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Bellaciao ad Atene

giovedì 4 maggio 2006

di Giovanna Fassetta e Mariangela Casalucci

Si e’ appena conclusa l’iniziativa organizzata da Bellaciao nell’ambito del IV forum europeo di Atene e che ha visto un dibattito vivace e partecipato a seguito della proiezione del documentario dell Guzzanti "VivaZapatero".

Il dibattito ha visto la partecipazione di Luciana Castellina, Doriana Goracci, Angelo Mastrandrea e Checchino Antonini, oltre che da oltre una sessantina di uomini e donne della sinistra italiana, inglese, spagnola e greca.

Il dibattito si e’ centrato soprattutto sul futuro dell’Italia del dopo-elezioni e sui modi in cui sara’ possibile liberarsi da quello che e’ stato definito il "berlusconismo" e cioe’ da quell’insieme di valori e di modi di essere e di pensare che ci sono stati lasciati in eredita’ da anni di strapotere mediatico.

Per dirla con Checchino Antonini, tuttavia, Bush, Blair, Berlusconi e quant’altri non hanno il potere che hanno solamente grazie ad un’informazione distorta e di parte, ma soprattutto per tutta quella serie di programmi televisivi, seguiti da milioni di persone, che hanno prodotto un immaginario fondato sui valori dell’individualismo, della vittoria, del guadagno facile e del mito personalistico: come Luciana Castellina ha spiritosamente riassunto, "Quello che mi spaventa non e’ Berlusconi in se’, ma Berlusconi in me".

Un altro problema che e’ stato sollevato da piu’ parti e’ stato quello dell’atteggiamento dei media, ma non solo, anche del sindacato, delle associazioni e dei movimenti, nei confronti di un governo "amico" e di quale possa essere lo spazio di manovra disponibile per mantenere e diffondere, nella situazione attuale, gli ideali propri della sinistra evitando l’eccesso di precauzione e l’immobilismo.

Il ruolo che i movimenti possono svolgere nell’appoggiare un’informazione che non faccia sconti a governi amici e non, e’ stato messo in evidenza da Angelo Mastrandrea, accanto all’importanza che i movimenti e le associazioni, insieme all’informazione di sinistra, possono rivestire nell’assicurare che nessuno sconto sia fatto al prossimo governo.

La conclusione piu’ forte e sulla quale c’e’ necessita’ di riflettere e lavorare concretamente e’ stata che non esiste solo un problema di diritto all’informazione, ma piu’ ancora il diritto alla comunicazione e all’auto rappresentazione, che significa, sostanzialmente il riprendersi la parola in quanto individui e anche come parte di movimenti sociali.

Ad un governo davvero "amico" possiamo chiedere il sostegno a progetti di informazione autonomi e fuori dal controllo del potere politico che esprimano quello che nel sociale esiste e possano bonificare lo spazio stagnante dei media.