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Unione, un buon programma ma...

domenica 12 febbraio 2006

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Nel giorno in cui il programma dell’Unione è stato varato, possiamo dire che si tratta di un buon documento, condizionato non poco dalla modifica di clima nel paese determinata dai movimenti di lotta di questi anni.

di Paolo Ferrero

Un documento che va nella direzione giusta, dal ritiro immediato delle truppe dall’Iraq all’istituzione di una commissione di inchiesta sui fatti di Genova. Dall’abrogazione della Bossi Fini alla concessione del permesso di soggiorno a tutti gli immigrati che denuncino la propria condizione di lavoro irregolare.

Dal superamento della legge 30 al miglioramento del sistema pensionistico. Dalla sostanziale abrogazione della legge Moratti alla legalizzazione del consumo delle droghe. Dalla reintroduzione dell’imposta di successione, alla tassazione delle rendite, all’aumento delle pensioni e dei salari. Non voglio qui dilungarmi ma l’elenco delle acquisizioni positive contenute nel programma è notevole e ci consegna un programma coerente con la necessità non solo di mandare a casa Berlusconi ma anche di sconfiggere il berlusconismo e il blocco sociale reazionario che lo ha espresso.

I punti di compromesso più sofferti riguardano i Pacs, dove non compare la dizione ma viene deciso il riconoscimento giuridico dei diritti e le liberalizzazioni, dove accanto alla positiva decisione di mantenere pubblica la gestione di tutto il ciclo dell’acqua - reti e servizio - è presente un’indubbia spinta a processi di liberalizzazioni su altri settori. Per ragioni di spazio non posso proseguire oltre ma voglio sottolineare il punto politico: si tratta di un programma spostato più a sinistra del baricentro delle forze politiche che compongono l’Unione. Le velleità neocentriste di Rutelli vengono pesantemente ridimensionate in questo passaggio. E’ quindi assolutamente necessario valorizzare e far conoscere questo programma, in modo da consolidare gli orientamenti positivi in esso contenuti.

Detto questo è evidente che la lacuna maggiore del programma consiste nella mancanza di partecipazione che ne ha caratterizzato la definizione. Abbiamo proposto di attivare un processo di partecipazione reale, dal basso e non siamo riusciti nemmeno ad ottenere la programmazione delle assemblee regionali di consultazione. Questo programma nasce quindi nel cielo della politica, condizionato dal conflitto sociale ma non costruito insieme. Dovremo nelle prossime settimane lavorare a recuperare questo errore, organizzando assemblee, attivi, momenti di spiegazione e partecipazione in cui discutere del programma. Questo compito è in primo luogo nostro, della sinistra dell’Unione, perché la nostra forza principale deriva proprio dallo stretto rapporto con i movimenti e le organizzazioni sociali. Per riuscire a vincere le elezioni abbiamo bisogno che quel programma sia conosciuto. Per realizzare quel programma abbiamo bisogno della mobilitazione, della lotta, per evitare che i poteri forti e le istanze neo centriste - battute nella stesura del programma - si riaffaccino un minuto dopo, imponendo l’agenda reale di governo del paese. Come giustamente ha detto Rinaldini al congresso della Fiom, non esistono governi amici. Aggiungo che esistono solo governi permeabili al conflitto sociale e noi dobbiamo proiettare tutta la nostra iniziativa politica a favorire il conflitto e costruire questa permeabilità.

Rosso di Sera, n. 12, 10 Febbraio 2006