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PREVENZIONE NON CARCERAZIONE - RIDUZIONE DEL DANNO NON REPRESSIONE

giovedì 24 febbraio 2005

No al carcere privato per tossicodipendenti di Castelfranco Emilia

Il progetto di carcere speciale per tossicodipendenti di Castelfranco Emilia è il coronamento della strategia che questo governo, con la legge Fini, vuole attuare per trattare la questione tossicodipendenza: un modello repressivo e fortemente proibizionista. Strategia che non si limita alla questione delle dipendenze, ma presuppone un’idea di società dove i diritti fondamentali sono messi in discussione, quindi sospesi, infine annullati. La presentazione del decreto Moratti sulla scuola a S. Patrignano, luogo di segregazione e non di reinserimento sociale, è stato l’emblema non unico di tale visione della società.

L’eventuale entrata in vigore della legge Fini porterà ad un aumento della popolazione carceraria per la stretta repressiva verso i semplici consumatori di stupefacenti, senza risolvere realmente i disagi legati all’uso delle sostanze. A ciò questo governo risponde inventando un carcere per soli tossicodipendenti, la cui gestione viene affidata al privato. Non ad un privato qualsiasi ma a quella comunità che ha fatto della riabilitazione coatta, della segregazione e dell’accumulo di capitali a spese dei tossicodipendenti un’arte. Per la destra deve essere sembrato l’uovo di Colombo!

Queste proposte destano in noi, che abbiamo sempre combattuto questa logica, profonda preoccupazione.

Prima di tutto riteniamo che la tossicodipendenza vada affrontata con la prevenzione e l’informazione e con politiche di riduzione del danno, quindi con una strategia antiproibizionista.

In secondo luogo ci sembra molto grave che malgrado in altre realtà, anche carcerarie, il lavoro sulle dipendenze sia gestito da altri soggetti che utilizzano metodologie ed approcci molto diversi da quelli di S. Patrignano, il Governo abbia scelto la via del rapporto privilegiato con Muccioli, senza porre al vaglio della pubblica opinione e dei soggetti interessati altre soluzioni, facendo così una scelta profondamente ideologica nell’affrontare una questione che è invece drammaticamente reale.

Inoltre la privatizzazione delle carceri crea in ogni paese in cui viene applicata, Stati Uniti compresi, un grande pericolo per il rispetto dei diritti umani; la stessa ONU denuncia da decenni questo rischio.

Per finire va fatto notare come altri soggetti autorevolmente impegnati nel sociale quali Antigone, Papillon-Rebibbia e la Federazione italiana Comunità terapeutiche abbiano bocciato radicalmente il progetto.

Per tutti questi motivi come Giovani Comunisti e Rifondazione Comunista di Modena metteremo in campo ogni iniziativa di opposizione politica e di mobilitazione sociale per sensibilizzare la popolazione ed affossare questa proposta.

Romina Bertoni

Andrea La Padula

(PRC)