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Un ex ufficiale dei pompieri di New York spiega le ragioni del disastro nel coordinamento dei soccorsi

martedì 6 settembre 2005

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«Non esiste protezione civile, ecco il perché del caos»

di Robert Triozzi

Negli Stati Uniti d’America non esiste la Protezione civile. La Fema altro non è che un’agenzia con il compito di coordinare le risorse a disposizione in caso di calamità.

Gruppi preparati per affrontare delle emergenze non esistono. Non esistono le risorse necessarie né per un intervento in grado di circoscrivere un evento catastrofico, né per l’assistenza alle popolazioni colpite. Non hanno roulotte, tende o altri tipi di alloggi temporanei trasportabili. Non hanno i camion per portare acqua potabile nelle zone colpite. Non esiste una frequenza radio comune tra tutte le forze impegnate nell’emergenza. Gli stessi vigili del fuoco non hanno una frequenza radio comune. Le dimensioni dei raccordi delle loro manichette non sono le stesse da un città ad un’altra. Quindi i pompieri di una città non sono in grado di allacciare le loro manichette agli idranti in un’altra città. Non esiste un coordinatore.

Negli Stati Uniti sono soliti chiamare la Guardia nazionale e comunque le Forze armate per intervenire in questi casi. I militari, però, non hanno né l’addestramento né le risorse idonee per il lavoro di protezione civile e soprattutto, non sono inquadrati psicologicamente per questo tipo di lavoro. Semmai, i militari potrebbero essere utilizzati in questi casi per un supporto logistico (camion, navi, aerei).

Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 è stata creata la Homeland Security, ovvero "la sicurezza della patria". Ora si tenta di presentare quest’ufficio come la soluzione al problema: ciò significa non aver capito la differenza tra difesa civile e protezione civile.

Questa mania di utilizzare sempre i militari per compiti non di loro competenza è in parte la causa del fallimento della gestione dell’amministrazione civile in Iraq. Il capo del ministero per la sicurezza della patria adesso ha chiesto ai vigili del fuoco di tutta la nazione di andare nella zona colpita come volontari (senza essere retribuiti in alcun modo, neanche il trasporto è coperto). La richiesta è stata formulata senza senza che sul posto esista la logistica necessaria per accogliere i vigili del fuoco. Non c’è un comando centrale per gestire tutti questi pompieri. Anche i gradi e i colori delle loro divise e i loro mezzi cambiano da una città ad un’altra. Quindi è molto difficile capire che è chi. Il grado di un tenente in una città potrebbe corrispondere a un comandante in un’altra.

Scrivo queste cose sapendo di cosa parlo. Sono un ex ufficiale dei vigili del fuoco di New York, sono un ex comandante dei vigili del fuoco delle Nazioni Unite e attualmente sono presidente del Frdp (il Programma per lo sviluppo delle risorse a disposizione dei vigili del fuoco, ong riconosciuta dalle Nazioni unite), ho lavorato con i pompieri in 36 Paesi nel mondo e in quattro circostanze siamo intervenuti in situazioni di guerra.

http://www.liberazione.it/giornale/050904/LB12D6E3.asp