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Una lettera da Parigi

domenica 19 marzo 2006

Vi faccio leggere quest’intervento, che trovo molto bello, di un partecipante alle manifestazioni di questi giorni in Francia contro il "contratto di primo impiego" caldeggiato dal governo di Chirac e Villepin

In questa settimana si confrontano persone determinate con le forze in assetto di guerra inviate dal governo.

Dopo la "presa" della Sorbona e la sua evacuazione, le prime pagine dei giornali raffigurano il movimento « anti-cpe » in una fase violenta, opera di «casseurs»( soltanto uomini, beninteso...)

Dopo una settimana, ne discuto con i miei vicini sul metro o la RER, con la gran parte degli impiegati seduti dietro le casse del supermercato, dei conduttori dei trasporti pubblici.

Ho sempre ricevuto attestati di solidarieta’ verso la nostra lotta.

E’ vero, ho dovuto spesso spiegare l’uso spettacolare che i media fanno del termine « casseurs », spiegare che si tratta comunque di manifestanti (e per di piu’ numerosi), che non c’e’ niente di gratuito in questi atti, che
dimostrano solo la determinazione di un movimento che non desidera conoscere gli stessi fallimenti dei precedenti, che cerca a tutti i costi di evitare gli stessi errori. Che Villepin non ritira il suo testo, ne’ oggi, ne’ domani, ne’ tra una settimana, che si ostina, e che cio’ che noi tutti vogliamo e’ che la lotta vada avanti, che le discussioni gia’ iniziate si sviluppino e si amplifichino... e che ciascuno prenda finalmente posizione pro o contro tutto cio’ che si propone, e che subiscono i piu’ precari, coloro che non ne possono piu’ del loro lavoro, del loro padrone, della loro vita.

Poiche’ sentiamo ovunque, nell’aria e nelle parole, un sostegno,delle domande, un desiderio che cio’ esploda..

Noi cerchiamo un luogo (o molti) che possa diventare un punto di coesione, un luogo di convergenza dove tutti coloro che scioperano, del pubblico come del privato, i precari, gli attivisti e gli altri possano incontrarsi, condividere le loro esperienze, le loro sofferenze, le loro speranze e ripartire con la voglia di continuare, di spingere piu’ lontano la lotta che abbiamo cominciato.

Vogliamo lo sciopero generale, che la macchina si fermi, che la routine sia spezzata. Vediamo gia’ i sorrisi, la gioia che animano coloro che vogliono che tutto cio’ accada, coloro che sono gia’ in lotta.

Ci riconosciamo per la strada, senza conoscerci: noi non siamo piu’ degli anonimi.

Non vogliamo capi, ne’ portavoce. Quelli che ci sono, noi non li riconosciamo come tali. Che alcuni si siedano al tavolo del governo, ed essi saranno rinnegati. Non abbiamo niente da negoziare, e molto da prendere. Lo sappiamo ora piu’ che mai.
Chirac e’ stato eletto contro Le Pen, la sua maggioranza si e’ insediata grazie all’astensione dell’elettorato di sinistra.

Le leggi, i decreti, le ordinanze applicate da allora sono illegittimi, come i governi che si sono succeduti.

Abbiamo visto di tutto: politiche che attaccavano i piu’ deboli, i piu’sottomessi (clandestini, disoccupati..), delle leggi che, tuttavia, erano riuscite a far nascere contro esse dei veri movimenti (pensioni, riforma Fillon), delle misure poliziesche "d’eccezione" che sono diventate la norma. Abbiamo vissuto lo stato d’emergenza e la repressione dei moti di Ottobre-Novembre 2005. E siamo rimasti passivi.

Questo non accadra’ piu’. Noi vogliamo dare piu’ di un "colpo di freno". Noi critichiamo questo mondo e i suoi valori, le evidenze che porta in se’.

Critichiamo la scuola e la formazione, il lavoro salariato, la crescita e la "piena occupazione", il progresso e il suo codazzo di distruzione.

Critichiamo i ruoli che la societa’ vorrebbe farci svolgere: non saremo cinici senza pieta’, "vincitori" pronti a schiacciare gli altri, consumatori passivi o schiavi.

Non combattiamo soltanto la precarieta’, combattiamo lo sfruttamento e la sottomissione obbligatoria. Sappiamo che sono numerosi coloro che non osano piu’ opporsi. E quelli che non hanno ne’ un CPE, ne’ un CNE, ma un CDI o un contratto precario.

Noi combattiamo per una dignita’ che e’ stata ridicolizzata e sacrificata sull’altare della competizione capitalista.

Ecco perche’ la solidarietà cresce, la rabbia matura e uno sciopero generale si annuncia.

Sappiamo che non c’e’ alternativa a sinistra per il 2007, che le urne non ci porteranno che nuove delusioni, che bisogna fare tutto, qui e ora, in modo autonomo, senza contare ne’ sui sindacati ne’ sui partiti.
Non abbiamo alcuna fiducia nei media e faremo di tutto per mettere a nudo le menzogne che essi diffondono.
E’ attraverso la presa di parola, le scritte sui muri e nei metro, il passaparola e i media alternativi che noi ristabiliremo la verita’, creeremo dei legami, delle complicita’.

Infine, la lotta non deve fermarsi oggi per un’altra ragione: gli accusati, i colpevolizzati/e di quest’ultimi giorni, di novembre, di tutti i movimenti sociali di questi ultimi anni hanno bisogno del nostro sostegno totale perche’ un’amnistia sia possibile.

Non abbandoneremo nulla (e nessuno)!
Solidarieta’ tra tutti gli insorti indipendentemente dai loro modi d’azione o d’intervento!

PS: questo "Noi" e’ quello di chiunque si riconoscera’ in questo testo e di chiunque me lo abbia ispirato. Potete farne cio’ che volete: opuscolo, appello o altro. Io non ne sono il padrone.