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"Ma cavale" (La mia fuga), il libro, molto atteso, di Cesare Battisti

giovedì 27 aprile 2006

Tradotto dal francese da karl&rosa

L’ex attivista italiano vi racconta la sua fuga dall’agosto 2004 e respinge ogni implicazione negli omicidi per i quali é stato condannato all’ergastolo in Italia.

Battisti afferma immediatamente di non avere "mai ucciso". "Sono colpevole, come ho detto sovente, di aver fatto parte di un gruppo sovversivo armato e di aver portato delle armi. Non ho mai sparato a nessuno", scrive.

Secondo lui, la sua condanna in Italia é sostenuta dalla "falsa testimonianza" di un pentito, Pietro Mutti, uno dei capi dell’organizzazione di estrema sinistra "Proletari armati per il comunismo" (PAC), della quale faceva parte.

Ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

Cesare Battisti, 50 anni, é stato condannato in contumacia all’ergastolo in Italia, nel 1993, per quattro "omicidi aggravati" commessi nel 1978-1979. Dopo una prima fuga in Messico, si rifugia in Francia nel 1991, dove ottiene lo status di rifugiato politico. Intraprende una carriera di scrittore di romanzi polizieschi e contemporaneamente lavora come portiere nella IX circoscrizione di Parigi.

Ma nel febbraio del 2004 viene arrestato dalle autorità francesi su richiesta della giustizia italiana, che reclama la sua estradizione. Viene incarcerato diverse settimane prima di essere rimesso in libertà. Riceve allora il sostegno di scrittori francesi e di militanti della sinistra. Nell’agosto 2004 Battisti, preso dal panico, entra in clandestinità. Da allora é introvabile.

Il 23 ottobre 2004, il primo ministro Jean-Pierre Raffarin firma il decreto che rende possibile la sua estradizione dopo il suo eventuale arresto. Gli avvocati del fuggiasco hanno presentato un ricorso contro questo decreto alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Prefazione di Bernard Henry-Lévy

Nella seconda parte del suo libro dal titolo "Journal d’un chien errant" (Diario di un cane randagio), egli parla della sua clandestinità senza dare elementi precisi sul suo itinerario.

"Ma cavale" ha una prefazione di Bernard Henry-Lévy, che torna sul periodo degli "anni di piombo" in Italia (1970-1980), segnato da decine di attentati terroristici. Per BHL, la Francia non puo’ rimangiarsi la promessa fatta nel 1985 da François Mitterrand agli ex attivisti italiani che non avrebbero avuto fastidi se avessero abbandonato la "lotta armata".

La scrittrice Fred Vargas, che guida il movimento che sostiene Battisti, é l’autrice della nota conclusiva.

La pubblicazione della testimonianza di una persona in fuga é eccezionale. "Se racconto la mia fuga, é per pura necessità. E’ la mia unica maniera di resistere", scrive Cesare Battisti.

http://bellaciao.org/fr/article.php3?id_article=27057