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Lucia Annunziata contestata all’Università di Macerata

mercoledì 24 maggio 2006

Il convegno organizzato ottimamente da Angelo Ventrone, docente di Storia Contemporanea a Scienze Politiche dell’Università di Macerata, intitolato “Nemico addio? Le memorie divise nella storia della Repubblica”, del quale si è parlato in tutti i giornali nazionali, si è concluso sabato mattina con un dibattito particolarmente stimolante, con tanto di contestazione ad uno dei relatori, la giornalista Lucia Annunziata.

di Gennaro Carotenuto

Ineccepibili le relazioni di Maurizio Ridolfi (ma trovo non calzante la comparazione tra la transizione italiana e quella spagnola di trent’anni dopo), e quella di Giovanni Sabbatucci, che pure parte da una sostanziale corresponsabilità nel ruolo del centrodestra e quello del centrosinistra nell’attuale divisione dello spettro politico italiano, che chi scrive condivide solo nell’impalcatura. Ascoltato con molto interesse è stato anche Marco Tarchi, che ha favorevolmente colpito per la sua analisi sulla storia della destra radicale in Italia.

Poi è stato il turno della relazione di Lucia Annunziata, l’unica non storica tra i relatori dell’ultima giornata. E’ stata una relazione tutta tesa ad incolpare la sinistra per ogni rovescio della storia repubblicana. E ad ogni affondo contro la storia della sinistra italiana ovviamente corrispondeva la rivendicazione dell’Annunziata del suo dichiararsi di sinistra, "e se lo dico io da sinistra...".

Annunziata ha sollevato il rumore del pubblico quando ha "rivelato" che un numero importante di armi da fuoco partigiane fossero ritualmente passate alle Brigate Rosse in Emilia Romagna, negli anni ’70. Tesi gonfiata, inventata, millantata, falsa, funzionale a disegnare la sua impalcatura sull’irresponsabilità storica della sinistra italiana ed a gonfiare in maniera insostenibile il rapporto PCI/BR. Notoriamente le armi furono poche unità per lo più inutilizzabili. O forse crede l’Annunziata che nell’Italia violenta degli anni ’70 ci fosse bisogno di pistole e fucili seppelliti nel ’45? Ma tutto faceva brodo all’Annunziata, nella sua tirata ideologica da sinistra contro la sinistra e nel sempre più visibile dissenso di una platea composta soprattutto da storici contemporaneisti, tra i quali un buon numero di ordinari e molti signori pacati come Massimo Salvadori o Angelo D’Orsi.

Della storia della sinistra italiana Annunziata salva solo Giorgio Napolitano con questo argomento: Napolitano fa parte della generazione di Togliatti, che con l’amnistia seppe riconciliarsi. Stiamo arrivando al punto: l’unico merito della sinistra della quale rivendica di fare parte Annunziata, mescolando cose incomparabili come l’amnistia ai crimini del fascismo e l’attuale situazione politica, starebbe nella capacità di dare colpi di spugna. Il rumore nel pubblico a quel punto non si poteva più ignorare.

Questo si è trasformato in vera eruzione quando l’Annunziata ha letteralmente imposto il suo curioso sillogismo: è vero che Berlusconi ha violato la legge, ma proprio per questo è responsabilità della sinistra riconciliarsi con lui. Riconciliarsi! A quel punto il pubblico -sempre trinariciuti e giustizialisti ’sti storici- è letteralmente esploso. In molti hanno alzato la voce: "chi viola la legge deve essere punito, deve andare in galera, non imporre riconciliazioni". Massimo Salvadori, forse il più autorevole e anziano tra i presenti, è andato al tavolo, quasi spinto dal pubblico, ha preso la parola ricordando all’Annunziata -mentre questa scuoteva la testa scandalizzata- l’ABC dell’importanza della legalità e della caduta verticale della stessa in epoca berlusconiana.

La tesi di Salvadori, non nuova, ma importante da contrapporre all’appeasement con l’illegalità proposto dall’Annunziata come unico rimedio possibile alla divisione del paese, è che il berlusconismo passerà alla storia come il vero trionfo di quell’Italia che vuole mani libere, il partito dell’evasione, fiscale come edilizia, il "governo della malavita", per usare la categoria salveminiana su Giolitti. La vera ovazione di applausi che ha accompagnato l’intervento di Salvadori, testimoniava la distanza siderale tra l’Annunziata e la quasi totalità dei convenuti.

Verso la fine è intervenuto chi scrive. Non condivido l’idea di un paese spaccato in due dal nodo Berlusconi. Continuo a pensare che di quel 50% che ha votato a destra, Berlusconi non è padrone dei cuori di tutti. Il paese è spaccato da Berlusconi, non su Berlusconi. E non è una differenza da poco.

Certo, quelli che hanno votato CdL senza essere strettamente berlusconiani, sono elettori che, se sono arrivati a turarsi il naso e votare Berlusconi, non voteranno mai a sinistra. Ma non sono classificabili come berlusconiani a prescindere. E quindi non sono iscritti al "partito della malavita" a prescindere. Perciò la tesi dell’Annunziata è particolarmente insultante. Perfino Berlusconi, con la tesi del complotto delle toghe rosse, è più difendibile della tesi dell’Annunziata. Almeno Berlusconi si proclama innocente, mentre l’Annunziata, che lo afferma colpevole, propone la riconciliazione proprio con la sua colpevolezza. Ovvero Berlusconi meriterebbe di essere criminalizzato -perché è un criminale, ammette l’Annunziata- ma è responsabilità della sinistra riconciliarsi, amnistiarlo, voltare pagina. Voltare pagina su cosa? Su tutti gli scandali presenti e futuri che coinvolgono potenti? Su quali tipologie di reato? E’ possibile riconciliarsi dopo una guerra civile, è stato possibile riconciliarsi in Sudafrica dopo l’apartheid. Ma è possibile riconciliarsi col falso in bilancio?

Pensare che il paese sia spaccato su Berlusconi e non da Berlusconi impedisce di vedere, è la seconda parte della mia tesi, che in questo quindicennio la classe politica italiana, il mondo della cultura e una parte dell’opinione pubblica, è andata avanti nella risoluzione di conflitti pluridecennali. Salò, la Resistenza, gli anni ’70, per una parte importante della destra e per la quasi totalità del centrosinistra sono stati ricollocati in una sfera che non inficia più l’agibilità della politica attuale e dove il rispettivo riconoscimento di legittimità non è più in dubbio.

Il caso più importante resta quello di Alleanza Nazionale. Quindici anni fa nessuno avrebbe pensato ai post-missini come ad una destra "normale", non votabile, giustamente lontanissima culturalmente dalla sinistra, ma non eversiva, non un pericolo per la democrazia. Oggi nessuno intellettualmente onesto può paragonare Fini a Le Pen e AN ai neofascisti britannici. Quindici anni fa in pochi lo avrebbero immaginato, e probabilmente neanche gli stessi missini sapevano dove portava il loro percorso. Forse non ne erano coscienti, probabilmente non lo condividevano, ma questo percorso è stato fatto. Né AN, né tantomeno i DS, ma neanche la sinistra radicale hanno mai avuto interesse allo scontro frontale. Il pericolo fascista fu parte della campagna elettorale ’94 da parte dei progressisti, ma poi fu gradatamente messo in ombra. Il pericolo comunista non è mai stato centrale nelle campagne di AN e UDC. Ovvero la vita politica italiana è più agibile di quanto Berlusconi ed i suoi vogliano rappresentarla. Gli altri gli vanno dietro, a volte, ma non sempre con convinzione.

Resta dunque il problema Berlusconi e in subordine (ma in maniera culturalmente forse perfino più profonda) quello della Lega Nord. E’ Berlusconi che fin dal 1994 è sceso in campo con campagne pubblicitarie ossessive sul pericolo comunista che identifica con tutto il centrosinistra, Rosi Bindi compresa.

In Italia non esiste un bipolarismo polarizzato ma esiste una delegittimazione asimmetrica. La sinistra, che prima di rinunciarci ha tentato di cooptare perfino la Lega (costola della sinistra), "demonizza" Berlusconi, anche se in ordine sparso. Se è, quando è, è una demonizzazione giudiziaria, non politica. Il "partito della malavita" invece replica con una demonizzazione politica totale ed impone agli alleati di seguirlo.

In questo paese -in maniera quasi clandestina a causa della sovraesposizione berlusconiana- destra e sinistra si parlano e tutto sommato si rispettano. Ciò nonostante Berlusconi, nonostante il berlusconismo e anche nonostante l’antiberlusconismo. E’ e resta Berlusconi il problema, della destra come della sinistra. AN e UDC hanno riconosciuto la sconfitta elettorale e avrebbero votato Napolitano. E’ Berlusconi che ha imposto il teatrino del non riconoscimento e poi ai grandi elettori la vergogna di ripiegare la scheda in quattro prima di entrare e uscire di corsa nel catafalco. E’ una testimonianza dello scadimento della vita politica che ci dice che oggi Berlusconi teme i suoi franchi tiratori più di quanto non abbia ragione di temerli Romano Prodi. E’ Berlusconi che ha dato dell’immorale alla signora Rita Levi Montalcini, classe 1909. Ma per l’Annunziata è con l’illegale Berlusconi, con il colpevole di reati penali Berlusconi che dà dell’immorale a Rita Levi Montalicini, non con il centrodestra, che bisogna riconciliarsi. Sarebbe la resa definitiva al "Partito della malavita".

http://www.gennarocarotenuto.it

Messaggi

  • Interrompo il silenzio cui mi ero votato solo per mettere sull’avviso Carotenuto. ATTENZIONE!!! Che la "democratizzazione" di A.N. corrisponda a una elaborazione e ad una presa di distanza dal proprio inemendabile passato è un pio desiderio. Sarebbe bello avere a che fare con una destra pulita, per bene, antifascista, sarebbe utile alla politica e alla stessa destra innanzitutto. Ma non è così! Frequentare i circoli di A.N., leggere i fogli di Azione Giovani, ascoltare i discorsi di certi militanti equivale a un rabbrividente tuffo nel neofascismo più becero e volgare. I più acculturati di questi avanguardisti sono dediti alla manipolazione della storia, alla falsificazione del passato in funzione di un’impercorribile (e però percorsa) legittimazione del ventennio. Le loro stramberie revisioniste (quando non apertamente negazioniste) riescono a insultare in un sol colpo un paio di generazioni di italiani, non tutti necessariamente partigiani. Il furto del passato è il più odioso dei reati sociali ipotizzabili: se ne macchiò Achille Occhetto (in un’oggettiva impellenza di realismo, che vale almeno a escluderne il dolo) cancellando i sentimenti, le passioni, le esperienze, gli ideali (in una parola: la vita) di qualche milione di italiani comunisti. Ma almeno lì c’era un’esigenza di realpolitik, cui sacrificare tutto questo. I neofascisti coi loro vaniloqui non vanno oltre l’offesa generalizzata alla storia ed al popolo tutto di questa martoriata nazione: non è abbastanza per non dover fingere una pacificazione impossibile (pure se comoda)? Eh, no, caro Carotenuto, Fini deve rendere conto di questa contraddizione irrisolta, prima di essere legittimato come statista: come riesce a cumulare l’apprezzamento (ed i voti) di tanti elettori consapevoli della realtà storica e di altrettanti piccoli traffichini dell’oggettività storiografica? In Germania, a 60 anni di distanza, ancora ci si interroga sull’esperienza nazista. Qui da noi bastano le fanfaluche interessate di un truffaldino assaltatore delle istituzioni per sdoganare in cinque minuti gli eredi di Salò, liberando gli italiani (oltre che dall’ultimo residuo di coscienza civile) dall’impegno di fare i conti con se stessi. Il "condono storiografico", fra tutti quanti gli altri, è meno ostentato e più subdolo, ma addirittura più pericoloso: non soltanto per la nostra cultura, quanto soprattutto per la formazione politica e civile di chi ha la sfortuna di essere giovane oggi.
    Tenebrio Molitor

  • anch’io sono d’accordo con il fatto che sarebbe bello avere come controparte una destra democratica , sicuri che , chiunque vinca le elezioni , le regole generali della democrazia non verrebbero sconvolte : ma non si può negare che AN si stia comunque ponendo come interlocutore politico , mentre Lega e FI si mostrano arroccati in una incomunicabilità sostanziale , con reali sbandate verso una sorta di peronismo , così come si è visto nei cinque anni precedenti . Il problema , e qui sono ancora d’accordo con Carotenuto ,è sostanzialmente Berlusconi , una sorta di fattore B di cui non ci si riesce a liberare . Forza Italia, partito azienda, nasce e vive in assoluta simbiosi con il suo capo ; è un esempio assolutamente unico nel mondo occidentale di partito personale , quindi non si può dialogare con il partito se non si dialoga con il capo : capo peraltro che presenta gravi problemi comportamentali : una patologica mania di grandezza unita ad una mania di persecuzione , aggravatasi dopo gli ultimi eventi elettorali , onde i suoi comportamenti appaiono spesso maniacali, come per esempio il battere e ribattere sui brogli elettorali. Con un soggetto simile è molto problematico riuscire anche solo a dialogare , perchè v’è la quasi certezza che egli, chiuso in un suo universo particolare , fraintenda ogni tipo e genere di messaggio ; da ciò una inevitabile situazione di stallo e di contrapposizione dalla quale , con franchezza , si potrebbe uscire solamente se FI ponesse in dubbio la indiscussa ed indiscutible leadership del B. ; ipotesi questa assolutamente improbabile
    Buster Brown