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Dentro Rifondazione Radiografia di un partito

giovedì 3 marzo 2005

I quindici anni di storia e organizzazione del Prc nel libro-ricerca di Simone Bertolino

di Maria R. Calderoni

Niente gossip, niente nota di colore, niente "voci" di corridoio, nemmeno voli interpretativi. Niente. Semplicemente lui prende Rifondazione tutta intera e la mette sotto la Tac. E poi racconta quello che l’occhio elettronico ha visto. Con fredda precisione. Con distacco professionale. In 378 pagine, 10 capitoli e 65 tabelle, Simone Bertolino con questo libro - "Rifondazione comunista. Storia e organizzazione" (il Mulino, euro 25) - fa il check up del Prc.

Tutto sul Prc. Il dentro e il fuori, il cuore, il fegato (anche il fegataccio), la febbre, le pulsazioni e gli affanni; il vigore e gli acciacchi, l’imprinting e il materiale genetico. Trattasi di un paziente giovane. Un paziente interessante.

Ben più di una fotografia, il libro di Simone Bertolino (laurea in Scienze politiche presso l’Università di Pavia), è uno "scavo", uno studio nel profondo della entità politica chiamata Rifondazione; una ricognizione tutta eseguita con gli strumenti asettici e meticolosi del ricercatore, mediante la raccolta e l’analisi dei dati. I quali riguardano quasi un quindicennio di esistenza: un materiale tutt’altro che scarno, e una vita pulsante, sanguigna, a tratti persino "disordinata". Una "vera" vita.

Come eravamo e come siamo; la ricerca dell’instancabile indagatore arriva praticamente al 2003 incluso, copre tutti i congressi e tocca anche le ultimissime elaborazioni (come la stessa teoria della non violenza). E in tal senso il libro è anche un utile calendario, un ripasso diligente dei corsi e ricorsi, delle novità e delle "cadute", di quella che è la nostra ormai non più tanto breve storia. Un ripasso rigoroso, fatto coi canoni appunto della scienza della politica, senza mai concedere nulla al lato spicciolo, meramente cronachistico, personalizzato. E questo è un altro non piccolo merito di questo libro, tanto più tenendo presente che il Prc, dalla nascita sino ad oggi, «non ha suscitato particolare interesse in sede scientifica. Fatta eccezione per una ricerca che limita la sua analisi ai primi mesi di vita del partito, per lo più l’attenzione si è concentrata sull’altra formazione nata dallo scioglimento del Pci, il Pds».

La nostra nascita di passione. «La mattina del 12 novembre 1989, tre giorni dopo la caduta del muro di Berlino, Achille Occhetto annuncia la decisione storica di voler sciogliere il Partito comunista italiano (Pci)». Arriva il congresso di Rimini. «La mattina del 3 febbraio 1991, un gruppo di delegati contrari alla "svolta" del segretario annuncia di voler costituire un nuovo partito che raccolga l’eredità del Pci. Nasce ufficialmente il Movimento della rifondazione comunista (Mrc), nella cui effigie tornano a campeggiare i simboli della tradizione comunista: la bandiera rossa, la falce, il martello e la stella».

Da quel momento «Rifondazione comunista inizia la sua navigazione nei marosi della politica italiana, affrontando diverse prove elettorali, subendo scissioni e crisi interne, ma nonostante tutto resistendo e passando da semplice aggregazione fondata sulla nostalgia del "comunismo che fu", a forza capace di condizionare gli equilibri politici nazionali».

Rifondazione comunista che ne ha fatta di strada (anche accidentata). E che nasce con un marchio d’origine, quello che continua a "segnarci" ancora oggi e che - scrive Bertolino - trova da subito «la leadership comunista stretta fra la difesa dell’identità e la necessità delle alleanze». In sostanza l’eterno "che fare? " della eredità del Pci, della intera storia novecentesca fino al fallimento del socialismo reale e alla dissoluzione dell’Urss. Un’anima scissa, un fattore genetico che, sottolinea subito l’autore, «taglia verticalmente sia la leadership sia la base del partito». Il nostro peculiare "filo rosso".

Una nascita complicata. Non solo "zoccolo duro", cioè quella parte di militanti comunisti che sente la svolta come un imperdonabile strappo della propria identità politica e personale; in Rifondazione e nel suo nucleo dirigente sono presenti da subito altre forze di diversa ispirazione. In sostanza, sin dall’inizio è un partito toccato da varie "contaminazioni". «A quattro mesi dalla sua nascita il vertice di Rifondazione è composto da tre principali aree o tendenze politiche: il compatto gruppo cossuttiano, la sinistra comunista di ascendenza ingraiana e operaista e la nuova sinistra movimentista o trotzkista di provenienza demoproletaria».

E mica basta. Perché, «queste linee di distinzione non costituiscono l’unica frattura interna alla coalizione dominante; il "gruppo originario" infatti è solcato anche da differenze generazionali». Magari tra chi proviene dalla Resistenza e dal Pci e tra chi viene dal ’68. Appunto come scrive l’autore nel "fissare" la prima fotografia di gruppo: «La caratteristica dominante del gruppo originario è senza dubbio la sua disomogeneità, strutturandosi non come un vero e proprio gruppo dirigente complessivo, ma come un’instabile sommatoria di componenti e aree, ciascuna con un proprio leader».

E però la barca va. «La forza organizzativa dell’Mrc si costituisce molto velocemente per lo più in un’unica ondata di mobilitazione che nell’arco di poche settimane aggrega la gran parte dei 112.835 iscritti del 1991, come è testimoniato dalla prima rilevazione ufficiale effettuata dal centro nazionale il 10 marzo 1991».

Il resto non è silenzio. Il resto è la nostra storia. Dieci fitti capitoli non sono pochi, la Tac di Bertolino indaga a tutto campo senza tralasciare nulla: racconta i passaggi, i sussulti, le multiple scissioni, le sconfitte, le vittorie, le ricorrenti lacerazioni, il radicamento nel territorio e nella realtà sociale, cenere e diamanti, le nostre grandezze e le nostre piccolezze. Racconta chi e quanti e dove e come siamo (se tre milioni e mezzo di voti nel 1996 vi sembrano trascurabili); e il volto del nostro popolo e quello della nostra leadership, il composito e mai quieto gruppo dirigente, il carismatico segretario, l’ex Urss e noi, il no-global e noi, l’eterno "chi siamo dove andiamo".

Primo studio sistematico su di noi, guardiamoci dentro, il quadro d’insieme è sorprendentemente ricco. Un "buon" Partito. Che può persino essere meglio.

Liberazione