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Francia, Chirac sordo. La crisi non si ferma. Appuntamento il 4 aprile in piazza Repubblica a Parigi

lunedì 3 aprile 2006

Il presidente, prigioniero tra de Villepin e Sarkozy, promulga il Cpe ma chiede modifiche. Studenti e sindacati: lotta a oltranza

di Francesco Giorgini

Un mezzo giro di valzer che rischia di finire in penoso capitombolo, quello tentato ieri sera in forma solenne e a reti unificate da Jacques Chirac. Il Cpe è una legge della Repubblica e come tale sarà promulgata immediatamente; ma, ed è qui l’astuzia, il governo dovrà vegliare a che nessun “contratto primo impiego” sia firmato fino a quando un nuovo testo non sarà venuto a correggerlo. Il Presidente ha scelto di prendere il rischio della prova di forza sperando, con questo artificioo, di seminare zizzania tra i sindacati e scoraggiarne i meno rivendicativi complice l’imminenza delle vacanze pasquali.

Annunciando la promulgazione della legge che, all’articolo 8, istituisce il Cpe Chirac ha scelto di seguire il suo prediletto primo ministro Dominique de Villepin, la sua eminenza grigia, l’uomo che lo accompagna nei fasti e nelle miserie da più di 12 anni e che una volta di più, per opportunità quanto per affinità, ha determinato le sue scelte. Non a caso il gabinetto del premier ci ha tenuto a far sapere in giornata, mentre il paese tratteneva il fiato, che decisione e intervento del Presidente erano stati concertati in una riunione di più di 3 ore con il primo ministro. Un’informazione prontamente confermata dall’Eliseo, che incrina la tradizione presidenziale della Quinta Repubblica e fa venire in mente la latitanza al vertice del potere del presidente de Gaulle nei giorni più caldi del Maggio ’68. Allora fu il primo ministro Pompidou a sciogliere la crisi concedendo tutto o quasi ai sindacati, ma anche portando in piazza a Parigi centinaia di migliaia di gollisti a chiedere l’ordine. Questa volta il Presidente è ben presente, ma è de Villepin a tirare le fila, a giocarsi tutto in una sola mano che, vada come vada, avrà scosso il paese.

Presidente e primo ministro insieme fino in fondo, fino al fondo dicono concordi i sondaggi, contro le piazze sempre più colme da due mesi a questa parte; contro gli studenti che bloccano le università e i licei, ma sempre più spesso anche strade e stazioni; contro tutti i sindacati unanimi come non succedeva da anni, contro la ritrovata e ancor più rara union de la gauche che ieri ha messo insieme tutti gli undici partiti della sinistra francese, dai trozkisti ai radical-centristi, in un appello comune per il ritiro del Cpe; contro i sondaggi, appunto, che dicono 8 francesi su 10 ostili a questo contratto con cui si istituisce per legge il precariato integrale per i giovani sotto i 26 anni - e che danno sia Chirac sia de Villepin a dei minimi storici di popolarità. O, ancora, contro una parte della sua stessa maggioranza che gli chiedeva per lo meno di prendere tempo prima di controfirmare e promulgare la legge.

Il Presidente promulga la legge, ma prova comunque a disinnescare la contestazione o almeno ad aprire un varco nel fronte della protesta a costo di sfiorare il ridicolo istituzionale. La legge appena controfirmata, spiega Chirac, sarà seguita a stretto giro di posta da un nuovo testo destinato ad emendarla sulle due questioni essenziali: che sono il periodo di prova - sarebbe ridotto da due ad un anno - e il licenziamento senza giusta causa, che sarebbe corredato da un non meglio precisato diritto a conoscere i motivi del proprio licenziamento. Di fatto, ancora una volta Chirac non fa che ripetere in forma solenne le offerte di “miglioramento” del Cpe reiterate da due settimane dal suo primo ministro; e poco conta che il Presidente inviti studenti e sindacati a discuterne.

L’unico a voler vedere nell’intervento di Chirac un passo concreto verso il compromesso è il ministro dell’interno Sarkozy, che tenta persino di attribuirsene il merito, salutando la scelta saggia di “sospendere” di fatto il Cpe. Molto piu duro François Bayrou, leader centrista, fino a qualche mese fa alleato del partito di de Villepin che dichiara: «Chirac avrebbe dovuto rinviare il testo alle camere. E invece si sfiora il ridicolo con questa legge promulgata ma che non deve essere applicata».

Dal fronte della contestazione è un coro unanime di critiche e di delusione. Bruno Julliard, leader del movimento degli universitari, presidente de l’Unef, si dice «costernato» e conferma la giornata di lotta di martedi 4 aprile e il proseguimento delle occupazioni e delle azioni di universitari e liceali. Resta compatto, almeno stando alle prime dichiarazioni di ieri sera, anche il fronte sindacale. La parola d’ordine unitaria resta la stessa: ritiro del Cpe. Il segretario del partito socialista Hollande conferma: «Non si va verso la pacificazione».

L’appuntamento resta per tutti, dunque, la giornata di mobilitazione e scioperi di martedì prossimo.

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