clicca qui per Bellaciao v.3.0 ;)

Archives Bellaciao IT - 2002 -2018 Archives : FR | EN | ES

Impromptus Napoli - PENULTIMORA

sabato 24 maggio 2008

de Oreste Scalzone

A questo punto prime tracce frammentarie per una lettera a partire da Chiaiano, Ponticelli (e dintorni)

Questa - interrotta, dunque lasciata ’in corso d’opera’, è l’ "imbastitura", la bozza, il canovaccio di una lettera, pubblica&intima, intimopubblica, rivolta ai destinatarî più diversi, , , compagn’amici, sconosciuti...[desinenze declinabili a piacimento, ad libitum, come si voglia sappia e possa].

Per intanto ’alla prima persona singolare’, ma proposta come base di un possibile testo - volantone, quasi-manifesto, comune.

Chi dovesse riconoscervisi qb, "quanto basta", a farla anche propria ; ma trovasse che andrebbe riscritta, addirittura in tempi "brevi, rapidissimi", "più breve, concisa, semplice, chiara e in linguaggio corrente", potrebbe evidentemente proporne una riscrittura.

NeaPolis non è quella sacca di grottesco e d’orrido dipinta nella prosa postribolare di squallidi, oltretutto razzistuncoli, gazzettieri, facitori di Opinione, Maestri di straparlare e sottopensare << eredi di tutta la filosofia classica >> di Cuneo, PontediLegno, Arcore ; o -,se possibile ancor peggio - di loro emuli, podestà stalino-liberali e fascistoidi senza manco saperlo, gerarchi della Legge e Ordine che si propongono di abbassare allo stesso livello la "filosofia" di Bologna la Dotta o Firenze la Magnifica, con rinnovata motivazione dovuta a spasmodica concorrenza mimetica con il loro collega che questo abbassamento incarna a Roma.

Napoli città mondiale, come in uno specchio di sortilegio ci mostra una forma, le modalità di un futuro possibile - anzi, altamente probabile se non si insorge contro di esso e al contempo contro i suoi ’futuri anteriori’.

Lo sconcio nelle parole supera se possibile persino quello nei fatti, come nella propaganda di guerra, che di tutti i crimini di guerra è la madre

Un sistema, un sistema di relazioni che nella storia moderna si articola attorno a un primario rapporto sociale ; un sistema sempre più integrato, globale - sistema mondiale e mentale - produce tra l’altro, oltre tutto il resto, il trasudare di veleni, di scorie che annegano la vita.

Questo sistema determina le condizioni materiali, mentali, sentimentali, di esodi disperati e vitali che si sommano a deportazioni e quant’altro della panoplia di sfaceli che una feroce incessante, visibile e invisibile guerra interna alla macchina mondo produce. Guerra, che viene condotta, per esorcizzare la virtualità, l’intelligenza e la volontà che potrebbe far sì che la potenza di vita delle genti possa incontrarsi col "sospetto" che le genti stesse potrebbero farsi venire in mente : che sistema "vampirico", vampiri e gerarchi hano bisogno di loro, mentre loro non hanno bisogno di vampiri e gerarchi, ma possono trasformare l’immane potenza che ha permesso a questa specie animale anomala perché paroletaria di resistere a natura e a storia e di essere ancor viva, in ogni caso non ancora mortificata, morta ; di essere almeno, come primum elementare, scampata al destino di altre specie ; di sopravvivere ancora, e di esser capace di passione, volontà di vivere.

È addirittura vomitevole la logica terroristica del sapere economico, la primazìa del profitto, che ha ripreso il sopravvento sulle ragioni della vita; la logica dell’utile lucrativo che, come un novello Re Mida trasforma in infinita accumulazione di merce-Denaro, agente che semiotizza la vita e il mondo, autodecretato forzoso esperanto ; produce tra l’altro scorie e detriti che a loro volta diventano "oro" , merce, occasione di lucro, lucro su di essa in senso stretto, sul suo trasporto, sul suo deposito, sulla sua trasformazione al contempo distruttiva ; nonché lucro al terzo, quarto grado, meta-lucro, tra rendite, profitti, beneficî secondari sul mercato delle relazioni di potere, fino agli ultimi mercati delle pornografie, le ultime fiere delle vanità.

La (come si autodefinisce) nel suo insieme, gerarchi dell’imprenditoria, gerarchi della finanza, gerarchi della governamentalità, della politica come comando sul destino d’altrui ; gerarchi della legalità, gerarchi dei poteri illegali (qui, camorristici), e dell’immensa striscia border-line, luogo dell’osmosi tra poteri "legali" e "illegali" tra i due tipi di criminalità, come luogo dell’osmosi sono i santuarî bancarî del riciclaggio. Queste hanno comandato e lucrato sulla produzione dell’infame letamaio, su cui ancora vogliono continuare a lucrare, anche politicamente.

Manifestamente intendono continuare : se noi si parla di banalità di senso comune, da "ecologia domestica" - addirittura minimaliste, certo, rispetto al sogno di una cosa - quali la raccolta differenziata, porta a porta, o la riduzione della superfetazione pubblicitaria degli imballaggi, vengono opposte ragioni economiche e sindacali, tassi di crescita e ( certo, nel groviglio di profitti, rendite, superprofitti speculativi di ogni tipo sembra bestemmia "abbondanzista" l’idea di un reddito d’esistenza senza che esso sia legati alle prigioni del lavoro, o al massimo centellinato nelle prigioni della disoccupazione riconosciuta). E comunque, alla "differenziata subito" si oppone ’il pregresso’, per cui la differenziata diventa, come il far credito nelle ceramiche delle botteghe o la rivoluzione nella promessa togliattiana, qualcosa che oggi non si fa, ma domani sì..., un domani continuamente differito, chè è sempre l’indomani di ogni domani. Se poi si parla del pregresso, delle eco-balle, che questi criminali, variamente copulanti nelle loro partouze sado-masochiste, in cui è previsto anche lo scannarsi, ma che c’entra...; che questi tenutarî e clienti dell’immenso postribolo delle hanno finito, concorrendovi ’in solido’, ad erigere come loro degno monumento; se si ricorda che quando si è tentato di bruciarle hanno fatto scattare gli allarmi perché sono stati mischiati con i fondi di caffè i residui tossici come quelli dell’Acna di Cengio, tanto per ricordarne uno ; se poi si ricorda che le eco-balle vanno riaperte e ritrattare e che a questo punto la "loro" tecnologia (quella che confiscano comunque a pezzi e funzionamenti dell’intelletto generale - chè, ovviamente, quel mero riflesso parassitario che è tutto l’essere del Vampiro sistemico, del funzionario del vampirismo, come risucchio del nulla che si fa "natura d’artifizio", Mondo, Storia... )...la loro tecnologia, dicevamo, ha inventato/scoperto applicato sperimentato altre tecniche di riciclo, tendenti ai rifiuti zero, allora e solo allora recitano il compitino sulla "differenziata", sostenendo che essa è ben difficile, e che una quasi-impossibilità si colloca a livello di suo segmento microfisico per difetto di civismo...

A questo punto, questi stessi decerebrati e criminaloidi, la "sezione" politicante della consorteria di frazioni diverse di "classe dirigente", trovano una sostanziale unità (guardate quella tra signorotto e servo-padrone tra Berlusconi e Bassolino ) nel decidere di imporre i loro metodi, di difendere e se possibile implementare i loro lucri, scatenando leggi speciali che - per chi ci tiene - sono anche un calpestamento di garanzie procedure forme del Diritto costituzionalmente formulato. La cosa più dolorosa, che fa venire i sangue agli occhi, è la "formattazione"e zitti...) le evidenti catastrofi epidemiologicamente accertate, a dover piegarsi alla coppia Vampiro- Mostro freddo, alla forza bruta della ragion di Stato, una forma di "lazzaronismo sanfedista" , di egoismo iper-localistico, e ancor peggio. dell’Opinione che riescono a far passare : cosicché largamente, nel senso comune popolare, si vede nella resistenza di intere popolazioni a dover subire (

Intanto, il -Stato, decide di ’fare sul serio’, svelando un po’ più della sua natura intrinseca : e riconsidera le popolazioni condannate ad essere appendici di discarica, esattamente come il colonialismo più feroce considera le popolazioni che domina o mero strumento, o nemico da schiacciare, e se del caso, sterminare.

Così, pezzi di "popolo" ridotti ( e però diciamo, anche lasciatisi ridurre) a popolaccio e teppa infame possono plaudire agli sgherri che "finalmente" portano ordine e promettono pulizia, o scatenarsi sotto lo sguardo complice degli stessi sgherri (un po’ come a Sabra e Shatila le milizie maronite sotto quello dei "più-padroni-di-loro di Tsahal), a fare la loro piccola purificazione etnica stigmatizzando una popolazione minoritaria che non può essere neanche oggetto di xenofobie e razzismi populistici "ordinarî" che vogliono ricacciarli a casa loro, perché una terra "loro" non ce l’hanno. Questa stigmatizzazione non può non evocare campi, lager, marchiature e incenerimenti...

[°°°]

A questo punto, si presentano tre strade.

- O piegare la testa, arrendersi, dirsi che contro la forza la ragion non vale e accettare che si continuino ad avvelenare i nostri pozzi.

- O discutere tra due ’vie’ : una è pensare, dire e dirsi — prendendo le disposizioni conseguenti - che poi che vogliono la guerra, meglio rispondere con la guerra pur sapendo che se ne uscirà schiacciati, perché è sempre meglio crepare in piedi che...agonizzare in ginocchio ; l’altra è elaborare tattiche e strategie di una guerriglia sabotatrice incruenta e giocata (per chi discetta di "autolesionismo" : non meno che nel caso dei kamikaze!) - ’giocata’ mettendo nel conto il fatto di pagare col proprio corpo, per scatenare un guerra psicologica ed etico-militare che forse potrebb’essere nel medio periodo più performante della prima via.

Questi sono solo primi appunti, anticipazioni, scaletta ragionata di un’ante-litteram : scritti alla prima persona singolare, perché non voglio coinvolgere, allo stato, altri che me (...poi si vedrà). Credo comunque che questa discussione vada fatta, subito, da ora. Io propenderei, razionalmente, per la seconda strada; peperò, ove mai i movimenti decidessero la prima, foss’anche "con la morte nel cuore" non mi tirerei indietro, e farei la mia parte.

Mi viene da dire, "voglio vedere qui" tanti malintendenti che ci sospettavano di questo e quello, vociferavano di questo e quello[°°°], e che qui, ora sembrano stranamente, se non afasici, afoni !... [°°°]

Cio’ di cui sono certo, è che la resa, o l’accodamento di fatto a qualsivoglia forma della sostanziale resa alla criminalità legale (magari raccontandosela, e dicendosi che "i comunisti lottano in piedi"....) siano davvero "peggio che morire", cioè postumamente retroattivamente abortirsi.

[°°°]

Ora interrompo : stiamo convergendo su Chiaiano dove... Per intanto, "passo e chiudo",

Oreste

Napoli, 24 maggio 2008

http://orestescalzone.over-blog.com/article-19860390.html

Messaggi

  • con tutto il rispetto... MA UNO SCRITTO COSI’... VI PARE COMPRENSIBILE A QUEI SOGGETTI SOCIALI CHE SI STAN DANDO DA FARE O CHE DOVREMMO CERCARE DI COINVOLGERE NELLE LOTTE? L’autoreferenzialità parrebbe piuttosto farla da padrona incontrastata. Ma dico io, almeno uno sforzo PER FARSI CAPIRE dai PIU’! No eh! Poi ci si meraviglia se...

    • Guarda che il compagno Scalzone ha detto che ognuno lo può tradurre come gli pare e come sa!

      Io su indy lombardia gli ho risposto così

      e come si fa Oreste

      A cambiare, a tradurre quello che hai detto?
      è troppo bello sentito viscerale e
      razionale ad un tempo.
      Si lo so adoperi un linguaggio difficile, però è bello sentire
      che sempre dal letame nascono i fiori

      vittoria

      perché mi è piaciuto molto

      poi ognuno scrive come sa e come vuole!

    • guarda, che ognuno scriva quel che vuole non è in discussione... è solo una questione di COMUNICAZIONE, cara vittoria, di COMUNICAZIONE... e di AUTOREFERENZIALITA’. Se poi si vuol poetare, perdio! benissimo! Ma, di questi tempi, forse dovremmo anche riuscire a FARCI CAPIRE dai più.

    • Oreste, da quando è potuto rientrare in Italia, è presente in tutte le lotte della "gente in carne ed ossa".

      Da quelle per la casa a Roma-Primavalle ai presidi no-Dal Molin a Vicenza e no-Tav in Val Susa ai cancelli della Fiat di Pomigliano fino a quelli contro la "munnezza" a Napoli e dintorni.

      Sul suo linguaggio e soprattutto sulla sua logorrea ( molto peggio quando parla che quando scrive, praticamente non si riesce a farlo smettere di parlare ) si può legittimamente discutere e dissentire.

      Ma è anche vero che è praticamente l’unico o quasi dei vecchi "cattivi maestri" degli anni sessanta e settanta che se "sproloquia" lo fa stando fisicamente ( pur con tutti i suoi problemi di salute) dentro le lotte VERE .... e non dalle comode poltrone di qualche quotidiano, rivista, cattedra universitaria o studio televisivo ...

      E scusate se è poco ....

      K.

    • e proprio per questo avevo iniziato col dire "CON TUTTO IL RISPETTO"... MA, perdio, dicevo SOLO che se si INTERVIENE COSI’ non si capisce cosa diavolo si dice... Uno può essere tra la gente VERA con il suo CORPO VERO... ma se parla in aramaico, non lo si capisce. Detto ciò, è possibile criticare un linguaggio definendolo autoreferenziale e poco comprensibile anche ad un "compagno-monumento" senza pensare alla "lesa maestà". Non a caso, oreste stesso ne è consapevole avendolo egli stesso scritto.

    • Sempre con tutto il rispetto (perchè se lo merita ampiamente), ma cuccatevelo in chiacchiera une mezz’oretta...

      ;)

      Brunz

      (che se le cucco’...)

    • errata corrige: che se LO cucco’...

      :)

      ariBrunz

    • io questa volta l’ho capito benissimo e
      debbo dire che mi è parso pure chiaro, ma io non faccio testo!
      vittoria

    • Chiaiano, o dello stato d’eccezione

      Lundi 2 juin 2008

      Agamben con grande acume capisce la pregnanza teorica dell’argomentazione schmittiana. In particolare riprende l’espressione di "democrazia totalitaria" che Schmitt usa in "De captivibus salus". E’ evidente, pensiamo come crediamo pensi Agamben, la luce nera dell’intelligenza spinta dall’extrema ratio dell’autodifesa fa faville utili a forgiare ordigni concettuali rivoluzionari.
      I fessi benpensanti preferiscono non rischiare di banalizzare il mostro e sarebbero perciò disposti a dare del negazionista a Brecht per il monologo finale della "Resistibile ascesa di Arturo Ui" per «il ventre che generò la bestia è ancora fertile». Loro restano ipnotizzati dal mostro e dimenticano la matrice.
      I mal animosi per risentimento preferiscono uno Schmitt in catene, punito a dovere, che un uso sovversivo e libertario dei concetti che maneggia così bene. Jacob Taubes si lasciò aiutare da Kojevo a superare, lui che aveva avuto la famiglia sterminata nei campi, la repulsione fisica all’incontro con Schmitt e ne uscirono "Tempus fugit" e "La teologia di Paolo di Tarso" che mostra la radice teologica monoteista e "colpevolista" di ogni Stato fosse anche il più laicista come la Francia e la Turchia ataturkista.

      I sovversivi non si prendono per gesuiti che, loro, possono leggere e far tesoro dei libri all’Indice ma devono interdirli agli uomini e alle donne comuni. I sovversivi preferiscono eliminare radici, economie politiche del cosiddetto male piuttosto che vendicarsi dei "peccatori" punendoli.
      Un concetto è un concetto è un concetto: porsi il problema di stabilire se Nicolò Macchiavelli volesse «alle genti svela[re] di che lagrime grondi e di che sangue» o al contrario volesse insegnare al duca Valentino le arti del dispotismo, il connubio di «golpe e lione» e che «non si governa senza crimine» è questione da biografi o da moralisti o da preti.

      Le parole sono ben più che pietre e se contano e durano a lungo ben più che chi le emette, chi vuole aiutare a portare alla superficie, scoprire, riscoprire e disvelare l’antica passione del comunismo, il comunismo che ovviamente esiste da sempre, non è da reinventare né è localizzabile o databile. Certo, non più è la facoltà della parola, la potenza di persistere nel proprio essere, l’amore, la pulsione alla predazione ... La comunanza e il principio attivo dell’autonomia co-esistente esistono come i loro contrari, ciò che conta sono le armi, innanzitutto, parole/concetti che ne consentono la scoperta e l’emersione. I futuri possibili sono scritti da sempre nel reale, mescolati con tutti, fra tutto e tutto.
      «Noi non vogliamo sperare niente, il nostro sogno è la realtà» F. Fortini L’internazionale
      «La scoperta, come vuole l’etimo, è svelamento di qualcosa che era nascosta ma il ricercatore riuscisse a scrutarlo, per così dire, dal buco della serratura. Così, le onde elettromagnetiche non sono state create da Maxwell - il fisico scozzese si è limitato umilmente a scoprirle - e una volta scoperte abbiamo capito che esistevano da sempre - anche prima dell’ultimo diluvio, prima che Abramo fosse - e da sempre hanno illuminato il mondo come luce. E da sempre la sublime vastità degli spazi siderali è abitata da queste onde che le stelle usano scambiarsi tra di loro a mò’ di segnali». Franco Piperno Il ’68.

      E’ per questo che non ci turba pubblicare il testo di un intellettuale catolico-tradizionalista, Maurizio Blondet, autore dichiaratamente reazionario, e a torto o a ragione, in odore di complottiamo, di antisemitismo e chissà che altro...

      Carl Schmitt alle vongole
      Maurizio Blondet
      «Sovrano è chi decide lo stato d’eccezione».
      Se l’enunciato supremo di Carl Schmitt vale per tutte le situazioni (anche le farse), allora non c’è dubbio: abbiamo un sovrano.
      E’ Silvio Berlusconi.
      Come noto, egli ha dichiarato lo Stato d’eccezione-monnezza.
      In Campania, è sospeso il diritto ordinario.
      C’è una superprocura, un tribunale speciale alla monnezza.
      Chiariano, ha detto il sovrano, «è zona militare e sarà protetta. Coloro che si opporranno saranno perseguibili».
      Militarizzazione della monnezza.
      Allacciate le cinture, perchè comincia uno di quei periodi che il saggio cinese augurava ai suoi nemici: «interessante».
      Non scherzo.
      Quando uno evoca lo stato d’eccezione, la faccenda è sempre seria, gravida di prospettive e di pericoli.
      Non importa che quel qualcuno sia personalmente ridicolo e Salame; comunque sia, evoca la sovranità nella sua forma elementare e fondativa.
      Spiegazione per i più giovani, abituati a vivere nello Stato di diritto (o così credono).
      Di norma, dice Schmitt, «non lo Stato è creatore del diritto, ma il diritto crea lo Stato; il diritto precede lo Stato».
      Lo Stato non fa che essere il mediatore del diritto, prestargli la sua forza per applicarlo nella realtà.
      Il capo di Stato o di Governo è egli stesso soggetto al diritto, «riceve la sua legittimazione dall’essere servitore del diritto».
      Ma vi sono periodi di crisi, in cui «la normatività è impotente», per esempio a raccogliere la spazzatura a Napoli; allora la «normalità è sospesa»; e viene il momento in cui chi governa deve assumersi di sospendere la norma - dichiarando lo stato d’eccezione - per il bene della vita umana comune.
      Non importa che sia il signor Mediaset: è comunque un atto di audacia politica.
      Si può essere schmittiani senza saperlo, come quel commerciante di Molière a cui fu spiegata la differenza fra poesia e prosa, ed esclamò: «Allora io sono un prosatore senza saperlo», perchè scriveva lettere commerciali.
      E’ proprio quel che avviene in Italia in questi giorni: nessuno pare aver preso coscienza di ciò che implica lo stato d’eccezione, anzi Napolitano - il supposto «custode della Costituzione» sospesa - pare favorevole, per non parlare dell’opposizione veltroniana.
      Si entra in un periodo di «fondazione» con la mente torbida, il senso del diritto obnubilato.
      I soli contrari sono i giudici ma - naturalmente - non per il motivo giusto, giuridico: lo sono per i loro interessi di casta. Temono di essere scavalcati, di essere privati di alcune loro «prerogative», e che si sia costituito un «precedente» per esautorarli.
      Il che è verissimo.
      Ma va notato che i più caldi a chiedere a Berlusconi la sospensione dell’autorità «legale» giudiziaria sono stati i sindaci e i presidenti di provincia della Campania.
      Perché?
      Perché, per tenere puliti almeno i loro paesi hanno aperto discariche, che sono autorizzate a termine, per 180 giorni.
      Al termine, essendo la situazione immutata, hanno continuato a scaricare lì: e sono stati immediatamente incriminati. Avviso di garanzia.
      E’ un caso plateale in cui non solo la normatività è impotente, ma l’applicazione della legge diventa ostile alla vita, la rende impossibile.
      Per questo si dirà in futuro che in Italia, i giudici furono moralmente responsabili dello stato d’eccezione, per la loro ottusità ad applicare «le norme» quando «la normalità» era da gran tempo, oggettivamente, sparita.
      Da tempo, non c’era nessun sovrano.
      Dai e dai, sono stati i giudici a suscitare un sovrano, e nel loro peggior nemico.
      La necessità di un sovrano - che decide lo stato d’eccezione - è il fatto primario, elementare, della politica.
      Tanto elementare che persino Berlusconi è stato in grado di enunciarne la giustificazione: «Le leggi devono essere adattate per far vivere meglio i cittadini, non sono un moloch assoluto».
      Senza saperlo, ha parafrasato - e semplificato - una enunciazione di Schmitt, alquanto più tortuosa:
      «Fin dove il diritto positivo è in grado di garantire la certezza giuridica e suscita una prassi univoca, la ’conformità alla legge’ di una decisione è una prova della sua giustezza. Ma non appena certi elementi al di fuori del contenuto della legge positiva scuotono questa prassi e riescono a modificare questa legge nella sua validità fattuale, anche se per mezzo di una ’interpretazione’, questa congruenza tra ’conformità alla legge’ e giustezza della decisione cade; e un giudizio emanato contro il senso della legge può, ciò nonostante, essere giusto» .
      E non è appunto questa la situazione in cui ci ha gettato da anni la magistratura come casta?
      Gli arresti domiciliari allo zingaro ubriaco alla guida e quadruplice omicida sono un recente esempio di sentenza «conforme alla legge» e odiosamente ingiusta.
      E’ solo un esempio fra mille.
      Non si contano le «interpretazioni» delle leggi vigenti che le rendono inefficaci nella loro «validità fattuale», ossia che ne neutralizzano gli effetti che la società esige dalla legge - la punizione del reo, la protezione per l’innocente, la raccolta usuale della spazzatura.
      Persino il questore Manganelli ha detto che c’è un indulto permanente in Italia, che la dittatura dei giudici ha avuto come risultato la non-certezza del diritto (e della pena).
      E’ un’altra richiesta implicita di stato d’eccezione.
      E’ questo il punto più gravido di rischi e di futuro.
      Nella repubblica di Weimar, era l’intera società onesta a chiedere uno stato d’eccezione, che la facesse finita con una «legalità» che favoriva solo l’arricchimento di mascalzoni speculatori, e la corruzione della società stessa in mano ai parassiti. E qui da noi?
      Le emergenze sono tali e tante, gli egoismi così intrattabili e incurabili, da richiedere per ciascuna una «decisione sovrana», extra-costituzionale: le tre regioni almeno dove sovrana è la malavita organizzata, lo stato della scuola, il parlamento pletorico e servo delle lobby, la burocrazia inadempiente strapagata (la Casta), i particolarismi che ostacolano e impediscono ogni progettualità, lo strapotere bancario e sindacale, la violenza idiota e corpuscolare delle tifoserie, l’abuso di massa di cocaina persino tra gli operai... ciascuna richiederebbe tribunali speciali con procedure semplificate e misure extralegali per licenziare, punire, obbligare a fare.
      In nome della vita e a sua difesa.
      Qui è il punto.
      L’Italia richiede uno stato d’eccezione totale.
      Una volta dichiarato uno stato d’eccezione, è quasi inevitabile la tentazione di dichiararne altri, tutti in sé necessari.
      Non è ignoto che lo stato d’eccezione è la madre delle dittature social-nazionali, di «destra popolare» nel senso che è il popolo a dare loro «mano libera».
      Ovviamente, lo stato d’eccezione introduce nell’ordinamento giuridico un elemento di arbitrio assoluto da parte del sovrano.
      Ma se il sovrano è Berlusconi, c’è il rischio di una dichiarazione di «stato d’eccezione televisivo», per salvare Emilio Fede dal satellite e mantenere il monopolio Mediaset.
      Dico la verità: preferirei che ci fosse, al suo posto, un capo risoluto come Adolf Hitler.
      Ma in politica si gioca con le carte che si hanno in mano, e in Italia abbiamo in mano scartine e veline.
      La storia si ripete ancora una volta in forma di farsa.
      Certo, staremo a vedere se Berlusconi è veramente sovrano nel senso schmittiano.
      La casta giudiziaria ha mezzi potenti, i nemici sono potenzialmente tanti e tutti hanno dalla loro la «legalità».
      Ci vogliono i cojones, e una certa vastità dell’intelligenza, cosa che è da dimostrare.
      Ma non sottovaluterei l’influsso dello spirito dei tempi, il famoso Zeitgeist: c’è una tendenza mondiale alla sospensione della norma coi più buffi e lievi pretesti, dalla Cina all’America, la super-democrazia dove lo stato d’eccezione vige dall’11 dicembre 2001.
      La cosa può durare.
      Se i magistrati non fossero quegli ottusi difensori dei loro interessi che sono, non avrebbero dovuto combattere usando le «leggi» come bastoni; avrebbero dovuto esigere che lo stato d’eccezione a Napoli - la sospensione del diritto normale - avesse un termine temporale certo.
      Non l’hanno fatto - ignari come sono della filosofia del diritto - ed è possibilissimo che la sospensione diventi permanente. Altra loro responsabilità.
      Comunque sia, allacciate le cinture: si ballerà molto.
      Il periodo è «interessante», la terra che abbiamo davanti, incognita.

      Con uno stato d’eccezione, si sa come si comincia, ma non dove si finisce.
      Come diceva Lenin: «Una rivoluzione senza plotoni d’esecuzione, è priva di senso».
      Tutto sta a vedere chi ci finirà davanti.
      E sarà un plotone di veline?

      Oreste Scalzone

      http://orestescalzone.over-blog.com/article-20101506.html