei fantastici anni di gioventu non giovinezza che suonerebbe male in quanto eravamo e restiamo di sinistra alterantiva pacifista creativa ecc ecc ////

      il 77 é stata un epoca per molti di noi ,di canti poesia,amori, musica letteratura arte ecc;quanto si avrà una vera storia di qulel’epoca favolosa ,e si parlerà di noi non violenti che eravamo la maggioranza???

      fraternamente ,degli ex indiani metropolitani pacifisti non violenti ecc;,precursori del pensiero di castoriadis dell’autonomia democratica e di quello ancora presente di giuattari deluze eccecc autori distorti da costoro....e impiegati per cause gruppuscolari di velleitarie rivoluzioni vissute nella loro immaginazione ...ecc ecc/il 77 é terminato proprio a causa di questi gruppi d’avangurdia detta riviluzionaria..dopo il riflusso ecc ecc mentre noi poveri fessi leggevamo le loro gesta nei giornali passivamente///.

      evviva la democrazia !noi siamo per una vera democrazia radicale sociale d’unità proletaria dei precari ecc ecc non siamo mai stati degli avventuristi lenistoidi ecc ecc d’avanguardia di massa come si diceva all’epoca ..la rivoluzione democratica culturale per realizzarsi deve essere di massa critica dall’interno non da fuori come gesticolavano costoro ,che volevano portare la coscienza a noi poveri immaturi derelitti ec eccfraternamente ciao/

      dei passanti ordinari della blogosfera italiana... love peace and music/A:traverso/radiio alice/skiantos ecc piuttosto che i comunicati delle" passioni tristi "come direbbe il caro bistrattato da tanti,il filolosofo Spinoza...

    • scusate questo sfogare spontaneo e gli errori ecc ecc(non abbiamo avuto il temp di correggere ecc;la macchina é partita da sola ,wow,l’autonomia delle macchine???

      autopiesis direbbe qualcuno wow) ma purtroppo si parla della nostra generazione ed é quindi molto difficile essere freddi ,neutri,special/mente quanto non siamo rappresentati nei tanti racconti dei soliti che parlano al nostro posto/quindi noi non ci ri/conosciamo in questi libri o films che s/parlano di quell’epoca perché non rappresentano" tutta" la storia vera di quegli anni anche d’amore...

      w il 77 degli indiani metropolitani...della creatività diffusa altro che violenza diffusa ecc ecc /la cultura poi ti cura ,la cultura é verdura cantavano gli skiantos!!!!!.fraternamente ciao bella ciao ...adsl per tutti gratuito(autonpmia democratica sociale libertaria d’unità dei precari ,proletaria,popolare eccc)A D S L ////NEO(matrix) partito movimento a/venire o di/venire;;;non alle passioni tristi///per la comunità a venire piuttosto ....

      sulle linee teoriche del filosofo agamben ..(l’autonomia democratica si riferisce alle teorie di castoriadis cornelius filosofo greco che viveva a parigi e fondava con altri la rivista socialismo o barbarie)

      oppure piuttosto ai debord ai situazionisti ecc che a negri e cie...che votano poi verdi e sono per il si all referundum in francia di quest europa liberale ecc....e ta&nte contraddizioni ancora che sono fuori luogo ..un gruppo di post 77/bye bye/democrazia radicale d’unità proletaria...

    • Vabbe’, sono stato il primo a criticare pesantemente questo libro, ma adesso cerchiamo pero’ di non esagerare all’incontrario.

      La matrice oggettivamente m-l, del resto tipica della casa editrice Odradek, del testo nasce da un assunto del tutto sbagliato, sostanzialmente estraneo al 77.

      Quello secondo cui quel movimento ha perso ( come se avesse mai potuto "vincere" ) perche’ aveva una vocazione spontaneista e non una guida appunto di matrice marxista-leninista.

      E si finisce per dare la colpa di tutto cio’ a Toni Negri, che oltretutto non aveva grande influenza nei luoghi, Roma e Bologna, dove il movimento ebbe le piu’ grosse caratteristiche di massa e di radicalita’.

      Finendo oltretutto per accusare di "spontaneismo" lo stesso Negri che invece, pur in forma "eretica" rispetto ai dettami m-l, aveva ed ha il suo massimo difetto nel politicismo, nel dirigismo, nell’ "autonomia del politico" dalle reali contraddizioni sociali e dal vissuto della "gente in carne ed ossa" e questo sin dai tempi lontani, e precedenti il 77, del vecchio Potere Operaio.

      Personalmente non ho mai amato Negri e il potoppismo in genere, credo anzi che questa tendenza abbia fatto danni inenarrabili alle lotte del "decennio rosso", ma non accetto nemmeno una critica al negrismo da parte degli epigoni un po’ patetici di certa "tradizione comunista" che da Brandirali alle B.R., non sono veramente mai stati interni ai "movimenti reali" e, nonostante questo, di danni ne hanno fatti anche di peggiori di Negri e dei suoi boys.

      E questa e’ l’operazione truffaldina di questo libro, quella di parlare del 77 magari con la testa al movimento no-global per sostenere ancora oggi l’assoluta necessita’ del partito-guida leninista, magari oggi "non armato", ma con la stessa logica di allora.

      Una volta detto questo, pero’, non accetto nemmeno la lettura del movimento del 1977 solo come cosa culturale, artistica, "creativa" e sostanzialmente non violenta, nel senso gandhiano del termine, che sarebbe invece stato prevaricata dai "capetti leninisti", che oltretutto, come dicevo, a quel movimento furono sostanzialmente estranei se non nemici dichiarati.

      Sicuramente molte esperienze, soprattutto bolognesi, ed anche l’intersecarsi dello spirito del 77 con l’allora emergente movimento femminista, con la cultura del "personale che è politico" tipica delle lotte delle donne, sono state molto piu’ importanti e significative di quanto tutti gli storiografi, compresi quelli di questo libro, ci raccontano.

      E sicuramente alcuni eccessi di "avventurismo di piazza" di settori dell’autonomia operaia, soprattutto romana ( che comunque non poteva certo definirsi "leninista" e meno che mai teorizzava alcun partito-guida) finirono fatalmente per far passare in secondo piano gli aspetti cosiddetti "creativi".

      Ma e’ comunque del tutto falso raccontarsi la favoletta di un’ala "creativa" del movimento di ispirazione non violenta o addirittura "gandhiana".

      Con le "bocce" infatti hanno giocato anche gli "indiani metropolitani" e, nel caso specifico bolognese, l’ ala "creativa" di radio Alice e dintorni, del tutto egemone in quella realta’, e’ stata di fatto alla guida della rivolta, certamente non ispirata alla non violenza, succeduta all’omicidio di Francesco Lorusso, e che fu stroncata dal governo DC-PCI soltanto con l’invio dei carri armati.

      In quel movimento ci furono sicuramente tendenze politiche, filosofiche, culturali, territoriali assai diverse tra di loro, come è normale in un magma come quello.

      Ma parlare di violenti e non violenti, di "buoni" e "cattivi", finisce per essere un operazione altrettanto truffaldina e fuorviante di quella messa in piedi col libro di cui stavamo parlando.

      E oltretutto, procedendo in questo modo, si finisce pure per far passare in secondo piano la violenza principale, quella "di stato", che nella sua assoluta ferocia fu la vera tragica protagonista delle vicende di quell’anno ormai lontano.

      Keoma