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Assemblea pubblica sull’assassinio di Renato Biagetti

martedì 29 agosto 2006

Appello pubblico per l’assemblea cittadina di mercoledì pomeriggio ore 17.00 al L.O.A: Acrobax

Non sono passati due giorni ma un’infinità di ore di rabbia e di dolore da quando abbiamo scoperto la vile uccisione di Renato aggredito insieme a Laura e Paolo all’uscita da una dance-hall reggae sulla spiaggia di Focene, organizzata da persone di una associazione vicina a rifondazione comunista.

Chiamiamo tutti i compagni e le compagne, gli amici e le amiche di Renato a partecipare ad un’assemblea urgente che sia in grado di fermare immediatamente il tentativo di ricondurre quello che è successo all’ennesima lite tra balordi.

Noi tutti sappiamo bene quanti episodi di inaudita violenza si sono succeduti in questa città contro gli spazi sociali e chi li frequenta, quale clima di intolleranza stia crescendo intorno allo spinello, all’immigrato, alla “zecca”.

Conosciamo bene e vogliamo rendere evidente a tutti la responsabilità morale e politica di quanti a Roma e in Italia continuano ad alimentare e diffondere un modello culturale che si richiama al fascismo e ne mette in pratica le gesta.

Non possiamo permettere che questo odio alimentato e fomentato contro chi sogna un mondo diverso ci costringa in un ghetto di paura e impotenza.

A maggior ragione, poiché si sta già tentando di inquadrare l’episodio nei canoni della rissa tra ubriaconi finita in tragedia, noi vogliamo assolutamente cominciare a raccontare la verità su quello è successo e su ciò che sta ancora avvenendo nella nostra città e in questo paese.

Vogliamo gridare la nostra rabbia, vogliamo uscire su quelle strade e piazze che qualcuno vorrebbe impedirci di vivere.

Di nuovo, semplicemente, con rabbia e con amore

APPUNTAMENTO PER UNA ASSEMBLEA PUBBLICA

MERCOLEDI 30 AGOSTO 2006
ORE 17:00 PRESSO IL L.O.A. ACROBAX PROJECT
VIA DELLA VASCA NAVALE, 6 ROMA.

www.acrobax.org

Messaggi

  • Anche con la nostra rabbia e il nostro amore

    Solidarietà alla famiglia, agli amici e compagni e compagne

    Non sappiamo ancora con precisione chi e perché abbia ucciso Renato con chiaro intento omicida la mattina del 27 agosto scorso.

    Quello che sappiamo è che a Renato attraversava e viveva i nostri stessi spazi.

    Quello che sappiamo è che però l’omicidio di Renato è uno dei tanti frutti avvelenati di una cultura della sopraffazione, di una mentalità da legge della giungla, di un clima di intolleranza verso tutti i diversi: “extracomunitari”, “barboni”, “froci” o “zecche”.

    Quello che sappiamo è che chi ha brandito quei coltelli assassini si è formato in un humus culturale che legittima e incoraggia l’uso della lama contro il nemico di turno: chi è altro da sé, dal proprio gruppo, dal proprio clan, dalla propria religione, dal proprio stile di vita, dalla propria nazionalità o, magari, da una presunta razza. Lo stesso humus culturare che ha prodotto decine di aggressioni nei confronti di attivisti di sinistra e di spazi autogestiti, in questi mesi.

    Quello che sappiamo è che Renato, come noi, si è sempre battuto contro questa mentalità che ha armato i suoi assassini. Poco importa se lo ha fatto attraverso una militanza politica attiva piuttosto che attraverso l’impegno sociale o l’amore per una musica e uno sport accessibili a tutti.

    Quello che sappiamo è che, con Renato, abbiamo perso qualcosa di prezioso che nessuno potrà restituirci: la vita di un ragazzo “pazzo di speranza”.

    Quando sapremo altro, speriamo presto, avremmo modo di ragionare in maniera più lucida, di fare considerazioni politiche e di trasformare il dolore e la rabbia in forza e determinazione.

    Intanto possiamo solo stringerci alla sua famiglia, ai suoi amici e ai suoi compagni e, con loro, pretendere verità e giustizia per una morte assurda.

    Anche con la nostra rabbia e il nostro amore

    Centro Sociale La Strada - Roma