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Fausto Bertinotti : "Ecco le due sinistre"

mercoledì 21 settembre 2005

Intervista al segretario di Rifondazione: la socialdemocrazia non ha più l’egemonia, e ora deve fare i conti con la sua crisi di identità

di Stefano Bocconetti

A leggere i giornali del giorno dopo, sembra che in Germania abbiano perso tutti. Il segretario di Rifondazione, invece, che opinione s’è fatto?

«Magari sarò accusato di partigianeria ma mi pare proprio che l’elemento più rilevante del voto di domenica sia stato il successo della Limke/Pds. Ed è un elemento in qualche modo storico».

Espressione magari un po’ esagerata, non trovi?

No, e ti spiego perché. L’esperienza straordinaria, per molti versi coraggiosa della Pds aveva una dimensione soprattutto regionale, nei land dell’ex Germania dell’Est. Avrebbe poco senso negarlo. Ma la convergenza con una parte importante della sinistra socialdemocratica, con settori rilevanti del sindacalismo tedesco, a cominciare dal suo perno, l’Ig Metall, hanno dato vita ad una scommessa che alla fine ha pagato. Perché oggi, per la prima volta, la socialdemocrazia tedesca ha una formazione forte alla sua sinistra. Non era mai accaduto, ed è un fatto nuovo che peserà anche sul resto d’Europa.

Perché dici che quel voto parla a tutti?

Perché in qualche modo il voto di domenica in Germania segna la fine del monopolio delle forze socialdemocratiche e riformiste nel panorama della sinistra europea. Monopolio che dura da tempo: dopo il crollo dei regimi dell’Est non era mai accaduto nulla di simile.

Perdono il monopolio, dici. Perché fino a ieri non c’è stata altra sinistra in campo?

No, ovviamente non dico questo. Tentativi, generosi, importanti ci sono stati. Ma si tratta di tentativi - come dire? - di resistenza, tentativi di testimoniare la voglia di raccogliere l’eredità del movimento comunista. Tentativi radicati, che però non sono mai riusciti ad impedire che la componente socialdemocratica fosse ultra maggioritaria, se proprio non vogliamo dire che avesse il monopolio nella rappresentanza.

Ora invece?

Oggi quella fase s’è conclusa. Oggi è stato sancito, col voto popolare, che anche in Europa c’è una sinistra "duale". Ce n’è una riformista, e ce n’è una alternativa. Che tutto ci dice destinata a crescere.

Quindi la Limke peserà anche nelle vicende italiane?

Messa così è una domanda che ha poco senso. La Limke, che si riconosce nell’esperienza del partito della Sinistra europea e che ha accettato con entusiasmo il nostro contributo alla campagna elettorale, incoraggia tutto ciò che va nella direzione di far crescere la sinistra d’alternativa. Ma questa sinistra, in Europa, nascerà solo nelle forme concrete delle diverse esperienze. Non esiste, proprio perché non può più esistere, un modello, un modello unico valido per tutti. Tutti insieme abbiamo scelto di puntare sulla sperimentazione, su un tipo di organizzazione plurale, aperta. Senza ancoraggi.

Un passo indietro, per tornare alla Germania. Perché, lì, ha perso la destra?

Perché la Merkel ha presentato la tradizionale ricetta tatcheriana, senza infingimenti. Ha presentato la sua filosofia liberista, senza il filtro del populismo, come per esempio è avvenuto in Italia.

E perché, Bertinotti, la Spd non ha pagato dazio al disastro sociale di cui è stata responsabile?

Il voto ha sancito la crisi del governo socialdemocratico, che non ha più i numeri. Ma è pur vero che la Spd ha dimostrato una vitalità politica, per cui la riduzione dei consensi è stata molto inferiore a quella preventivata.

Come mai?

Credo sia il risultato di un capolavoro di acrobazia di Schroeder. Insomma lui è entrato nella competizione come il capo del governo e lì, a quel punto, ha fatto registrare il livello più basso di consensi. Strada facendo, pur senza cambiare nulla del suo programma di liberismo appena appena temperato, ha rovesciato la sua collocazione. E invece che come capo del governo, ha cominciato a parlare come il leader dell’opposizione ad un governo virtuale della destra, quello "insediatosi" coi sondaggi. E in questo ruolo, ha ricominciato a parlare di voto utile per far argine alla destra, ha fatto capire che i guasti che avrebbe fatto la destra sarebbero stati ben più pesanti. Un’acrobazia. Che però in parte ha avuto successo.

E ora? Che accade?

Il fatto nuovo è che ora la socialdemocrazia è sfidata. Ufficialmente. Ho sentito Lafontaine immediatamente dopo il voto. La sua posizione è sempre la stessa: chiede all’Spd e ai verdi di trattare con la sinistra. Chiede alle componenti del vecchio governo Schroeder di cambiare, raccogliendo la volontà del paese che, non scordiamolo mai, assegna alle sinistra la maggioranza dei consensi. E anche questa, credo che sia una posizione decisamente coraggiosa. Visto che la Limk esce da una campagna elettorale durissima. Ma insisto: ora la Germania ha una chances. Sprecarla non avrebbe senso.

Da noi il voto tedesco viene dibattuto solo in funzione delle polemiche nostrane. Quella sulla riforma elettorale, per esempio. E sono in diversi a sostenere che il voto tedesco avrebbe fatto cadere le illusioni sul cambio di sistema elettorale. E’ così?

No, se c ’è una cosa che insegna il voto tedesco è che è in crisi, ed in crisi grossa, il sistema bipolare. Il sistema elettorale davvero non c’entra nulla. Il voto in Germania ha spiegato meglio di qualsiasi discorso che l’alternanza tutta dentro le politiche liberiste non ha prospettive. Quell’alternanza è stata bocciata. In modo inequivoco. Battuta la Cdu, battuta la Spd. Il voto ha sancito una volta per tutte che non esiste un centro da rincorrere. Non c’è più. Discorso che vale tanto più per la socialdemocrazia. Oggi, la componente riformista deve prendere coscienza che non è più autosufficiente. E deve scegliere. Vale per la Germania ma è più meno lo stesso discorso che fa Fabius: quando invita i socialisti francesi a scegliere fra una linea moderata e un ancoraggio a sinistra. E questo apre grosse responsabilità anche alla sinistra d’alternativa.

A che ti riferisci?

Al fatto che la sinistra d’alternativa ha smesso d’essere una spina nel fianco delle socialdemocrazie. Magari dolorosa ma solo una spina nel fianco. Ora non è più così. La sinistra d’alternativa ora è diventata o un un partner o un possibile perno di un’alternativa alla stessa socialdemocrazia, se scegliesse di trasformarsi in centro. Certo, noi abbiamo sempre lavorato per il cambiamento. Nel sociale, nelle lotte. Ma c’era una sfera, quella politica, che sembrava preclusa. Ora quella barriera è travolta: ed è la sinistra d’alternativa a chiedere alla socialdemocrazia: dovete dirci con chi state, di qua o di là?

Un’ultima battuta: dì la verità, credi che il successo della Limk inciderà nelle primarie?

No, non credo meccanicamente. Però anche in Germania s’è sancito il principio che c’è una nuova cittadinanza per la sinistra d’alternativa.

http://www.liberazione.it/giornale/050920/archdef.asp