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Un 8 marzo tutto da ridere

mercoledì 8 marzo 2006

di Doriana Goracci

Oggi 8 marzo mi sono presa il lusso di passarlo a manifestare con altre sotto l’Ambasciata americana di Roma, noi contro la guerra e il suo potere: saremo state neanche cento...

Quelle che riescono sempre ad uscire in tempo dal lavoro, quelle che staccano prima del previsto, quelle che hanno staccato da tempo come me esodata, ci conosciamo ormai quasi tutte, donne in nero, in rosso, arcobaleno, donne...

Mancavano quelle che non hanno lavoro, quelle che non staccano, quelle che studiano, è così che va: ci sono mille buone ragioni per essere da un’altra parte, l’8 marzo poi!

Mentre facevamo su e giù con i nostri cartelli al passaggio pedonale davanti all’ambasciata mi è andato lo sguardo dentro ad un autobus, ho incrociato lo sguardo di una donna ancora giovane: terrorizzato. Lei, loro hanno paura di noi? Di noi?

Io ho sentito il tg: un gran successo questa "festa", le sale dei comuni erano piene di quelle che non hanno bisogno di sentire niente, i teatri e i locali stasera vanno alla grande, anche le pizzerie e chi se ne frega che Ciampi dice che le pari opportunità gli italiani non le ritengono ancora opportune...

Non basta, ritornavo in treno verso Capranica, era gremito di pendolari. Qualcuna aveva nelle mani quei mazzolini di fiori intristiti da una giornata di lavoro a sbattersi sui tram, 2 euro li vendevano oggi i migranti...

E’ arrivata, lì sul treno la battuta forte e chiara tra colleghi che si salutano: “oh ciao eh, oggi è la tua festa!...Ah Ah Ah” Ridevano tutti, di cuore, si sono liberati...loro tra uomini di questa roba da donne.

E’ vero, una “festa” tutta da ridere...fino a farti morire dalle risate.

Arrivederci al 18 marzo...

Messaggi

  • Cara Doriana!
    grazie per quello che hai scritto.Abbiamo "passeggiato " insieme al semaforo. Sono quella
    che ha il terreno a Trevignano. Anch’io notavo gli sguardi divertiti o quasi degli uomini
    dentro le macchine, le donne al telefonino che gettavano un’occhiata distratta a queste
    "signore" attempate con cartelli più o meno comprensibili.
    un distacco netto:la scelta di una giornata di lotta e la scelta o non scelta di una
    festa-affermazione di essere come altri vogliono vederci. più o meno questo.
    a presto anita

    (da romacittapertallapace)

  • ci conosciamo ormai quasi tutte... e ci siamo conosciute negli anni. Mancano quelle
    che stanno in galera perchè hanno fatto le "romantiche", ma fino in fondo e...poi
    nessuno le ha aiutate; mancano quelle che pensano che andare a manifestare in 100davanti
    all’ambasciata USA senza ottenere (come negli ultimi 30 anni)
    dei piccoli successi, delle piccole
    conquiste...è fallimentare, allontana dalla politica le semplici, le donne
    che ti porti dietro. Quante amiche ho perso perchè andavamo insieme
    a vedere come le snob possono permettersi di fare la politica!! io sono una migrante
    clandestina davanti all’ambasciata USA per dimostrare! io sono una che se esce prima dal lavoro viene licenziata! io sono una che non può giocare nemmeno un giorno, figurati l’8 marzo!
    Io sono quella che non potra farsi "esodare" se non a 70 anni. Io sono una che ha scoperto
    che la politica la fai vivendo ogni giorno concretamente sul marciapiede, nel tuo posto di lavoro,
    nel vicinato. L’otto marzo vado a letto prima, mi riposo. Non ci credo più a quei comitati
    che portano in piazza le persone per capire che ogni azione che fai non ti fa crescere, migliorare, progredire neanche di un millimetro... tutt’alpiu ti fa parlare addosso, ti fa cadere nell’autoreferenziale ,nel vittimismo...nel "noi si brave che c’eravamo"!. A fare cosa?
    A farsi vedere? Forse bisogna fare una distinzione tra chi manifesta per hobby e chi manifesta per
    la sopravvivenza. Se dai punti in cui nasce la sofferenza tu, Doriana, riesci a fare uscire
    una sorta di espressione di cambiamento...e tutte le ministrutture che si formano riescono
    a comunicare tra loro e a darsi una forma di programma...allora si che una manifestazione
    avrebbe significato muoverebbe la realtà-! Verrebbero tutte e tutti...organizzati.
    Basta con le iniziative snobistiche...di chi non perde niente a scrivere e a parlare di sè.
    Ti voglio bene ma dobbiamo organizzarci, scendere nella realtà, lavorare. Paola

    • CONDIVIDO TUTTO QUELLO CHE HAI SCRITTO.MA:
      Io inizio il mio raccontino dicendo che mi sono presa il "lusso" di andare a manifestare, proprio così...un lusso. Sono perfettamente consapevole di essere una fortunata esodata, anche se quando scelsi nell’84 di andare a part-time sperimentale, su 800 dipendenti fummo in 13, 12 donne e un uomo, consapevoli di "rischiare" e personalmente abbandonando qualsiasi progetto di donna in carriera...I sindacati se ne sono sbattuti del problema part-time, delle donne, e poi della precarietà, degli esodi per cedimenti o fusioni false- vere e poi assunzioni a tempo determinato o interinale.A Genova ci andai prendendomi le ferie, e il sabato al mercato a parlare con la gente e volantinare, dopo aver fatto la spesa settimanale. Gli striscioni da portare ai sit-in, le manine di noi Donne in Nero, i cartelli erano le creazioni notturne dopo i piatti lavati...Quale snobismo c’è cara Paola nell’iniziativa di ieri ? Trovo aria fritta piuttosto le parole, non che volano in rete, ma in quei luoghi istituzionali e di partito, dove la parola la prendi e prendi solo quella, altr* sono a decidere. Nei luoghi di lavoro o non lavoro che tu citi, si è sempre più sconosciuti gli uni agli altri e "agitare" temi come questo, fanno correre il rischio di essere pazzi e si diventa un po’ pazzi, si entra in depressione, si entra nel mobbing, poi ci si fanno i film, i forum e tu rimani sola, con i tuoi sogni frustrati.Sapessi quanto sono stanca anch’io degli appelli, delle manifestazioni, dei commenti preziosi sulla stampa, dei settarismi, delle appartenenze...Proprio quando "sento" odore dal basso in un’azione collettiva, come fu per Facciamo Breccia a Roma, l’11 febbraio, mi lancio...ma oggi andiamo verso il 9 aprile, grande data, e raccontare sia pure come faccio io, la vita di ogni giorno credimi è un’assunzione di responsabilità, molto criticabile. Se ti ho stimolata a scrivere per me è un successo. Vai indietro Paola e scopri che le cose di cui scrivo partono proprio da *vicino* e sopratutto mi piace viverle oltre che virtualmente comunicare emozioni da CON-dividere.
      Doriana

    • http://italy.indymedia.org/news/2006/03/1013089.php

      cliccando al rigo sopra ecco le foto di quelle che avevano lanciato la balzanaidea di andare davanti alle ambasciate americane nel mondo...Loro sono davanti alla Casa Bianca.
      www.edoneo.org
      Ciao, doriana

  • cara doriana,
    apprezzo spesso quello che scrivi sulla tematica "al femminile", a cui dedico anch’io una parte della mia attività lavorativa.

    E leggendo del tuo 8 marzo mi sono posta un domanda che mi insegue da qualche giorno. Ma com’e’ che le donne - mi chiedo - non si sono inferocite per la canzone vincitrice della categoria "donne" di san remo che s’intitolava (oo-oooh!) "Essere una donna"?
    Io ho una bizzarra attrazione per il nazional popolare e mi sono guardata la finale del festival. Quando ho sentito quel titolo così impegnativo, "essere una donna", mi sono messa pure più comoda sul divano.
    Come non bastasse, uno degli autori era Gigi D’Alessio. E mi sono tremate le vene dei polsi.
    L’esordio suonava circa: " tu mi vedi come una farfalla, una palla da prendere". Il concetto era già stato esposto (meglio) dalla Patty Pravo di "Tu mi fai girar come fossi una bambola". Anni ’60, se non sbaglio.
    Poi (e qui cito quasi testualmente) proseguiva:
    "Essere una donna non vuol dire solo riempire una minigonna"
    (Per fortuna c’è Gigi D’Alessio a ricordarcelo!)
    E’ di più, molto di più.
    E’ nutrire veri sentimenti, sentire la gioia di amare e farsi consolare
    (Dopo aver ascoltato Gigi D’Alessio, è naturale sentire l’esigenza di farsi consolare. Ma adesso viene il bello...)
    E’ stringere un bambino al seno con un vero uomo accanto a sé.

    EVVIVA! Nulla è successo in Italia, dagli anni ’50. Nessun ’68, nessun diritto acquisito, nessuna battaglia. Aborto, divorzio, femminismo, quote rosa, embrioni, autodeterminazione...MACCHISSENEFREGA, ragazze!
    Essere una donna, in Italia è questa roba qui. Che è stata votata e ha vinto il festival di Sanremo. Quanto siamo contente?
    Mah!
    Grazie per il tuo impegno

    Daniela

    ===================================================================
    Intanto grazie Daniela per avermi risposto, anche questo ci fa sentire meno sceme- sole,
    io ti confesso che sopratutto in questo periodo "verso il 9 aprile" ho il rigetto per la
    televisione e San Remo non l’ho seguito neanche per un minuto...Ma amo le canzonette, al
    punto che la Patty Pravo che citi l’ascolto con un antidiluviano coso mangiacassette, non
    ho roba per i cd lo confesso, e allora vado avanti in questi collage miserevoli in cui
    accoppio la musica di ieri e di oggi che mi piace, mi commuove...La strategia informativa
    e disinformativa e formativa passa anche proprio da quello che citi. Una banale
    canzonetta...come diceva Bennato..Ti confesso che ho molti timori e sopratutto sono in
    dubbio totale, come un’onda che va avanti e poi si ritira...
    Spero che non ti dispiaccia se incollo il tuo intervento e la mia risposta nel sito per
    cui collaboro, che è una piccola finestra sul mondo a cui mi sono affacciata e se vuoi
    fallo pure tu..(http://www.bellaciao.org/it/article.php3?id_article=12814)
    buone giornate,Doriana

    • a quello che ho scritto mi sono dimenticata di aggiungere che sta’ canzone la canta ovviamente una donna anzi, la canta una ragazza di 19 anni!!!!, tale Tatangelo

      uno pensa: una ragazza di 19 anni legge il testo di questa canzone e dopo averci pianto dalla rabbia picchia duramente l’autore! no no, lei l’ha cantata tutta contenta e ha pure vinto...

      un abbraccio
      daniela

  • Cara doriana, io ieri non ho partecipato a nessuna iniziativa pubblica, però mi sono occupata di consolare una giovane collega in lacrime incinta, assunta dalla mia amministrazione come interinale, che sta subendo mobbing per il suo stato di gravidanza da parte di due donne dipendenti, che hanno lo squallido e misero potere di decidere del suo futuro e che le continuano a minacciare lo spettro della disoccupazione a causa della sua scellerata scelta di avere alla bella età di trenta anni suonati, un figlio. C’è da avere paura proprio di certe donne! Chiara F.
    (da marea-news)

  • http://italy.indymedia.org/news/2006/03/1013209.php
    Secondo l’ONU, ogni anno, 5 000 donne sono vittime di questi "crimini in nome dell’onore" nel mondo.
    © REUTERS

    Crimine d’onore in Bangladesh

    Giovedì 09 marzo 2006 - 10:52

    Donne del Bangladesh bruciate con l’acido manifestano a Dhaka mercoledì, nell’occasione della giornata internazionale della donna.
    Le donne che hanno perduto la loro verginità prima del matrimonio, anche se sono state violentate, sono considerate "sporcate, rese indegne" dalle loro famiglie e spesso dai loro villaggi. Inoltre a volte sono spruzzate con acido dagli innamorati delusi o gelosi. Molti sono i colpevoli che sfuggono alla legge.
    Secondo l’ONU, ogni anno, 5 000 donne sono vittime di questi "crimini in nome dell’onore" nel mondo.
    Elsa PANKESHON & Zhenwei REN
    (Libération.fr)
    http://www.liberation.fr/page.php?Article=313053&Template=GALERIE&Objet=60458
    Traduzione di Lora


    www.edoneo.org

    Doriana che stamattina ha tempo da vendere....

  • sabato 11 marzo (dopodomani) a firenze ci sarà una manifestazione per
    l’autodeterminazione delle donne e non solo.
    anche noi din fiorentine ci saremo con le nostre parole di pace, che
    sappiamo intrecciarsi indissolubilmente con quelle della laicità e libertà.
    per chi è interessata l’appuntamento è alle ore 15.30 in piazza
    s.croce, poi in corteo si arriverà in piazza ghiberti dove ci saranno
    musica e letture.
    un abbraccio a tutte
    katjna
    vi incollo sotto il testo dell’appello

    LIBERE TUTTE
    Appello per la manifestazione dell’11 marzo a Firenze

    Oggi assistiamo ad un chiaro tentativo di riportare indietro le lancette della società italiana. Questo tentativo colpisce in primo luogo tutte le donne, minacciando gli spazi di libertà conquistati dal movimento femminista, che è riuscito a scardinare schemi oppressivi radicati grazie ad una nuova cultura di liberazione, di democrazia, di affermazione dei diritti individuali.
    L’incontrollata ingerenza della Chiesa cattolica nella sfera pubblica ed il tentativo di conformare lo Stato laico ad una concezione etico-religiosa costituiscono un fenomeno gravissimo che investe la vita, la libertà e la dignità delle cittadine e dei cittadini di questo paese.
    Nella generale subalternità ai desideri delle gerarchie ecclesiastiche, si torna ad affermare un modello unico di famiglia, tradizionale e patriarcale e si nega legittimità al pluralismo etico e
    culturale, base di ogni democrazia. Mentre la retorica sulla vita inonda i mezzi di comunicazione, la precarizzazione del lavoro e l’arretramento dello stato sociale rendono sempre più difficile la condizione delle donne, limitandone di fatto la libertà di scelta su questioni fondamentali: la maternità, l’affettività, la possibilità di progettare il proprio futuro. Si tratta di problemi complessi a cui è parodistico rispondere con l’offerta di assegni una tantum.
    Anche una parte della cultura giuridica sembra assecondare questa avanzata reazionaria: la recente sentenza della Corte di Cassazione, che ritiene meno grave lo stupro se la vittima non è vergine, è uno dei molti episodi che gettano una luce sinistra sullo stato di salute del diritto e quindi della stessa democrazia.
    Di fronte a tutto questo, è indispensabile riaffermare con forza il principio ell’autodeterminazione delle donne, principio che non può e non deve divenire oggetto di trattativa nei programmi e nelle pratiche di governo. C’è bisogno infatti di uno scatto di orgoglio laico da parte della coalizione che si candida per il nuovo governo del paese, perchè la classe politica che ci governa da cinque anni ha scelto strumentalmente di rinunciare alla propria autonomia, ed ha spesso tradotto in legge principi religiosi.

    - Respingiamo i ripetuti e violenti attacchi alla legge 194 e il tentativo di limitare la libertà di scelta sull’interruzione di gravidanza, anche attraverso l’inserimento degli integralisti del
    "Movimento per la vita" nei consultori pubblici.
    - Condanniamo la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita.
    Rifiutiamo il principio che divide le donne in base a categorie morali: sposate o stabilmente conviventi da una parte, single, divorziate, vedove e lesbiche dall’altra, riconoscendo solo alle prime l’accesso ad un servizio pubblico; riteniamo inaccettabile che si riservi un ruolo
    prioritario alla tutela dell’embrione, subordinando il diritto alla salute delle donne e la libertà di scelta sul proprio corpo ad un principio religioso.
    - Condanniamo l’ostinato rifiuto di introdurre la pillola RU486, già in uso in molti paesi europei, che permette una tecnica di interruzione di gravidanza meno invasiva. - - Condanniamo ogni atto di violenza contro le donne e chiediamo con forza che nello spazio del diritto non si fondi la gravità di un reato su paradossali distinzioni.
    - Condanniamo questo rinnovato integralismo, specchio dei fondamentalismi che soffocano i diritti di donne e uomini in vaste parti del mondo e che alimentano e giustificano le guerre.

    In occasione dell’8 marzo, il movimento fiorentino LIBERE TUTTE invita tutte e tutti a partecipare alla manifestazione che si terrà

    sabato 11 marzo a Firenze
    partendo da P.za S. Croce (lato fontana) alle ore 15,30

    - per l’autodeterminazione delle donne, libertà di scelta su
    sessualità, maternità, aborto.
    - per la laicità dello Stato, garanzia dei diritti di donne e uomini
    nelle scelte sessuali e affettive.
    - per la presenza delle donne nei luoghi decisionali del potere.
    - contro ogni fondamentalismo e contro ogni forma di violenza sulle
    donne.

    Libere tutte - Firenze
    per adesioni: libere.tutte@libero.it

  • 8 marzo - Celebriamo la vittoria delle lavoratrici di Yves Rocher in Burkina Faso

    Durante la tappa finale della marcia mondiale il 17 ottobre scorso una delegazione della MMD francese era andata a trovare le "Gaciliennes", le lavoratrici in lotta della filiale burkinabé della multinazionale francese Yves Rocher, Con grande soddisfazione apprendiamo che la lotta congiunta delle lavoratrici burkinabé con associazioni femministe e sindacaliste francesi ha dato i suoi frutti.

    La storia:

    Il gruppo Yves Rocher, produttore di cosmetici "naturali", è presente in 88 Paesi con un fatturato di 2 miliardi di Euro. Il suo slogan pubblicitario: "Rendere la vita quotidiana delle donne più piacevole" si applica poco alle lavoratrici della filiale "La Gacilienne" che producono da nove anni i sacchetti di plastica e altri involucri dei prodotti cosmetici, in condizioni esecrabili: strette le une contro le altre sui banchi, in un ambiente poco illuminato e malventilato. Con il divieto di chiacchierare e punizioni severe (da uno a sette giorni di sospensione) per i ritardi. Aggiungiamo a questo l’assenza di congedo di maternità e di pagamento delle ore di allattamento, gli orari e i ritmi insostenibili; periodi di .produzione intensa con orari interminabili seguiti da settimane di disoccupazione tecnica, non pagata. Tutto ciò per un salario medio di 15 euro al mese, ossia un terzo del salario minimo legale in Burkina Faso.

    Pian piano però le lavoratrici chiedono che i loro diritti vengano rispettati: si organizzano nel principale sindacato del Paese, la CGT-B. Richiedono il semplice rispetto del Codice del Lavoro. In tutta risposta, il primo agosto 2005, Yves Rocher chiude la fabbrica, senza spiegazione ne preavviso, lasciando le 133 operaie senza reddito e senza mezzi di sussistenza.Durante quattro mesi le ex-dipendenti si batteranno per ottenere un indennità decente ma Yves Rocher si rifiuta di trattare, sperando di prenderle per sfinimento.
    Però non ha fatto i conti con la "globalizzazione della solidarietà". Nel frattempo in Francia un gruppo di donne sorto dalla base (nella campagna contro il trattato costituzionale europeo) "coordination des femmes pour l’égalité" organizza una campagna con raccolta di firme davanti ai negozi di Yves Rocher, raccogliendone 7.000. La campagna viene supportata attivamente da una cinquantina di associazioni femministe, sindacali e di solidarietà Nord/Sud tra cui la Marcia Mondiale delle Donne, il gruppo Donne, Genere e mondializzazione di Attac, Femmes solidaires, varie sezioni della CGT, di Solidaires e di Sud,..per nominare solo le più conosciute). Migliaia di persone mandano cartoline di protesta all’impresa.

    Les Gaciliennes, insieme a questa rete di appoggio, decidono di usare il Forum Sociale Mondiale di Bamako come tribuna per le loro rivendicazioni.

    A questo punto, colpito nella sua immagine di mercato, Yves Rocher decide di aprire un vero negoziato. L’accordo raggiunto prevede un indennizzo che equivale a circa 30 mesi di salario. Un risultato inedito come lo sottolinea un comunicato della CGT-B.
    Ci auspichiamo che questa bellissima lotta sia solo l’inizio di una nuova stagione in cui la globalizzazione concreta delle lotte diventi pratica comune e porti a casa risultati tangibili in termini di diritti e dignità.
    Nadia De Mond