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La nuova carta d’identità di Sinistra europea

martedì 1 novembre 2005

Congressi. Ad Atene, confermato presidente Fausto Bertinotti. Socialismo e anticapitalismo, un binomio non sempre coincidente che sfida il riformismo

di Gennaro Migliore *

La Sinistra europea (Se) chiude il suo primo congresso ad Atene, dopo quello fondativo del 2004 a Roma, intonando l’Internazionale. Non sono pochi coloro i quali si commuovono, anche perché in diversi paesi cantare questa canzone e dirsi comunisti è reato penale, ma gli occhi di tutti sono rivolti a quella cartina del vecchio continente che si colora di una nuova speranza di cambiamento per l’Europa.

Fausto Bertinotti, appena riconfermato presidente della Se, concludendo il suo intervento richiama lo slogan “Si, possiamo cambiare l’Europa!”. Cambiarla con i movimenti e, come è scritto nel documento finale, in una prospettiva “pacifista, socialista, ecologica, femminista e democratica radicale”.

Un soggetto, insomma, che si propone un lavoro su due assi principali: quello di continuare a costruire una sinergia con i movimenti sociali (da qui, ad esempio, la scelta di Atene, che sarà la sede del prossimo Forum sociale europeo) e aprire la sfida al monopolio continentale della socialdemocrazia sulla sinistra.

Per questo abbiamo voluto rafforzare la “prospettiva socialista” che, come ha spiegato Bertinotti nelle conclusioni, non è “un sistema politico che può riferirsi a un solo paese, ma una dimensione politica di cambiamento radicale della società contemporanea, su scala internazionale”. Insomma, una definizione presa da Marx contro le ortodossie marxiste-leniniste e i travisamenti nominalistici (come i partiti socialisti in Francia in Italia, che di socialista non hanno davvero nulla).

Il socialismo, quindi, come potenza rigenerante del conflitto, non come dottrina. Per altro, nel corso di questi anni, segnati dalla sconfitta storica del movimento operaio e dal fallimento dei regimi oppressivi dell’Est, abbiamo imparato che non possiamo camminare con gli occhi rivolti al passato. Ce lo hanno insegnato gli zapatisti, con il loro camminare domandando, i movimenti sociali, poiché “un altro mondo è possibile”, i "no" al Trattato costituzionale dei popoli europei, la nascita di una nuova generazione anticapitalista.

Eppure, qui sta la sfida più radicale al riformismo: oggi non serve essere, come noi siamo, socialisti e comunisti per essere anticapitalisti. Come ha detto Bertinotti, concludendo una manifestazione in onore di Mikis Theodorakis, che pure ha aderito alla Sinistra europea insieme a Oskar Lafontaine e Pietro Ingrao, per essere contro il capitalismo odierno, che chiamiamo globalizzazione neoliberista, “basta essere uomini liberi”.

* responsabile esteri di Rifondazione comunista

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