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Per Valerio, per tutt* noi

sabato 25 febbraio 2006

di Keoma

I fascisti sapevano bene che il corteo sarebbe passato a piazza Talenti.

Ciononostante erano solo una manciata e ben nascosti dietro le guardie: vigliacchi.

E’ bastata una provocazione a dare il segnale agli sbirri che hanno caricato la manifestazione, senza riuscire a disperderla.

In questa occasione l’ affiatamento fra polizia e fasci si è concretizzato nel piu’ connivente sincronismo: INFAMI !

Ma questi fascisti non si definivano, solo qualche settimana fa, come "unica opposizione"?

Il corteo - almeno 1000 persone sotto una pioggia battente - è restato compatto
e ha continuato il suo percorso arrivando davanti alla lapide che ricorda Valerio,
in via Monte Bianco.

Il nostro abbraccio più forte è sempre dedicato a Carla...

Roma contro ogni fascismo.

Messaggi

  • con l’alleanza col berluska ...

    by new dada

    con l’alleanza col berluska i fasci sono tornati al loro vecchio ruolo di provocatori protetti dalle guardie.

    alla faccia di certi discorsi sulla "rivoluzione" che facevano solo qualche settimana fa, so’ ritornati a fare i poliziotti di complemento, che del resto è il loro ruolo storico.

    • Fatti mandare da Alemanno

      La loro campagna elettorale entra nel vivo.

      Tra gennaio e febbraio il livello dello scontro si è progressivamente alzato, fino a raggiungere il proprio massimo proprio nella notte del 22 Febbraio, con un attacco al CSA La Torre, dove si stava concludendo la giornata di iniziative per l’anniversario della morte di Valerio Verbano.

      Nella stessa notte "ignoti" hanno imbrattato i muri del Liceo Aristofane sempre nello stesso quartiere (che aveva esposto uno striscione in memoria di Valerio) con svastiche e scritte antisemite.

      La presenza di fascisti, in anfibi o in abito buono, si fa sempre piu’ sentire. Grazie alle coperture politiche che AN gli garantisce puntualmente in città godono ormai di un’agibilità che consente loro una presenza "visiva" con scritte e manifesti, mentre le loro proposte vengono assorbite e difese dall’attuale governo in campagna elettorale.

      E il bue dice all’asino cornuto: se non riguardassero circostanze così gravi, farebbero ridere le iniziative dell’ex (ormai) ministro Gianni Alemanno, che chiede lo sgombero del CSOA La Strada e presenta uno pseudo dossier sui centri sociali romani al questore di Roma, Fulvi.

      Lo stesso Alemanno che ha riciclato i suoi amici *neri* nella guardia forestale e/o come suo personale servizio d’ordine.

      da Indymedia Roma

  • "Alcuni settori delle forze dell’ordine sono tradizionalmente organici ai fascisti !! Non c’è quindi da meravigliarsi che ci sia un perfetto coordinamento tra di loro in coincidenza con le manifestazioni di piazza : sotto elezioni tutte le occasioni sono buone per provocare scontri e tensioni !! E’ il vecchio storico sistema per convogliare consensi elettorali verso i cosidetti "partiti d’ordine" !!! Facciamo gli scongiuri, ma a questo punto ci sarebbe pure da aspettarsi, con la sapiente orchestrazione dei soliti "servizi" più o meno deviati, qualche azione disperata ed infame da "strategia della tensione" di cattiva memoria!! "
    MaxVinella

    • "All’armi siam razzisti, il ritorno di Boccacci"

      GLI ALLEATI DEL PREMIER/Negli anni Novanta leader di Movimento politico, oggi responsabile
      organizzativo della Fiamma

      Quando cominciano a comparire con sfrontatezza e insistenza i simboli nazifascisti nelle curve degli stadi non è consigliabile sottovalutare. Anche i brevi ricorsi storici insegnano qualcosa: soltanto quattordici anni fa, nel pieno dell’esplosione di Tangentopoli e all’alba della scesa in campo di Berlusconi gruppi di ispirazione fascista e razzista fecero la loro prepotente irruzione sul territorio nazionale (e negli stadi), organizzandosi soprattutto al nord, in Veneto e Lombardia, e nel Lazio. Erano i naziskin, che per un anno e mezzo hanno agito, diffuso il loro inquietante verbo, anche con azioni violente e antisemite, fino a che non fu votata la legge Mancino, guarda un po’ svuotata di significato proprio dall’attuale governo.
      Furoreggiava allora Maurizio Boccacci, leader di Movimento politico e poi di Base Autonoma, anche arrestato nel ‘94 con l’accusa di aver organizzato incidenti allo stadio di Brescia. «Sono razzista, se per razzista si intende che ogni popolo dovrebbe stare nel proprio territorio, i negri come gli ebrei, come gli immigrati - amava dire Boccacci nelle interviste-. Non farei mai giocare i miei figli con bambini negri ed ebrei, difendo l’integrità della razza, della civiltà, dei popoli». Roba da far impallidire anche il povero Borghezio. Boccacci, una volta anche bancario, roccaforte Albano laziale, milita oggi, 49 anni, responsabile organizzativo, nella Fiamma Tricolore, uno dei partiti di ispirazione fascista con i quali Berlusconi ha stretto una ferrea alleanza elettorale.
      Il premier avrebbe fatto bene a leggere il programma della Fiamma Tricolore. Perché dovrà poi spiegare ai suoi elettori come sentirsi tutti in un’unica famiglia. Boccacci ci si deve trovare a meraviglia, visto che ci sono molte delle sue «suggestioni» di più di un decennio fa. In una intervista all’Unità del 3 ottobre 1992 alla domanda di Alessandra Baduel -siete pronti a ripulire le città dagli extracomunitari?- il leader di Movimento politico così rispondeva: «No, non quello. Certo io approvo gli assalti in Germania. Lì c’è l’esasperazione di una convivenza forzata tra etnie differenti. E poi magari gli immigrati hanno fatto qualcosa prima degli assalti. Comunque, noi non siamo contro le persone. Crediamo che da fuori debbano venire solo per studiare, e poi tornare ad offrire le loro conoscenze al loro popolo, invece di farsi sfruttare qui. Siamo razzisti, non xenofobi. Cioè difendiamo le razze, l’integrità dei popoli, in primo luogo, quella della nostra gente...». Dal programma della Fiamma: «Noi rispondiamo con il rifiuto della società multiculturale, che azzera la varietà culturale e non esalta le tradizioni dei popoli... La presenza sul territorio italiano di etnie sempre più numerose, che spesso privilegiano la loro appartenenza comunitaria ed identitaria rispetto alla loro assimilazione al modello di vita italiano pone un problema di “convivenza civile”, che può evolvere in “scontro sociale». Il «partito degli italiani», così i fiammeggianti si vogliono impalmare, il cui programma prevede anche le Case per la gioventù, «luoghi di incontro e di formazione fisico-attitudinale, complementari alle scuole», per le quali si auspica «una necessaria ed impellente rivisitazione di tutto quello che oggi è considerato acquisito e non discutibile ufficialmente».
      Maurizio Boccacci il 29 febbraio del 1992 fu tra gli organizzatori della manifestazione sfilata sotto il balcone di Mussolini con lo striscione , «Noi siamo qua come 50 anni fa». Per questo fu accusato di apologia di fascismo. Sarebbe stato difficile anche ad un indovino, e a lui stesso, prevedere di trovarsi, grazie a Berlusconi, ancora alla ribalta, anzi determinante. Il brodo culturale prodotto dal centrodestra in questi anni lo trova certamente ben connesso. Boccacci si dichiarava, allora, cattolico-integralista-lefebvriano: «Sono per la religione cristiana primaria. Contro la svolta laica di Papa Martini, contro l’abbraccio con gli ebrei di Wojtyla, l’abolizione della messa in latino e l’altare rovesciato verso la gente - dichiarava sempre ad Alessandra Baduel-. C’è un abbandono del sacro, una svolta a sinistra». Ecco, qualcuno ha pensato bene di dargli ragione. Oggi.

    • [Roma] Il sabato nero dei Castelli
      by dal corriere Sunday, Feb. 26, 2006

      Fiamma Tricolore sfila gridando «Duce, duce!». Concerto con inno per «Lupo» Liboni. Albano, si fronteggiano neofascisti e centri sociali.

      Saluti romani e cori «duce, duce» hanno accompagnato ieri la manifestazione di Fiamma Tricolore ad Albano, Castelli Romani, conclusa da un concerto del gruppo «La peggio gioventù», autori di un’ode in musica al killer Liboni. Agli slogan dei militanti di destra ha risposto una contro manifestazione indetta nei vicoli adiacenti dalle varie anime della sinistra. Proteste e lanci di bottiglia da parte di attivisti di un centro sociale, in un paese blindato che ha vissuto momenti di panico. Bilancio: pochi feriti lievi. E comizio finale di «Fiamma», prossimo alleato elettorale della Cdl, all’insegna del «Siamo fascisti e ce ne vantiamo».


      Saluti romani, cori «duce duce...», inni alla «Repubblica sociale». E per concludere concerto del gruppo «La peggio gioventù», autore di un’ode in musica a Luciano Liboni, detto «il lupo»: il rapinatore che nel 2004 terrorizzò l’Italia dopo aver ucciso un carabiniere. Con questi ingredienti si è svolta ieri pomeriggio ad Albano, Castelli Romani, la manifestazione di Fiamma Tricolore, alleato elettorale della Casa delle Libertà alle politiche. Una cittadina blindata da polizia e carabinieri, giunti in forza da Roma, in quello che per molti cittadini ignari avrebbe dovuto essere solo un tranquillo sabato di carnevale, sul corso di un paese dove è ancora viva la tradizione dello struscio. Sono le 17 del pomeriggio, e la strada pullula di mamme e bimbi in maschera, che inizialmente passeggiano tranquilli. Ma basta che il corteo - partito da piazza Mazzini - si incammini sulla via principale, perché l’atmosfera cambi. Solo l’impegno delle forze dell’ordine ha fatto sì che si siano evitati scontri gravi. Due feriti lievi, alla fine, il bilancio di una giornata che si è surriscaldata subito per via di una contromanifestazione indetta dalle varie anime della sinistra nei vicoli limitrofi al corso (un «presidio antifascista» è stato organizzato anche sotto la sede del vicino Comune). In quelle stradine, tutte blindate, erano infatti assiepati centinaia di militanti che contestavano la manifestazione della «Fiamma». Il corteo con le bandiere nere e il mondo dei vicoli restano comunque separati tutto il tempo, ma in più punti si sfiorano e si guardano in faccia, divisi da un paio di metri al massimo. Ai saluti romani si risponde allora con pugni chiusi e le note di «Bella Ciao».

      Il momento più difficile, quando il corteo si avvicina ai membri di un centro sociale di zona, anche loro in una traversa del corso: qualcuno preme per sfondare il cordone della polizia, che carica. Volano sampietrini e bottiglie vuote. Sul corso ormai invaso dai fumogeni molti scappano, con qualche crisi di pianto da parte di chi lì è capitato per caso. L’atmosfera si placa quando i militanti di «Fiamma» raggiungono la piazza del comizio: dove uno dei leader, Maurizio Boccacci (Albano è la sua roccaforte) dal palco svolge il suo intervento con un campionario che oscilla dal «Siamo fascisti e ce ne vantiamo» agli slogan irripetibili su Lapo Elkann.