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"USCIAMO DAL SILENZIO"

mercoledì 4 gennaio 2006

I diritti riproduttivi sono stati riconosciuti come una componente intrinseca dei Diritti Umani dalle Conferenze Internazionali sui Diritti Umani (Teheran ‘68, Vienna ‘93, Il Cairo ‘94 e ‘99) e dalla Quarta Conferenza Mondiale delle Donne (Pechino ‘95) e votati all’unanimità dalle Nazioni Unite.

Tali diritti si basano sul riconoscimento del diritto basilare di tutte le coppie e dei singoli individui di decidere liberamente e responsabilmente sul numero, il momento e l’intervallo tra le nascite dei propri figli, di avere i mezzi e le informazioni necessarie per esercitare tale diritto e di ottenere i migliori standard di salute sessuale e riproduttiva. Ciò comporta anche il diritto di ogni persona, e quindi di ogni donna, a prendere le decisioni relative alla riproduzione senza essere oggetto di discriminazioni o coercizioni.

In Italia, in questo momento, questi diritti sembrano esser rimessi in discussione e la legge 194 è sotto attacco.

Ricordiamo che la Costituzione italiana definisce il fondamento laico della Repubblica e la separazione tra Stato e Chiesa: questi principi sono sanciti anche dal percorso storico dal Regno d’Italia fino al Concordato. Non sono lecite quindi le contaminazioni che derivano dalla presenza di un altro Stato (quello Pontificio) all’interno dei confini nazionali. Non sono lecite le pregiudiziali confessionali che sono avanzate dalle autorità ecclesiastiche nelle materie legislative che ci riguardano e le pesanti interferenze nelle fasi referendarie, che dovrebbero costituire un banco di democrazia popolare.

In Italia la legge 194 è diventata operativa dopo un Referendum. Questa decisione democratica ha permesso di metter fine alla tragedia dell’aborto clandestino, che è stato causa di morte per migliaia di donne anche in Italia e lo è tuttora, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nei paesi in cui l’aborto è illegale.

Le forze politiche che oggi vogliono modificare la legge 194 avanzano pregiudiziali ideologiche, rifiutando i risultati che mostrano il forte ridimensionamento del fenomeno avvenuto dopo l’applicazione della legge nella società italiana : a partire dal 1982 (anno in cui si è registrato il più alto ricorso all’IVG) al 2004, si è infatti registrato un decremento del ricorso all’IVG pari al 43,6 % (relazione al Parlamento del 5.12.2004 del ministro Sirchia).

Le stesse forze politiche sembrano voler promuovere l’introduzione nei Consultori familiari di personale volontario, spesso formato nel contesto del Movimento per la Vita, personale ideologicamente orientato a condizionare le scelte di una donna nel momento della sua massima vulnerabilità, ed a operare una forzatura sull’indicazione di libera scelta che la legge prevede. Si tratta di una proposta inaccettabile, che appare come un disconoscimento del carattere pubblico dei Consultori, con un conseguente discredito delle figure professionali che vi operano.

L’indagine parlamentare sul funzionamento dei Consultori familiari, varata in questi giorni dalla Presidenza della Camera con la scadenza perentoria del 31 gennaio p.v., costituisce un’ulteriore prova della volontà di portare un attacco alla legge, e di pregiudicarne il funzionamento prima della scadenza della legislatura. Si tratta di un attacco integralista fortemente ideologico, che va nel senso di negare alla donna la capacità, la responsabilità ed il diritto di gestire la propria scelta riproduttiva, di cancellare la cultura della prevenzione e dell’autodeterminazione della donna nonché trent’anni di lotte contro l’aborto clandestino.

Ricordiamo che i diritti riproduttivi implicano anche i mezzi e le informazioni necessarie per poter agire il diritto alla riproduzione. Spesso per le donne il lavoro precario e mal remunerato o la mancanza di lavoro sono un ostacolo alla maternità.

Coloro che evocano l’assoluta difesa del valore della vita dovrebbero piuttosto intervenire sul precariato, sulla disoccupazione e sulla povertà delle donne, durante la gravidanza e dopo il parto, ma non solo: questo è un vero problema, a livello nazionale e mondiale.

Questa campagna contro la 194, nata in forma sotterranea, per emergere in un primo tempo col referendum sulla procreazione assistita, prosegue ora con l’ipotesi di rivisitazione o di revoca della legge da parte di parlamentari come il senatore Pedrizzi o l’avvocato Taormina.

E’ IL MOMENTO PER LE DONNE DI RIPRENDERE LA PAROLA.

PER QUESTO CHIEDIAMO:

• CHE LA LEGGE 194 SULL’INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA, CHE RAPPRESENTA IL RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO DI AUTODETERMINAZIONE DELLE DONNE, SIA PIENAMENTE ATTUATA SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE, CON UN ADEGUATO POTENZIAMENTO DEL PERSONALE DEDICATO A QUESTO SERVIZIO;

• UN FORTE IMPEGNO FINANZIARIO DEL GOVERNO AFFINCHE’ TUTTA LA RETE DEI CONSULTORI IN ITALIA SIA SVILUPPATA, RISPETTANDO IN OGNI SINGOLA REGIONE LA PERCENTUALE IMPOSTA PER LEGGE DELLA LORO PRESENZA SUL TERRITORIO;

• L’AMPLIAMENTO DELL’ORGANICO SOCIO-SANITARIO CHE IN QUESTI ANNI HA VISTO UN FORTE IMPOVERIMENTO DELLE RISORSE DEL PERSONALE

• L’ORGANIZZAZIONE DI UN SERVIZIO DI MEDIAZIONE CULTURALE NEI CONSULTORI

• L’UTILIZZO DELLA RU 486 (pillola abortiva) su tutto il territorio nazionale, nel pieno rispetto della legge 194 che nel testo prevede “L’USO DELLE TECNICHE PIÙ MODERNE, PIÙ RISPETTOSE DELL’INTEGRITÀ FISICA E PSICHICA DELLA DONNA E MENO RISCHIOSE PER L’INTERRUZIONE DELLA GRAVIDANZA”.

ASSOCIAZIONE CULTURALE FEMMINILE “LA SETTIMA ONDA”
UDI CIRCOLO “LA MIMOSA”
“GOAP” -GRUPPO OPERATRICI ANTIVIOLENZA E PROGETTI
COORDINAMENTO DONNE CGIL DI TRIESTE
UIL DI TRIESTE
FORUM DELLE DONNE DEL PRC
COLLETTIVO “GATTANERA”
LUNA E L’ALTRA