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La novità della Sinistra Europea. La sinistra fa una svolta a sinistra

mercoledì 22 marzo 2006

di Rina Gagliardi

Da quando, tanti anni fa, il gruppo dirigente del Pci varò la svolta della Bolognina, sulla nozione di svolta è scesa un’aura sinistra. Anzi, di destra. Come se ogni svolta degna di questo nome non potesse che favorire la liquidazione di un patrimonio, o i peggiori “pentitismi” politici e ideali. Ma, se invece che sui simboli o sul “suono” delle parole, provassimo a concentrarci sulla sostanza? Scopriremmo che nella realtà politica - come nella vita - ci sono le svolte cattive e quelle buone, le svolte moderate e quelle radicali: in breve, che ci sono le svolte di destra e le svolte di sinistra. Le prime sono per lo più deprecabili, le seconde, all’opposto, sono spesso necessarie - se si hanno davvero come stella polare la trasformazione sociale, il mutamento effettivo dei rapporti di forza, la crescita della partecipazione di massa alla politica.

Stiamo parlando di noi, naturalmente, e della decisione di dar vita, subito dopo le elezioni, ad un nuovo soggetto politico: la Sinistra Europea, Sezione Italiana.

Una bella e folta assemblea, che si è tenuta a Roma lo scorso weekend, ha assunto questo impegno, a conclusione di un confronto molto ricco. Ecco, finalmente, un fatto nuovo a sinistra. Ecco una svolta possibile per la sinistra radicale, e per la sinistra tout court. Nei prossimi mesi, non ci sarà, sulla scena della politica italiana, soltanto il progetto del Partito Democratico, sbocco “obbligato” del cammino cominciato nell’89, incarnazione logica di una soggettività e di una collocazione neocentriste. Ci sarà una nuova forza della sinistra, che assume nella sua nascita - nel suo pur articolato Dna - l’orizzonte dell’alternativa di sistema. L’opzione di una società socialista per il ventunesimo secolo.

***
Significa, questa nascita, che qualcuno e qualcosa muore, come spesso succede nell’atto del nascere? Significa, come hanno scritto autorevoli giornali, che Rifondazione comunista è destinata a “sciogliersi” o ad “esser sciolta” quasi d’autorità? O che, al contrario, una miriade di intellettuali, di sindacalisti, di operatori della cultura, di pacifisti, di esponenti dei movimenti è pronto a sua volta a sciogliersi nelle fila del Prc? No, nient’affatto. Questo tipo di letture, per altro simmetriche l’una all’altra, sono mosse, più che da cattiva fede, dalla persistenza (quella sì, durissima a morire) degli schemi tradizionali del far politica - e forse anche dal bisogno di semplificare un processo complesso, nutrito di nuove coerenze, vecchie certezze, paradigmi. La vera scommessa è in fondo questa: esporsi all’innovazione, quasi senza rete, forse perfino “rivedere e revisonare”, per restituire all’opposizione anticapitalistica attualità piena, respiro strategico, linfa vitale.

Certo, la tradizione recita che, in politica, ci si può unire soltanto attraverso la “fusione” organica delle identità - a vantaggio, in genere, del più forte e del più organizzato. Certo, l’esperienza del passato ci ha trasmesso pratiche di mediazioni estenuanti e, soprattutto, di mutazioni quasi soltanto nominalistiche, tra battaglie altrettanto estenuanti sulla “sovranità”.

Questa volta, però, ci sia concesso di tentare un’altra strada, un’altra metodologia, un’altra modalità, che abbiamo sussunte, in gran parte, dalla lezione dei movimenti di questi anni. In che cosa consistono? Nella pari dignità “assoluta” delle diverse soggettività che partecipano a questa impresa. Nella pratica della contaminazione reciproca, dell’incontro e del confronto permanente con l’altro. Nella costruzione di un’unità politica e ideale che rispetta la ricchezza del molteplice e rompe (per usare le parole di Lidia Menapace) con il dominio monocratico dell’Uno, simbolo, a sua volta, di una politica in fondo patriarcale, un po’ guerresca e “militarizzata”. In questo processo, che non per caso fa sua una scelta radicale nonviolenta, nessuno si scioglie e nessuno rinuncia ad essere se stesso.

E si può pensare che un partito come il Prc, con la sua storia e i suoi vissuti così intensi, possa diventare come un cono di gelato, scioglibile a seconda della temperatura? O che la categoria fondativa di classe possa esser archiviata, in una fase storica come questa, che ci parla quasi quotidianamente di un durissimo scontro di classe in corso nel mondo? Invece, si può e si deve pensare che tutti - tutti insieme - cominciano un’altra storia della sinistra. Provano e riprovano. A farne, da capo, una cosa grande, in sintonia con l’Europa e con le speranze dei movimenti.

http://www.liberazione.it

Messaggi

  • SALVE COMPAGNI,SONO COMUNISTA PER EREDITA PASSATAMI DA MIO PADRE ,CHE A SUO VOLTA EREDITO DA SUO PADRE.PARLO DI EREDITA COME UN GRANDE VALORE CHE VALE PIU’ DI TANTE COSE MATERIALI,CHE IL TEMPO AVREBBE DISTRUTTO.HO ADERITO AL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA,SONO CONTENTO DELLA SINISTRA EUROPEA,COME DICE BERTINOTTI,DEL QUALE MI PIACE TUTTO QUEL CHE DICE,MA SPERO CHE RESTI IL SIMBOLO,CHE LA STORIA,DI CUI SOPRA POSSA ESSERE L’EREDITA PER MIA FIGLIA. SALUTE COMPAGNI DA PAOLO NOCCIOLI DI VAGLIA-FI.

    • perché la sinistra europea non ingloba al suo seno ,le altre organizzazioni della sinistra radicale????pEenso in francia la LCR,portogallo il il blok de gauche,in danimarca l’alleanza rosso verde ecc;///Perché i vecchi pc sono sempre settari,come il pcf francese che non riconosce la sinistra radicale che é certamente piu presente nei movimenti associativi,sociali ecc..eccIn francia ,in tutte le associazioni che sono il vero movimento della sinistra francese,il ocf é asente o arriva in ritardo e minoritario ....Mentre i militanti della sinistra radicale(dalla Lcr ai;...... socialistes libértaires ,communistes libértaires etc;,AL,...CNT,Alternatifs rouges verts,O.L.S.,offensive libertaire sociale,OCL,,No pasaran,etc etc;)) sono gli animatori e sempre presenti(non soltanto durante le elezioni) delle lotte sociali ecc;(Droit au logement,droits devants,sans paiers,chomers,ecc;;;primi altersmondialistes ,ecc;).scettico blues italiano residente in francia....una constatazione...la sinistra europea dovrebbe inglobare la sinistra radicale in fran cia,il pcf é alquanto settario poststalinista ancora da crescere....intanto la storia va avanti ....la dispersione continua....unità proletaria europea

  • Ciao Rina, sono Marco Galli ; approfitto di quest’ articolo per poterti salutare e per complimentarmi per la tua elezione; spero che ti sia indirizzato.

    Anche se non ti ho votato, per come ti ho conosciuto il senato ha guadagnato una persona di grande valore.

    Ti ricordo con affetto anche se sono tanti anni che non ci vediamo .

    ciao

    marco