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Conferenza droghe, Vittorio Agnoletto: "Un concentrato d’ignoranza e clientelismo"

martedì 6 dicembre 2005

Nel giorno della conferenza governativa sulle droghe a Palermo

di Vittorio Agnoletto

"PROMETTERE SOLDI ALLE COMUNITÀ "AMICHE" E CARCERE PER I CONSUMATORI È UN CONCENTRATO D’IGNORANZA E CLIENTELISMO".

"L’assenza di qualunque proposta scientificamente
documentata, la promessa di fondi a pioggia alle comunità fedeli al governo, il carcere per i tossicodipendenti: queste sono le linee guida di una conferenza "preparata in casa", senza coinvolgere la maggioranza degli operatori e delle associazioni che da anni lavorano quotidianamente in questo campo". Con queste parole Vittorio Agnoletto, medico, fondatore della LILA (Lega italiana di lotta contro l’AIDS), già membro della Commissione
nazionale di lotta alla droga, replica alle dichiarazioni rilasciate dai rappresentanti del governo in occasione della conferenza di Palermo.

"L’unico vero obiettivo di quest’ appuntamento è quello di far passare alla fine della legislatura uno stralcio della proposta di legge Fini, un manifesto ideologico destinato a peggiorare ulteriormente la situazione. Tra le prime conseguenze del ddl ci sarebbero infatti la distruzione del servizio pubblico e l’ulteriore sovraffollamento delle carceri, con la paralisi del sistema giudiziario.

Si ignora il fatto che la detenzione non è un momento di recupero ma un rischio di ulteriore diffusione di patologie quali l’HIV, attraverso l’uso promiscuo di siringhe.

Anzi, la galera è un posto in cui è più facile iniziare a "farsi le pere" che smettere. Una ricerca nelle regioni del nord Italia ha stimato che il 7 per cento di coloro che fanno uso di eroina dichiarano di essersi fatti il primo buco durante la detenzione.
Insomma, anziché concentrare la lotta contro il grande spaccio e il narcotraffico si vuole punire il singolo consumatore, cancellando la depenalizzazione dell’uso personale introdotta col referendum popolare del ’93.

La cosa più grave è che l’eliminazione delle politiche di riduzione del danno (interventi di strada, unità mobili, centri a bassa soglia, somministrazione di farmaci sostitutivi) comporta un aumento della diffusione dell’ HIV tra i tossicodipendenti e quindi un rischio più alto per l’intera società. L’unica soluzione è l’immediato ritiro del decreto di legge Fini e una politica in sintonia con gli orientamenti dell’Unione europea".