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NO AI PROVVEDIMENTI REPRESSIVI DEL GOVERNO

giovedì 28 luglio 2005

di Piero Bernocchi

Era prevedibile che il governo approfittasse degli orrendi attentati di Londra per restringere ulteriormente libertà e garanzie per i cittadini “stanziali” e migranti; un po’ meno scontato era invece il consenso pressochè unanime del centrosinistra (vedi le dichiarazioni di Prodi, Fassino, Violante, Parisi ) ai provvedimenti repressivi annunciati ieri alla Camera dal ministro Pisanu, nonché la incredibile debolezza delle poche critiche ad essi (il PRC ha espresso dissenso, come pure il PdCI, ma Liberazione, quotidiano del PRC, a proposito del discorso di Pisanu parla di “toni concilianti, a tratti ecumenici, salvo qualche sbavatura sui Centri di Permanenza Temporanea..niente leggi speciali, è prevalso il buon senso e le tutele politico-istituzionali”).

Eppure tra i provvedimenti c’è il raddoppio della durata del fermo di polizia, l’arresto “in flagranza” per il possesso di documenti falsi, fatto coincidere con “l’associazione terroristica”, l’ulteriore aggravamento dell’art.270 bis (“ritagliato meglio ­ dice Pisanu ­ sul modello (?) di organizzazioni come Al Qaeda”), il potenziamento dei CPT (altro che chiusura!),il totale controllo e la conservazione permanente dei dati telematici e telefonici (persino la schedatura di chi compra schede telefoniche) di ogni cittadino/a, con una logica che estende il sospetto a chiunque, indipendentemente da qualsiasi sua azione concreta.

Eppure si sa benissimo che questi provvedimenti colpiranno tutti/e meno coloro che organizzano o eseguono attentati, che certamente non si fanno chiudere in un CPT né comunicano telematicamente su come organizzare le proprie azioni, e serviranno solo ad estendere il controllo e la repressione nei confronti di tutte le forme di dissenso sociale.

Il governo e gran parte dell’opposizione non fanno invece l’unica cosa indispensabile per evitare attentati nel nostro paese, e cioè, seguendo la linea spagnola, ritirare immediatamente le truppe dall’Iraq. Questo chiederemo con forza il 19 luglio davanti al parlamento durante la discussione per il rifinanziamento della missione militare italiana, esprimendo anche la totale ripulsa verso i provvedimenti repressivi del governo, sponsorizzati da tanta parte della presunta opposizione di centrosinistra.

Confederazione Cobas